Il ministro Brunetta: pensioni, la soluzione è vicina

di Mariella 5

La riforma delle pensioni, con un innalzamento graduale fino a 65 anni dell’ età pensionabile per le donne, sembra ormai in dirittura d’ arrivo. A fare chiarezza sul tema è stato il ministro della Pubblica amministrazione, Renato Brunetta. “Nell’ arco di qualche settimana – ha puntualizzato Brunetta – l’ Italia troverà un percorso per la soluzione sulle pensioni delle donne nel pubblico impiego e sarà con tutta probabilità un adeguamento flessibile e progressivo nell’ arco di un decennio”. Con questa soluzione Brunetta punta ad andare incontro in modo morbido alla sentenza della Corte di Giustizia Ue, secondo cui l’ Italia deve innalzare l’ età pensionabile delle donne nel pubblico impiego a 65 anni. Brunetta cerca la soluzione più equa possibile, visto che, dice il ministro, “la donna è già discriminata sul posto di lavoro, viene discriminata se fa un figlio, fa meno carriera e più lavori. Per tutta ricompensa viene mandata prima in pensione, con un assegno più basso e le si chiede di curare i genitori anziani o assistere i nipoti”.

Ma il segretario generale dell’ Ugl, Renata Polverini, non vuol accettare l’ innalzamento dell’ età pensionabile per le donne. “È un’ ingiustizia – ha detto la Polverini a Roma a un incontro sulla festa della donna – inseguire solo l’ aumento dell’ età pensionabile per le donne senza dare loro le necessarie tutele”. La leader dell’ Ugl dice quindi no “a una ipotesi di intervenire sull’ età pensionabile che si basi sull’ idea di rimuovere una barriera discriminatoria”. Quello che occorre fare, piuttosto, è secondo Polverini “un lavoro a monte, costruire una rete di servizi per la famiglia e non per la donna; le donne potrebbero anche andare prima in pensione, ma entrano più tardi nel mercato del lavoro, non hanno una rete di servizi che le sostenga e la loro carriera è discontinua. Siamo disponibili a parlare di queste cose, non a innalzare l’ età pensionabile per le donne. D’ altronde anche i dati dell’ Inps confermano che i conti sono in regola e quindi aumentare l’ età è qualcosa che dobbiamo rifiutare”.

Sul dibattito previdenziale è intervenuto anche Dario Franceschini, il segretario del Pd. “Non si può pensare – ha detto – di iniziare la riforma con l’ equiparazione dell’ età delle donne con quella degli uomini senza accompagnarla con un meccanismo di servizi sociali, di assistenza alle famiglie, alla maternità, agli anziani”. Intanto, commentando i rilievi della Ue sulla spesa pensionistica del nostro Paese, Brunetta ha lanciato ieri un altro allarme: “In Italia c’ è un numero di pensioni spaventosamente alto, ci sono più pensioni che pensionati. Si spende troppo poco per Welfare familiare e si danno troppi soldi pubblici per pagare pensioni spesso eccessive dal punto di vista del numero e della titolarità e lo Stato non ha più soldi per aiutare le famiglie, fare asili nido, fare assistenza agli anziani e alla famiglia che ne ha bisogno. Diamo troppi soldi ai padri e ai nonni e troppo pochi ai figli”. Per il ministro, la soluzione non è quella di stressare la gente parlando sempre di riforma, ma fare capire che è meglio spostare la spesa nella vita attiva.

Commenti (5)

  1. Ma sapete cosa significa per una donna lavorare, sgobbare a casa, crescere i figli e mille altri impegni giornalieri? No, non potete neanche immaginarlo! Le donne del parlamento, le consorti dei parlamentari, le donne in carriera, non fanno testo. Quelle donne hanno sempre avuto a disposizione domestiche, cuoche, ecc. e ecc…..
    Ma una donna normale, quella che si è sposata senza neanche fare un semplice viaggio di nozze, che ha dovuto costruire la sua vita attimo dopo attimo, con mille sacrifici, con infinite rinunce, quella non può lavorare fino a 65 anni, non può farcela e, se fosse costretta, farebbe come quelle che ho conosciuto io in 31 anni di lavoro: perdere tempo tutto il santo giorno, attendendo il compimento dei 40 anni effettivi di lavoro.
    E voi volete questo? Volete che oneste donne lavoratrici, che hanno sempre fatto il loro dovere, che pur di arrivare ai 40 di servizio, siano anche giudicate fannullone alla fine della loro carriera perchè senza più la necessaria ed indispensabile energia per svolgere le loro attività lavorative? Io sono una di quelle; non voglio andare in pensione a 65 anni! Ho sgobbato prima nella mia casa natia perchè ho perso mia madre quando avevo 20 anni e, pertanto, ho dovuto rinunciare alla giovinezza, allo studio, alla vita spensierata e sono diventata a tutti gli effetti una donna di casa. Ho continuato dopo il mio matrimonio con il lavoro, il marito i figli e tutto il resto e non vi nascondo che sono stanca, tanto stanca e molto stufa ……… Voglio andare in pensione quando decido io, con quello che mi spetta, a seconda dei contributi versati, ma quando decido io, senza imposizione alcuna, ho già subito tanto e troppo, ho diritto almeno una volta di fare una mia scelta!! Se i parlamentari rinunciassero al loro vitalizio, dopo tutti i soldi che normalmente guadagnano, altro che pensioni per tutti …….. E, per finire, ritengo che come amministratori dei nostri soldi sono delle vere frane, li sperperano senza alcuna oculatezza e poi da noi italiani pretendono sempre più sacrifici!!!! Per il Ministro Brunetta vorrei aggiungere una cosa: i dipendenti del pubblico impiego non si puniscono in questo modo: le mele marce si “eliminano” non si lasciano infettare quelle sane; altro che punire tutti gli impiegati pubblici anche quelli che hanno sempre compiuto e continueranno a compiere il loro dovere. Il fannullone deve andare a casa ed essere sostituito con chi ha veramente voglia di lavorare ……….

  2. Egregio Ministro, se dobbiamo salvare l’Italia salviamola !
    Avete puntato il dito sulle donne, perchè non si capisce bene, sposate e lavoratrici.Non vi accorgete che altre donne provenienti dai paesi dell’est , che divorziano dai loro consorti, vengono in Italia, sposano il primo anziano vedovo (sperando che in pochi anni si tolga dai piedi) e percepiscono la pensione di reversibilità a qualsiasi età, senza versamenti di contributi, senza aver dat o a questa Italia dei figli, senza aver acquisito professionalità, senza aver penato per anni di precariato, anzi al nonnetto di turno sfilano il più possibile contro i legittimi figli , che per qualche ragione sono fuori regione o fuori stato.Come la risolverebbe la cosa?E’ scandaloso !-Guardate altrove , noi donne italiane abbiamo bisogno di rispetto , vi abbiamo dato dei figli e abbiamo una storia.Grazie per l’attenzione che vuole dare a questo problema, che si sta dilagando a macchia d’olio.Provenienti dall’est ci sono delle donne che trovano lavoro e lo svolgono in modo onorevole, ma la gran parte ha scoperto che basta sposare un italiano(vecchio e ben pensionato)per sistemarsi per la vita in barba a noi che siamo mamme, casalinghe impiegate , badanti e altro e mi creda un pò di riposo ci vuole!!!!!!!

  3. Aiuto! Io sono una mamma di 40 anni con due bimbi 1 e 4 anni. Ho iniziato a lavorare a 19 anni e se penso che devo ancora farlo minimo per altri 20 con 2 bimbi da crescere, la gestione della casa, delle spese ecc. mi spavento. E poi chissà se alla mia generazione la pensione la daranno ancora!! Visto poi come stanno andando le cose…
    E si, un aiuto alle famiglie con le mamme che lavorano ci vorrebbe proprio ma non solo a quelle famiglie con basso reddito che poi magari sono quelle che non dichiarano il reddito reale e con la mamma che può permettersi di stare a casa.
    Io corro dalla mattina alla sera, l’asilo nido COMUNALE del più piccolo ci costa euro 460 al mese, la scuola Materna parificata per avere un orario più lungo costa altri euro 250, un mutuo da euro 900, ma come si fa?!
    E poi siamo realisti: il denaro dei nostri contributi viene utilizzato per pagare le pensioni attuali. E le nostre pensioni? Dove li prenderemo i soldi? Non sarebbe meglio non dover pagare tutti qui contributi detratti dalla busta paga e ricevere già oggi i nostri soldi? Sono sicura che sapremo investirli decisamente meglio!

  4. Carissime donne,
    sono del parere che, visto che è stato fatto un sondaggio dal quale risulta che, nell’arco di una vita, una donna lavora almeno 3 anni in più di un uomo in quanto si barcamena tra casa, famiglia e lavoro, all’eta’ massima di anni 55 essa avrebbe tutto il sacrosanto diritto di andare in pensione e quindi già ci si va dopo (e progressivamente sempre più avanti!), ma ora addirittura a 65!!!
    Basta!
    Gentili signore del Parlamento, fatevi sentire e difendeteci perchè se togliamo gli sprechi che attualmente vengono fatti (vedi le pensioni attribuite dopo solo 5 anni ai ns. parlamentari) e le varie pensioni d’oro e i falsi invalidi ecc. ecc. avremo tutti una boccata d’ossigeno e potremo anche noi goderci qualcosa della ns. vita!
    GRAZIE.

  5. Lavorare, lavorare, sempre lavorare. Molti purtroppo non sanno che a volte lavorando si viene anche puniti. E’ quanto ha messo in atto la Legge Dini n.335/95 art.1 comma 41 annessa tabella F.
    INCREDIBILE MA VERO!!!!!
    Il suddetto provvedimento prevede infatti che ai superstiti, titolari di una pensione diretta in funzione del lavoro svolto, venga decurtata la pensione di reversibilità in funzione dell’ammontare della pensione diretta .
    CIL-Pensionati (Confederazione Incategoriale Lavoratori-Pensionati) si sta attivando, con conseguenti ottimi risultati, per otterene l’abrogazione del sopra citato articolo .
    Invitiamo a visitare il nostro blog
    http://riprendiamocilareversibilita.wordpress.com

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