Referendum fallisce il quorum

di Daniele Pace Commenta

Il Referendum sulla Giustizia è stato un fallimento. Quorum troppo scarso ed affluenza bassissima ne annullano il valore.

Sicuramente non è stata una sorpresa constatare che il Referendum ha raggiunto a stento il 20% del quorum. Se si pensa che sarebbe servito un 51% per renderlo legittimo, si capisce che il risultato ottenuto è quanto di più vicino alla politica odierna. È davvero colpa dei cittadini se c’è questo scarso interesse e poca affluenza alle votazioni? Anche in seggi politici, non referendum, si fatica spesso a raggiungere numeri accettabili e si finisce sempre per ritrovarsi con situazioni non consone alle scelte dei votanti. Il problema in questo caso, oltre alla totale ignoranza (intesa non solo come poca conoscenza, ma anche di scarso interesse), è anche il tecnicismo della votazione.

Sappiamo anche che in Italia quando si fanno dei referendum, si punta sempre alla poca chiarezza della votazione dove oltre ad usare tecnicismi che un normale cittadino potrebbe non comprendere, si punta anche al dare significato opposto al semplice sì o no, dove la risposta starebbe sempre all’opposto del suo significato in base alla domanda. In questo referendum il corpo elettorale si divide in 5 quesiti referendari (sulla “legge Severino” per l’incandidabilità dopo condanna, sulla limitazione delle misure cautelari, sulla separazione delle carriere dei magistrati, sulla valutazione dei magistrati da parte dei membri laici dei consigli giudiziari, sulle firme per le candidature al Csm, è di 50.915.402 elettori, di cui 4.735.783 all’estero (rilevazione alla data dell’8 giugno 2022).

Senza entrare troppo nel tecnico qualcuno ha provato a dare una semplificata ai quesiti posti dove in sostanza bisognava votare per decidere se qualcuno fosse candidabile o meno anche solo in caso di condanna non confermata. Sappiamo che l’ubiquità politica è la prassi ed i casi di condanne ai politici possono colpire anche chi ha una condanna ma risulta innocente alla fine. Quindi si va ad inificiare anche il lavoro delle persone oneste che potrebbero subire cause ingiuste. L’altra faccia della medaglia è ovviamente più chiara e dovrebbe essere fatta una legge certa senza bisogno di chiedere l’ausilio del cittadino, di non rendere candidabile persone che hanno subito condanne, ma ovviamente come abbiamo già detto questo referendum è servito ad aggirare totalmente la certezza di questa cosa.

In definitiva a vincere non è sicuramente il cittadino, che in una domenica soleggiata ha sicuramente preferito il mare piuttosto che dedicarsi alla becera politica, ma ovviamente quella classe dirigenziale che resta ancora candidabile nonostante la dubbia condotta nei luoghi in cui la trasparenza dovrebbe essere legge certa e non referendum.

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