Usa. L’ ex Segretario di Stato Condoleezza Rice autorizzò l’ utilizzo del “waterboarding” a Guantanamo

di Mariella Commenta

 Il capitolo oscuro sull’ utilizzo di tortura negli interrogatori da parte di agenti americani si arricchisce di nuovi particolari e di una protagonista illustre, Condoleezza Rice. Nel luglio del 2002 la Rice, allora consigliere per la Sicurezza nazionale, approvò verbalmente la richiesta della Cia di utilizzare la tecnica del waterboarding (annegamento simulato) sul presunto terrorista di al Qaida Abu Zubaydah. Pochi giorni dopo, il Dipartimento di Giustizia approvò l’ utilizzo di questa tecnica, come riportano i memo segreti che l’ amministrazione Obama ha reso pubblici, tra mille polemiche, la settimana scorsa. Il ruolo dell’ ex Segretario di Stato viene descritto in un rapporto mostrato mercoledì dalla Commissione per l’ intelligence del Senato.

In questo documento vengono riportati nel dettaglio i passaggi con cui le pratiche più dure e crudeli utilizzate dalla Cia furono ideate e approvate ai più alti livelli della Casa Bianca nell’ era di George W. Bush. In questa cronologia appare chiaro come il ruolo rivestito dalla Rice fu molto più importante di quello da lei ammesso lo scorso autunno in una testimonianza scritta presentata alla Commissione armamenti del Senato. Nella sua testimonianza l’ ex Segretario di Stato sostiene di aver solo preso parte a riunioni in cui si era discusso sulle richieste di interrogatorio della Cia, ma si era poi deciso di chiedere una valutazione legale al ministro della Giustizia.

La Rice aveva detto di non ricordare i dettagli delle riunioni. Invece, il braccio destro di Bush ebbe un ruolo diretto nella vicenda dando per prima il via libera all’ allora direttore della Cia George Tenet. Pochi giorni dopo, e dopo l’ approvazione del ministero della Giustizia, come si legge nel memorandum segreto del 1 agosto 2002, il detenuto Zubaydah veniva sottoposto a waterboarding almeno 83 volte nel solo mese di agosto. Un portavoce della Rice, contattato dalla Ap, si è rifiutato di commentare la notizia.

Il passato che torna
La scorsa settimana la Rice si è trovata sotto il fuoco di fila delle domande degli studenti della sua Stanford, l’ università della California dove è tornata ad insegnare conclusa l’ esperienza a Washington. Ecco i risultati della visita ad una scuola.

Un alunno elementare imbarazza la Rice con una domanda: “Perché fu attuato il waterboarding?” Momenti imbarazzanti per l’ ex Segretario di Stato Condoleezza Rice che, alla sua prima uscita pubblica nella capitale dall’ insediamento del presidente Barack Obama, si è trovata a dover affrontare domande impreviste sul waterboarding e le altre torture adottate dopo l’ 11 settembre dalla Cia verso sospetti terroristi.

Imprevedibili perché la Rice si trovava in una scuola elementare e l’ autore della complicata question era uno studente della quarta classe. In realtà, ha raccontato al Washington Post la mamma del piccolo inquisitore, originariamente la domanda del piccolo Misha doveva essere ancora più dura e solo l’ intervento delle maestre lo ha convinto a formularla in modo diverso evitando, a tutti i costi, l’ utilizzo della parola tortura.

“Fatemi dire subito una cosa – ha comunque risposto, un po’ spiazzata, la Rice – il presidente Bush è sempre stato molto chiaro nel dire che avrebbe fatto di tutto per proteggere il paese dopo l’ 11 settembre. Ma allo stesso tempo è stato sempre molto chiaro nell’ affermare che non avrebbe mai fatto niente, proprio niente che fosse contrario alla legge ed i nostri obblighi internazionali e che era disposto ad autorizzare solo pratiche legali per difendere il paese”.

Ai bambini ha ricordato che “eravamo tutti terrorizzati dall’ idea che il paese potesse essere attaccato di nuovo, l’ 11 settembre è stato il giorno più brutto del mio mandato di governo, costretta a vedere 3mila americani morire: ed in quelle condizioni difficili il presidente non era pronto a fare qualcosa di illegale, spero che la gente capisca che stavamo cercando di difendere il paese”.

Non si tratta comunque della prima volta che la Rice è costretta a difendere in pubblico le “controverse pratiche di interrogatorio”, equiparate a vere e proprie torture, adottate da Bush e che lei è stata una dei primi ad approvare. Come abbiamo già detto, la scorsa settimana si era trovata sotto il fuoco di fila delle domande degli studenti dell’università della California dove è tornata ad insegnare.

Anche in quell’ occasione aveva difeso la legalità delle scelte dalla passata amministrazione: per definizione, se sono state autorizzate dal presidente non violano i nostri obblighi nei confronti della convenzione contro la tortura. Frase, hanno sottolineato commentatori americani, che riecheggia la famigerata affermazione di Richard Nixon: Se è fatto dal presidente allora non è illegale.

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