Berlusconi: ”Governo va avanti”

di Mariella 1

 Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, intervenendo agli Stati Generali del Commercio Estero del Pdl all’Eur di Roma, ha dichiarato:
“Mi piacerebbe moltissimo lasciare ma se penso ad aziende, colleghi, amici e figli in mano ad una sinistra così divisa mi sento la responsabilità di tenere e mandare avanti il nostro governo. L’opposizione non potrà sottrarsi a sostenere il pacchetto di misure concordato con l’Europa. Dalla prossima settimana presentiamo le misure in Parlamento e mi auguro che l’opposizione, che ogni giorno chiede le nostre dimissioni, si renda conto che non sono provvedimenti per la maggioranza ma per l’interesse dell’Italia”.

Berlusconi prosegue: “C’è un attacco all’euro che come moneta non ha convinto nessuno, perché non è di un solo Paese, ma di tanti che però non hanno un governo unitario né una banca di riferimento e delle garanzie. L’euro è un fenomeno mai visto ecco perché c’è un attacco della speculazione ed inoltre risulta anche problematico collocare i titoli del debito pubblico”.
”Comunque – dice Berlusconi – le mie parole sono state distorte, l’euro è la nostra bandiera. Ma come al solito, si cerca di alzare pretestuose polemiche su una mia frase interpretata in maniera maliziosa e distorta. L’Euro è la nostra moneta, la nostra bandiera. È proprio per difendere l’euro dall’attacco speculativo che l’Italia sta facendo pesanti sacrifici”.
E sottolinea: “Non è vero che ci saranno le elezioni nel 2012, il governo arriverà a fine legislatura. La lettera dei dissidenti del Pdl è una bufala di cui non ne abbiamo traccia. Provvederemo a lavorare in questi 18 mesi fino al termine della legislatura e sono convinto che anche l’opposizione, dopo aver visto che il governo tiene, dovrà adeguarsi a questa esigenza di tutto il Paese e ci renderà più facile la vita in Parlamento”.
E sui licenziamenti facili fa delle precisazioni: “Austerità non fa parte del mio vocabolario. Responsabilità sì, autonomia sì, libertà sì, ma austerità no. La polemica sui licenziamenti facili è figlia di una cultura ottocentesca che ignora i cambiamenti del mercato mondiale ed è oltraggiosa per l’intelligenza degli italiani. Già ora nelle aziende con meno di 15 dipendenti, dove lavora circa la metà degli occupati, non vige la giusta causa. E se ora il governo si propone di intervenire sui contratti di lavoro, seguendo la strada indicata dal disegno di legge presentato dal senatore dell’opposizione Pietro Ichino, è solo per aumentare la competitività del Paese, aprire nuovi per spazi occupazionali per le donne e per i giovani, e garantire a chi perde il lavoro l’aiuto della cassa integrazione per trovare una nuova occupazione”.

Commenti (1)

  1. Perché il presidente non fa’ parlare a noi italiani?????
    Che dice di saper tutto di cosa penziamo…

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