Bersani. Tre progetti per salvarci dalla crisi

di Mariella Commenta

 Pierluigi Bersani, ex ministro nel governo Prodi, non dice no al piano casa di Berlusconi, ma avanza proposte alternative. «Il governo propone una via che può scardinare l’ Italia. Se il punto – col piano casa – è attivare il settore costruzioni ed edilizia, faccio una controproposta: attiviamo una sorta di tridente. Primo: i cantieri locali. Sbloccando un po’ di soldi per le grandi opere e mettendo un po’ di libertà al patto di stabilità dei Comuni, apriamo mille cantieri locali per manutenzione di scuole, strade, sovrappassi, rotonde, qualunque cosa ci sia da fare e che possa partire in sei mesi. Secondo: le detrazioni fiscali per le ristrutturazioni. Potenziamole. Il governo le aveva stoppate e le ha comunque complicate, ma sono la prova che si può attivare l’ edilizia senza stravolgere le regole. Terzo: fare finalmente il piano casa pubblico. Questo governo ha bloccato soldi che avevano stanziato Prodi e Di Pietro, assieme alle Regioni: sono sempre lì, aspettano di essere investiti».

“Si tratta di direttrici molto diverse l’ una dall’ altra, ma perfettamente in grado di rilanciare l’ edilizia senza stravolgere le regole. Non si vede perché dovremmo scardinare l’ Italia introducendo – unici in Europa – un meccanismo che non prevede nemmeno l’ approvazione dei progetti, provocando la cementificazione del Paese. E comunque il punto è che il governo inventa diversivi, ma non ha il bandolo della crisi. Perché manca un giudizio equilibrato su quel che sta accadendo: senza far catastrofismi, ci aspetteremmo però che il governo andasse in tv – come stanno facendo tutti i governi del mondo – dicendo “abbiamo un problema, e c’ è un pezzo d’ Italia che questo problema ce l’ ha gravissimo”. Perché non coglie la particolarità italiana della crisi, legata al fatto che abbiamo un particolare rapporto banche – imprese, visto che solo qui le banche impegnano i due terzi dei loro crediti alle imprese. Insomma, c’ è il rischio del cedimento di un sistema produttivo totalmente bancocentrico”.

“Per fronteggiare questo rischio – prosegue Bersani – una via potrebbe essere un intervento fiscale di detrazione degli investimenti retroattivo al 2008, perché il guaio maggiore oggi lo hanno le imprese che hanno investito e che adesso hanno i macchinari fermi e le banche che chiedono i soldi. Poi, si tratta di vedere con le banche se esiste una quota di questo credito – appunto quello relativo in particolare agli investimenti – che possa essere trasferito dal breve al medio – lungo periodo, anche con una parziale garanzia pubblica: rafforzando, cioè, un fondo che sostenga un’ operazione di allungamento del debito almeno per una fascia di imprese che hanno investito”.

Ma dove prendere i soldi?
“La questione è che, da un annuncio all’ altro, il governo ricicla sempre gli stessi soldi, ma per affrontare la crisi un po’ di soldi veri ci vogliono. E quei soldi veri li procuri accettando per il 2009 uno 0,5% in più di deficit e recuperando poi con alcune misure – in particolare di rientro dall’ evasione – più qualche intervento di controllo della spesa corrente. Il problema, naturalmente, è volerla fare la lotta all’ evasione…”.

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