Berlusconi in Parlamento: “Paese solido, ora un patto sociale per la crescita”

di Mariella Commenta

Berlusconi nell’aula della Camera: ”Oggi più che mai dobbiamo reagire tutti uniti.
Occorre un governo che promuova l’accordo con tutte le forze politiche e con le parti sociali per facilitare la crescita economica. Certamente è la crescita l’obiettivo fondamentale e per questo propongo un piano d’azione immediata per lo sviluppo. Nessuno vuole negare la crisi, tutti dobbiamo lavorare per superarla. State ascoltando un imprenditore che ha tre aziende in borsa e che è nella trincea finanziaria.

La manovra di luglio è stata tempestiva ed è stata giudicata dall’Europa adeguata e sufficiente. Ma la speculazione è andata avanti e ora bisogna reagire con interventi decisi e coerenti ma senza inseguire il nervosismo dei mercati. Perché bisogna tenere nel giusto anche anche l’irrazionalità dei comportamenti degli investitori che come spesso succede nelle crisi di fiducia, non hanno valutato la nostra solidità”.
”Tutti dobbiamo rimboccarci le maniche – chiosa Berlusconi – La stabilità politica è l’arma vincente contro la speculazione. Non chiedo all’opposizione di condividere il nostro programma ma auspico che possa contribuire con sue idee e proposte. Il governo non resterà sordo alle vostre idee se saranno animate da spirito patriottico. Il governo porterà avanti il suo lavoro fino al 2013. Nei 20 mesi che mancano il governo farà il governo, completerà le riforme, rafforzerà sempre di più il rapporto con le parti sociali e l’agenda per la crescita. Abbiamo la maggioranza, abbiamo la piena consapevolezza delle responsabilità e vogliamo riconsegnare agli italiani, tra due anni, un paese più forte”.
Berlusconi non indugia troppo sulle misure che ha in programma, ma su alcune cose è chiaro: fissa l’obiettivo di azzerare il fabbisogno per la fine del 2011, parla della riforma dello statuto dei lavoratori e promette interventi anche sul versante dei costi della politica, come l’adeguamento delle retribuzioni degli eletti alla media europea, una sforbiciata alle auto blu, la riorganizzazione delle province. Ma Berlusconi è consapevole che tutto dipenderà dall’accoglienza che gli riserverà l’opposizione. Per questo insiste a lungo sulla necessità di mettere da parte le ostilità e lavorare insieme nell’interesse dell’Italia.
Gelo di Bersani e sfottò da Antonio Di Pietro, che vogliono le dimissioni di Berlusconi. Casini, invece, non crede che la fine di una stagione politica significhi la fine del berlusconismo.
Il leader dell’Udc così spiega: ”O ci assumiamo la responsabilità di disegnare una fase nuova o se pensiamo che la fine politica di qualcuno coincida con il successo degli altri sottovalutiamo quello che abbiamo avanti e la crisi che stiamo vivendo”.
Casini propone: l’invito al governo a fare subito un decreto per anticipare parti della manovra; una commissione bipartisan per la crescita, una fase di decantazione tra i principali partiti, non con improbabili governi tecnici, ma governi che nascano dalla volontà del Parlamento, dei partiti”.
Antonio Di Pietro, invece, nel suo intervento, ha il coraggio di dire chiaramente: ”È vero che c’è una crisi mondiale, ma c’è anche una crisi italiana. Ed è il suo governo che fa scappare gli investitori internazionali. È lei, insomma, il problema per questo Paese! Gli italiani vogliono disfarsi politicamente di lei”.

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