Presidente Cei: ”Purificare aria, corruzione è piovra”

di Mariella Commenta

 Il presidente della Cei card. Angelo Bagnasco nella prolusione al Consiglio Cei ha così ammonito: “I comportamenti licenziosi e le relazioni improprie sono in se stessi negativi e producono un danno sociale a prescindere dalla loro notorietà. Ammorbano l’aria e appesantiscono il cammino comune. C’è da purificare l’aria, perché le nuove generazioni, crescendo, non restino avvelenate”.

Bagnasco chiarisce la situazione in atto: “Colpisce la riluttanza a riconoscere l’esatta serietà della situazione al di là di strumentalizzazioni e partigianerie; amareggia il metodo scombinato con cui a tratti si procede, dando l’impressione che il regolamento dei conti personali sia prevalente rispetto ai compiti istituzionali e al portamento richiesto dalla scena pubblica, specialmente in tempi di austerità. Rattrista il deterioramento del costume e del linguaggio pubblico, nonché la reciproca, sistematica denigrazione, poiché così è il senso civico a corrompersi, complicando ogni ipotesi di rinascimento anche politico. Mortifica soprattutto dover prendere atto di comportamenti non solo contrari al pubblico decoro ma intrinsecamente tristi e vacui”.
Bagnasco sulla crisi: “La crisi economica e sociale che iniziò a mordere tre anni or sono, era in realtà più vasta e potenzialmente più devastante di quanto potesse di primo acchito apparire. I vescovi hanno presente quel che, a più riprese, si è tentato di fare e ancora si sta facendo per fronteggiarle, ma l’impressione tuttavia è che, stando a quel che s’è visto, non sia purtroppo ancora sufficiente”.
”La questione morale non è un’invenzione mediatica – prosegue Bagnasco – Nessun equivoco tuttavia può annidarsi: la questione morale è un’evenienza grave. La corruzione è una piovra e va combattuta. Non si capisce quale legittimazione possano avere in un consorzio democratico i comitati d’affari che si auto-impongono attraverso il reticolo clientelare, andando a intasare la vita pubblica. Il loro maggior costo sta nella capziosità dei condizionamenti, nell’intermediazione appaltistica, nei suggerimenti interessati di nomine e promozioni”.
E ancora Bagnasco: “Quando le congiunture si rivelano oggettivamente gravi e sono rese ancor più complicate da dinamiche e rapporti cristallizzati e insolubili, tanto da inibire seriamente il bene generale, allora non ci sono né vincitori né vinti: ognuno è chiamato a comportamenti responsabili e nobili. La storia ne darà atto”
Bagnasco conclude: “Se non si riescono a far scaturire, nel breve periodo, le condizioni psicologiche e culturali per siglare un patto intergenerazionale che, considerando anche l’apporto dei nuovi italiani, sia in grado di raccordare fisco, previdenza e pensioni avendo come volano un’efficace politica per la famiglia, l’Italia non potrà invertire il proprio declino: potrà forse aumentare la ricchezza di alcuni, comunque di pochi, ma si prosciugherà il destino di un popolo. L’Italia non si era mai trovata tanto chiaramente dinanzi alla verità della propria situazione”.

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