Il taglio dei Parlamentari è passato. Cambia la storia della Repubblica

di Daniele Pace Commenta

A favore della legge hanno votato tutti i partiti compatti, anche quelli che in passato si erano sempre opposti. Il Pd, prima contrario, ha virato verso il sì

La storia della Repubblica italiana cambierà, dopo che il Parlamento ha approvato i quattro passaggi per la legge sul taglio dei Parlamentari. È la vittoria dei 5 Stelle, ma per molti, è una sconfitta della democrazia.

La maggioranza è stata schiacciante alla Camera, con 553, 14 no e 2 astenuti. Gli unici contrari sono stati quelli di +Europa e Noi con l’Italia, più qualche dissidente sia nei 5Stelle che nel PD. Finita la votazione, la Camera si è fermata per un minuto di silenzio in memoria delle vittime di Trieste.

La maggioranza schiacciante è frutto dei tempi di forte critica da parte dell’opinione pubblica sulla politica. Il risparmio in realtà non sarà enorme, e si ridurranno i rappresentanti democratici dei cittadini. Ma questa sta bene all’opinione pubblica, convinta dagli sprechi di una classe dirigente spesso irresponsabile.

La legge e il futuro della Repubblica

La legge modificherà la Costituzione, e per questo ha dovuto passare quattro esami in Parlamento, per l’approvazione. Dalla prossima legislatura, i deputati saranno 400 invece che 630, mentre i senatori saranno 200 anziché 315.

Tagliati anche i rappresentanti eletti all’estero, con 8 deputati (da 12) e 4 senatori (da 6). Ora ci sarà un deputato ogni 151.210 cittadini e un senatore ogni 302.420 abitanti. È la “riforma Fraccaro”, che porterà anche a rivedere i collegi elettorali, per cui servirà un’altra legge.

A favore della legge hanno votato tutti i partiti compatti, anche quelli che in passato si erano sempre opposti. Ad esempio, il Pd, prima contrario, ha virato verso il sì, perché, come ha spiegato il capogruppo Delrio, “Il nostro è diventato un sì perché sono state accolte le nostre ragioni”. Le ragioni del Pd sarebbero “riforme precise e garanzie, frutto di un lavoro serio e si è trovata una sintesi efficace”.

Il Pd aveva votato no nei precedenti esami della legge, ma Nicola Zingaretti ha sottolineato i motivi del cambio di rotta:

“Abbiamo ottenuto, come da noi richiesto, che il taglio degli eletti si inserisca dentro un quadro di garanzie istituzionali e costituzionali che prima non c’erano”.

Gongola invece il Movimento 5Stelle, che usa toni trionfalistici:

“Con il taglio dei parlamentari altra promessa storica mantenuta”.

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