Sanità piemontese: servizi non dati e sprechi effettuati

di Mariella Commenta

La salute pubblica è uno dei diritti che la Regione deve garantire ai cittadini assicurando la miglior cura possibile e servizi adeguati, anche di fronte a gravissimi casi in cui la giunta Bresso non ha concesso servizi essenziali e cure salvavita obbligando famiglie e cittadini a caricare sulle proprie tasche il diritto alla propria salute.

Nel 2006 una bambina ha dovuto ricorrere a una sottoscrizione popolare per affrontare una trasferta in Svizzera necessaria per una delicatissima operazione, perché le Asl piemontesi, mancando di un coordinamento e di una normativa univoca avevano negato il consenso al rimborso sanitario.

Qualche anno fa, il gruppo AN – PDL aveva lottato duramente in Consiglio Regionale per l’ approvazione di un emendamento, presentato dal consigliere regionale Gian Luca Vignale, che destinava 300 mila euro l’ anno per garantire i rimborsi delle spese a disabili che necessitano di cure all’ estero presso centri di alta specializzazione terapeutica. Emendamento reso necessario dal non rispetto da parte dell’ assessorato regionale della normativa nazionale che stabilisce il diritto dei pazienti portatori di handicap a ricevere cure all’ estero sostenute dall’ Asl se sul territorio non sono disponibili gli stessi trattamenti allo stesso livello qualitativo.

Due anni fa un ragazzo di 25 anni ha avuto un incidente stradale e ha dovuto subire l’ amputazione di una gamba. Avrebbe potuto avere una protesi elettrica che gli avrebbe comunque garantito il movimento dell’ arto ma l’ ASL non gli ha concesso il rimborso dell’ operazione e lui – non potendosela pagare – è rimasto senza protesi.

Nel 2009 un signore di 55 anni ha ripetutamente chiesto – senza mai ottenerlo – alla Regione un rimborso per un trattamento radioterapico (tomoterapia) tumorale salvavita eseguito in un ospedale lombardo, unico centro nel nord Italia a offrire questo tipo di tecnica che agisce direttamente sul tumore senza coinvolgere gli organi vitali circostanti come avviene nei trattamenti convenzionali. Il trattamento costa 12.485 euro e solo due strutture in Italia – Milano e Monza – possono effettuarlo.

L’ uomo, non ottenendo risposte positive da parte della giunta, ha dovuto ricorrere a prestiti e debiti pur di ricorrere all’ unica cura possibile e che dovrebbe essere a totale carico del servizio sanitario nazionale.

Un caso simile è già accaduto in Sicilia nel 2008: una signora di 50 anni, affetta da meningioma maligno è ricorsa alla cura del San Raffaele di Milano per la tomoterapia. La donna aveva fatto ricorso all’ ASL e aveva ottenuto il rimborso delle spese sostenute. In Piemonte, invece l’ assessore Artesio fa orecchio da mercante e nega il diritto alla cura un piemontese.

E casi di questo tipo, purtroppo sono molti…il problema è che il centro sinistra al Governo anziché affrontare questi problemi cercando di tagliare gli sprechi per fornire servizi, ha elargito consulenze e sperperi senza nulla fare per la salute dei piemontesi.

Bresso e colleghi in questi cinque anni hanno infatti preferito nascondere le proprie incapacità dietro al deficit della sanità piuttosto che impegnarsi in tagli a spese, che – come si potrà evincere da questo dossier – sono del tutto evitabili e che se poco servono ai cittadini molto incidono sul bilancio della sanità piemontese.

In queste pagine si vogliono presentare alcune macroscopiche spese inutili effettuate dalla giunta di centrosinistra, che avrebbero potuto risanare le casse della sanità piemontese e ridare ai cittadini servizi a volte negati o comunque erogati con netto ritardo.

15 milioni di servizi affidati al CSI in soli tre anni, 5 milioni di euro ad Aress in un solo anno, solo da parte della direzione sanità piemontese, consulenze da 600 euro al giorno, una delibera in aperto contrasto alla normativa e che reintroduce un dispositivo già dichiarato illegittimo dalla Corte Costituzionale e che sarà molto costoso per le casse regionali, sono infatti solo alcuni degli esempi di come l’ assessore Artesio e la giunta Bresso poco si preoccupino dell’ acquisto di attrezzature salvavita per i piemontesi, per il potenziamento dei centri di prevenzione o per abbreviare le liste di attesa (per le quali la giunta ha stanziato a novembre 4 milioni di euro in 4 anni, ovvero, un quindicesimo di quanto è stato investito per siti internet e piattaforme informatiche).

L’ augurio è che la Corte dei Conti, che già lo scorso novembre aveva ripreso la Regione per l’ utilizzo improprio delle consulenze faccia ora la sua parte e, che come già accaduto in altre Regioni (Lazio), chieda il rimborso delle spese improprie e inutili ai piemontesi alla Bresso.

LA PROPOSTA: SI PORTI IN PIEMONTE IL MODELLO TOYOTA

Il modello Toyota è stato universalmente riconosciuto come la “macchina perfetta”. Nato nel dopoguerra sulle ceneri della disfatta bellica, per fare più produzione con meno risorse è oggi sinonimo di caccia agli sprechi e riduzione dei costi, maggior produttività e soddisfazione del cliente.

Se attraverso la riduzione degli sprechi si è riusciti a salvare una multinazionale il cui fallimento era giudicato irrimediabile perché non portare anche in Piemonte il modello giapponese?

Basterebbe infatti tagliare sprechi e sperperi sotto elencati per ridare fiato alla sanità piemontese e garantire cure e servizi adeguati ai cittadini.

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