Bruxelles. L’ Ue rivede a rialzo le stime dell’ Italia. Ma il debito pubblico frena

di Mariella Commenta

 La ripresa arriverà in Italia nel 2010, ma sarà graduale e “frenata” dalla crescita del debito pubblico. Secondo le previsioni d’ autunno il prodotto interno lordo calerà del 4,7% quest’ anno e salirà dello 0,7% il prossimo anno, in linea con la media europea, per arrivare a +1,4% nel 2011, contro un +1,5% dell’ Eurozona e un +1,6% dell’ Unione europea.

Nonostante la crisi, dicono all’ Ue, dal 114,6 per cento del pil di quest’ anno, il debito pubblico dovrebbe salire al 116,7 nel 2010 ed al 117,8 per cento nel 2011. Il rapporto deficit / pil dell’ Italia nel 2010 resterà invece fermo al 5,3%, lo stesso livello di quest’ anno, mentre nel 2011 si collocherà al 5,1%. Secondo le previsioni della Commissione il rapporto deficit / pil del nostro Paese è inferiore a quello della media europea.

Sulla ripresa pesa anche l’ incognita disoccupazione. In Italia sale in misura inferiore rispetto alla media europea: passa infatti da un tasso del 7,8% nel 2009 ad un tasso dell’ 8,7% nel 2010 e nel 2011. Un incremento al di sotto di un punto percentuale. Nell’ area euro la disoccupazione passa dal 9,5% del 2009 al 10,7% del 2010 e al 10,9% del 2011, mentre nell’ Ue passa dal 9,1% del 2009 al 10,3 del 2010 e al 10,2% del 2011.

Il livello del debito italiano è preoccupante anche con tassi di interesse così bassi come quelli attuali. Il commissario europeo all’ economia, Joaquin Almunia, mette in guardia l’ Italia sul livello del debito e avverte che un deficit al 5% del pil rappresenta una cifra straordinariamente alta, non giusta nemmeno socialmente, perchè potrebbe essere spesa in altri settori come innanzitutto l’ istruzione.

Rispondendo a una precisa domanda, il commissario Ue non ha voluto pronunciarsi sulle ipotesi di un taglio delle tasse in Italia, rinviando ogni valutazione al prossimo Ecofin. Tuttavia ha enunciato alcune considerazioni positive, come l’ invecchiamento della popolazione inferiore rispetto a tanti altri paesi Ue, ma anche elementi problematici, come la scarsissima crescita anche prima della crisi e il rischio legato ad un eventuale aumento dei tassi d’ interesse.

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