La sfida di Renzi, in tre mesi 100 idee per l’Italia

di Mariella Commenta

Matteo Renzi sarà tra gli sfidanti alle primarie del centrosinistra, sempre che alla fine si facciano?
Il sindaco fiorentino: ”Non farle sarebbe peggio di un crimine, un errore madornale”. Renzi porta come dote 100 idee, a cui ”tutti possono dare il loro contributo, per portare una speranza nuova senza più un partito dove vince la burocrazia, fatto di slogan. Una speranza che deve avere il volto del Pd che abbiamo, ma cambiando le facce dei politici. Ma per realizzare l’obiettivo servono le primarie, senza le quali il Pd dovrebbe cambiare nome: ”non più democratico ma totalitario”.

Quello che Renzi e i suoi nuovi compagni, primo fra tutti Matteo Richetti, vogliono è un partito nuovo, non la riproposizione di un modello del ‘900, nel quale gli elettori scelgono i dirigenti e chi deve contrapporsi al candidato del centrodestra, un partito fatto da ”pionieri e non da reduci”.
Renzi non parla molto di Berlusconi e spiega il motivo: ”Siamo qui per parlare del futuro e lui non è il futuro”. Però lo accusa non tanto per le leggi ad personam quanto per ”aver portato il nostro Paese, nell’immaginario collettivo, a essere come la sede della volgarità e della banalità”.
Il sindaco per il momento non si candida alla segreteria del Pd, ma con le 100 idee è convinto che le oltre 10.000 persone che sono circolate alla Leopolda, e gli oltre 500 mila contratti via streaming, hanno fatto un piacere all’Italia ”restituendo dignità alla politica”, e vuole che l’Italia torni a essere ”patria della bellezza e non della volgarità”.
Il suo auspicio non è che nel Pd non si litighi più ma che ”si litighi meglio”, sui contenuti: ”Non si ferma il vento con le mani, non si ferma il desiderio di chi ha voglia: apriamo, spalanchiamo le porte della politica”, dice forte.
Immediata la replica del segretario. Bersani non sembra disposto ad agevolare una sua discesa in campo e ripete che il Pd non potrà andare con più di un candidato alle primarie di coalizione. E così si riaccende, per il secondo giorno, lo scontro tra i due che, sempre a distanza, ingaggiano un duello sulle ricette anticrisi: e Bersani definisce ”non nuove” le idee liberiste del sindaco di Firenze.
Rosy Bindi non ci sta a passare per il dinosauro da rottamare e da archiviare come portatore, come incalza Renzi, solo di slogan e conservazione. ”Tutte le idee sono buone – dice – le vedremo”. ”Ma attenzione a non scambiare per nuove delle idee che sono un usato degli anni Ottanta, perché con certe idee siamo finiti nei guai”, avverte Bersani, che non condivide l’appoggio incondizionato espresso dal sindaco di Firenze sulla lettera della Bce, la posizione sulle pensioni o sull’ad Fiat Sergio Marchionne.
Le idee di Renzi piacciono molto al Pdl. Fabrizio Cicchitto e Gaetano Quagliariello vedono nel sindaco di Firenze ”un progetto politico e programmatico che cerca di andare davvero oltre il Novecento, oltre alle culture comuniste e post comuniste e a quelle post democristiane”.

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