Marcegaglia e Napolitano: ”Salviamo Italia, ora sforzo comune”

di Mariella Commenta

Emma Marcegaglia, intervenendo all’assemblea degli industriali toscani a Firenze: ”La Confindustria si dichiara pronta a scindere le sue responsabilità da quelle del governo, perché vogliamo un cambiamento vero. Noi vogliamo una vera discontinuità e la vogliamo velocemente: basta con le piccole cose, non siamo più disponibili a stare in una situazione di stallo. Per questo, al tavolo del governo Confindustria presenterà un documento, un manifesto delle imprese, insieme alle altre associazioni, per salvare l’Italia”.

Marcegaglia prosegue: ”Un documento che non riguarda le imprese, ma l’Italia. Se il governo è disponibile a parlare con noi e con le altre associazioni, bene. Se invece vuole andare avanti con piccole cose, non siamo più disponibili, scindiamo le nostre responsabilità, perché vogliamo un cambiamento vero”.
”Gli industriali chiedono una riduzione della spesa pubblica non più solo con tagli lineari, una riforma delle pensioni che ci metta in linea con gli altri Paesi europei, usando i soldi che così sarebbero risparmiati per abbassare il cuneo fiscale, a partire dai giovani”- ha aggiunto Marcegaglia. – Confindustria chiede poi una vendita dei beni pubblici. Vendere il patrimonio anche per abbassare il deficit, per diminuire l’ingerenza del pubblico che è ancora troppo forte e si porta dietro clientele, oltre a fare concorrenza sleale”.
”Nel documento sarà trattato anche il tema delle liberalizzazioni, perché nell’ultima manovra non c’è quasi niente, e anche quello delle infrastrutture, un tema che riguarda tutto il Paese. Dobbiamo guardarci in faccia – ha proseguito Marcegaglia – e domandarci se vogliamo tornare a crescere. Non è più possibile aspettare la riforma fiscale, perché occorre abbassare le tasse a chi tiene in piedi il Paese, lavoratori e imprese. Siamo pronti anche a una piccola patrimoniale, lo abbiamo detto, pur di avere meno tasse”.
Il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, a chi le ha chiesto se fosse possibile un fronte comune con gli industriali per la crescita ha risposto: ”Sul versante della crescita non è peregrina l’idea di un fronte comune tra sindacati e Confindustria anche se poi, in questa materia, ognuno ha le proprie ricette. Fronte comune sul tema della crescita e delle prospettive, poi tante ricette diverse su come raggiungerle. Se Confindustria insiste sull’idea che lo strumento è quello delle pensioni continuiamo a non condividere e a pensare che sia la strada sbagliata. Ad ogni modo, le parti sociali hanno detto già a luglio che ci voleva discontinuità e che le politiche del governo non erano utili al paese. Mi pare che si continui a dover sostenere questa posizione perché le manovre che si susseguono non guardano quale prospettiva e a quale futuro per il Paese”.

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