Il Guardasigilli al lavoro su Lodo e immunità

di Mariella Commenta

 Il ministro della Giustizia Angelino Alfano chiarisce sul tema del rischio di nullità di molti processi di mafia e dichiara la sua opinione sul tema dell’ immunità. “Il legittimo impedimento – dice – non è una legge ad personam pensata per il premier che non vuole in alcun modo sottrarsi alla giustizia; il processo breve non è su un binario morto come sostiene Fini, anche se non c’ è urgenza di approvarlo; i pentiti sono utili ma vanno maneggiati con cura perchè spesso sono dei criminali.

Angelino Alfano sottolinea l’ impegno con il quale il governo sta lavorando per la riforma del sistema giudiziario, mantenendo fermo l’ impegno per la lotta alla mafia. E annuncia: “Mercoledì il consiglio dei ministri approverà un decreto per mantenere ai tribunali la competenza per il reato di associazione per delinquere di tipo mafioso, comunque aggravato, e risolverà il problema legato alla sentenza della Corte di Cassazione, la quale ha riconosciuto la competenza della Corte d’ Assise per quel reato, dal momento che con la legge ex Cirielli, del 2005, la pena edittale massima è stata fissata in 24 anni di reclusione. Il governo interverrà per rimediare all’ altrui errore e ricorda che i giudici, dopo il 2005, avrebbero dovuto applicare la legge inviando i processi per associazione per delinquere aggravata in Corte d’ Assise. Saranno evitate scarcerazioni e sarà garantita stabilità al sistema”.

E alla presidente della Commissione Giustizia della Camera, Giulia Bongiorno, che tra immunità parlamentare e lodo Alfano costituzionale dice di preferire la prima, in forma rigorosa, il Guardasigilli risponde che “il governo sta valutando se non sia il caso di approvarli entrambi. L’ obiettivo è quello di non sottrarre nessuno alla giustizia e giusto processo”.

“Il mio orientamento – spiega ancora il ministro – è far sì che nel nostro Paese si restituisca alla Costituzione la sua struttura originaria e cioè far sì che l’argine che separa il potere legislativo dall’ ordine giudiziario e viceversa sia riedificato. Dunque, mai più un’ immunità com’ era diventata nella prima Repubblica, cioè uno strumento della casta, un’ impunità. Questa equazione va smontata e ristabilita come il legislatore del ’48 l’ ha pensata”.

“Quanto al lodo costituzionale – precisa ancora Alfano – va comunque preso in considerazione, perchè varrebbe in ipotesi anche per un presidente del Consiglio che non fosse parlamentare, mentre un presidente del Consiglio parlamentare si gioverebbe dell’ altra norma. Tuttavia prima di porre mano alla Costituzione occorrerà meditare bene. In ogni caso, immunità o lodo bis, l’ obiettivo è non sottrarre nessuno alla giustizia, non sottrarre nessuno al suo giusto processo. E se va sempre riaffermata l’ autonomia della Magistratura, ugualmente merita di essere riaffermato il principio secondo cui tutto quanto consegue un’ indagine giudiziaria non deve intaccare l’ autonomia e la sovranità del Parlamento».

Sul processo breve, al presidente della Camera Gianfranco Fini, Alfano replica: “Questo provvedimento non ha nessuna urgenza di essere approvato per evitare il rischio che sia considerato uno strumento per l’ emergenza, ma resta fermo il principio che i cittadini debbano sapere il momento in cui si è condannati o dichiarati innocenti. E poi è sbagliato, anzi ipocrita, dire processo breve: otto – dieci anni per tirarsi fuori dalle maglie della giustizia non è un periodo breve, è un periodo certo”.

In quanto ai pentiti, Alfano dice: “Sono utili, hanno dato un contributo spesso decisivo all’ azione dello Stato, ma essendo anche dei criminali sono da maneggiare con cura. La mia opinione è che bisogna applicare bene le leggi che ci sono, ma sono contrario ad un intervento sulla legislazione in materia di collaboratori di giustizia, perchè rappresenterebbe un segnale di allentamento della tensione nel contrasto della criminalità organizzata, tensione che invece noi stiamo tenendo alta”.

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