Maggioranza in agitazione: “Silvio, adesso fai un passo indietro”

di Mariella Commenta

L’Europa ha detto sì a Silvio Berlusconi, ma nella maggioranza c’è agitazione.
Alcuni parlamentari del Pdl stanno preparando una lettera-appello a Berlusconi, nella quale gli chiedono ancora di fare un passo indietro e allargare la maggioranza per poter fra fronte agli impegni assunti con l’Ue. Nella lettera appello – che inizia con un ”Caro presidente Berlusconi” – rinnovano ancora la fedeltà al premier, ne sottolineano i grandi meriti politici e chiedono di poter continuare a sostenerlo, ma avvertono che senza un un cambio di passo no potranno più garantire il loro sostegno.

”Per non finire su un binario morto è tempo di rilanciare l’azione politica, allargare la maggioranza parlamentare alle forze che tradizionalmente hanno fatto parte della nostra coalizione e dare una svolta all’azione di Governo”, dicono.
”Ci sentiamo in dovere – si legge nella bozza del documento – con la lealtà e la sincerità che ti abbiamo sempre dimostrato, di rappresentarti il nostro critico convincimento sulla situazione politica dell’attuale maggioranza parlamentare che sostiene il tuo Governo. Dobbiamo oggettivamente registrare che l’esiguità dei numeri, in particolare alla Camera, non consente a questo Governo di poter affrontare neanche l’ordinario svolgimento dei lavori parlamentari, e tanto meno quindi, di dare quelle risposte, anche molto impegnative sul piano del consenso sociale, che la drammatica situazione economico finanziaria richiede», soprattutto dopo la lettera discussa ieri a Bruxelles dal premier. La coalizione di maggioranza – si legge ancora – «non ha alcuna realistica possibilità di vittoria nei prossimi appuntamenti elettorali”.
L’appello si conclude con parole che parlano lealtà e responsabilità e senso di disciplina, ma con nessuna garanzia di appoggio se le cose non dovessero cambiare: ”Da parte nostra la lealtà, il senso di disciplina e responsabilità che abbiamo finora dimostrato, sostenendo le iniziative del Governo anche quando i provvedimenti non erano in sintonia con i nostri principi e i nostri programmi, non potrà da oggi essere più garantita in assenza di una forte discontinuità politica e di Governo”.

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