La febbre suina terrorizza il Messico e gli Usa: “Il virus potrebbe ritornare più forte”

di Mariella Commenta

 Le due nazioni più pesantemente colpite dall’ influenza suina – Messico e Stati Uniti – sono cautamente ottimiste sul fatto che il peggio dell’ epidemia potrebbe essere ormai alle spalle. Ma intanto il virus non si ferma (nuovi casi sono stati accertati in altri Paesi: l’ ultimo il Portogallo); in Spagna, i casi confermati sono saliti da 40 a 54 (è il Paese europeo più colpito) e sono oltre 60 quelli sospetti; in Italia sono stati confermati due nuovi contagi. E l’ Oms avverte che una seconda ondata di epidemia sarebbe più letale della precedente, esattamente come accadde nel 1918 per la spagnola.

Intanto si allunga la lista dei Paesi che hanno messo limiti all’ importazione di carne suina (almeno una ventina, tra cui Russia, Cina, Svizzera). L’ Oms dunque invita a non abbassare la guardia. Anche se gli ultimi dati in arrivo dal Messico e dagli altri Paesi indicano una caduta dell’ indice di mortalità, questo non vuol dire – ha messo in guardia la direttrice generale dell’ Organizzazione Mondiale della Sanità, Margaret Chan – che il rischio sia alle spalle.

Una seconda ondata potrebbe essere più letale, esattamente come accadde nel 1918, con la febbre spagnola che uccise 50 milioni di persone in tutto il mondo: il virus comparve in primavera e sparì durante l’ estate per poi ricomparire in autunno come una vendetta. “Speriamo che il virus svanisca, perchè se non lo fa ci troveremo di fronte a un’ esplosione enorme”, ha detto la Chan.

“Non sto dicendo che la pandemia esploderà, ma se non ci prepariamo, sbagliamo. Preferisco errare per eccesso piuttosto che per difetto di preparazione”. Secondo la Chan l’ eventuale innalzamento del livello di allerta dell’ Oms al grado massimo massimo (il 6) non significherà comunque la fine del mondo perchè (altrimenti) si scatenerà un panico non necessario. Ma i virus influenzali sono molto imprevedibili, molto mutevoli. Non dobbiamo cedere a un’ eccessiva fiducia. Non dobbiamo dare all’ H1N1 l’ opportunità di mescolarsi ad altri virus. E questo è il motivo per cui siamo in allerta”.

Il governo messicano sostiene invece di essere riuscito a contenere l’epidemia – che nel Paese ha ucciso 22 persone e ne ha contagiate 568 – ma chiede al resto del mondo di non adottare misure repressive o discriminatorie; e adesso il Paese è anche pronto a rimettersi in moto: il fermo dell’ economia – che aveva spinto a chiudere ristoranti, caffè, bar, cinema teatri, palestre – dovrebbe esser allentato mercoledì prossimo.

Intanto salgono a quattro i casi di febbre suina in Italia. La conferma arriva dal ministero del Welfare, che rende noti i risultati dell’ Istituto superiore di sanità su altri due pazienti risultati positivi ai test. “Il primo dei due casi è una ragazza di 16 anni, rientrata in Italia da un viaggio in Messico – si legge in una nota del dicastero – che ha accusato sintomi influenzali il 29 aprile ed è stata ricoverata presso l’ Ospedale Spallanzani di Roma dove è stata sottoposta a trattamento con terapia antivirale. Il secondo caso confermato oggi è un bambino di 11 anni ricoverato presso l’ Ospedale Bambin Gesù di Roma, anche lui proveniente da un viaggio in Messico, che ha avuto febbre e sintomi influenzali. Il bambino è stato trattato con terapia antivirale”.

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