G8 Ambiente. A Siracusa una tre giorni su impatto delle tecnologie a basse emissioni, biodiversità e salute

di Mariella Commenta

Una tre giorni incentrata sulla sostenibilità, organizzata dalla presidenza italiana del G8, che ha visto riuniti i Ministri dell’ Ambiente dei Paesi del G8 insieme a India, Brasile, Messico, Indonesia, Sudafrica, Australia, Repubblica di Corea, Egitto. Hanno partecipato al summit anche Repubblica Ceca, Presidente di turno dell’ Unione Europea, e Danimarca in veste di prossimo presidente del Cop, Convention on climate change, previsto per il prossimo dicembre. Siglata tra Italia e Sudafrica un’ intesa per fornire mobilità sostenibile ai mondiali di calcio di luglio 2010.

Obiettivo del meeting siciliano è redigere la Carta di Siracusa per rinnovare l’ impegno internazionale a frenare la perdita di biodiversità e formulare risposte per il post – Kyoto, da analizzare al vertice di Copenhagen. Si prevede il diretto coinvolgimento del sistema produttivo attraverso la costituzione di un business forum e di intese internazionali tra sistema pubblico e imprese private. Necessarie campagne di informazione e un confronto con la nuova Amministrazione Usa, che mostra maggiore apertura sugli obiettivi di Kyoto. Le linee programmatiche dei lavori sono state suddivise nell’ arco delle tre giornate.

Impatto delle tecnologie a basse emissioni: utili a clima e ripresa economica, riducono l’ emissione di gas serra puntando a raggiungere la soglia della riduzione al 40% entro il 2020 e all’ 80% entro il 2050. Al contrario l’ Italia a livello globale è responsabile dell’ 1,7% delle emissioni complessive provenienti dall’ uso dei combustibili fossili, registrando un incremento del 9,9%. Si sono ridotte le emissioni fuggitive, dovute a perdite accidentali durante le fasi di estrazione e distribuzione degli idrocarburi, quelle provenienti dall’ industria manifatturiera, dall’ agricoltura e dall’ uso dei solventi, mentre sono aumentate quelle derivanti dai processi industriali, dai rifiuti, dal settore residenziale e dei servizi, dalle industrie energetiche e dai trasporti. Rispettare gli obiettivi di Kyoto (-66,5% rispetto alle emissioni del 1990) non sarà possibile, si rendono quindi necessari intervento pubblico, finanziamenti addizionali e un quadro normativo coerente con strategie di sviluppo integrate.

Realistico il quadro prospettato dall’ Amministratore Delegato dell’ Eni Paolo Scaroni. Nei prossimi decenni i combustibili fossili rimarranno la principale fonte di energia. Il Protocollo di Kyoto non impegnando tutti gli Stati può rappresentare un incentivo alla delocalizzazione, vanificando gli sforzi dei firmatari. Si stima infatti che i Paesi in via di sviluppo dal 1990 abbiano aumentato le proprie emissioni del 90%, pesando per il 40% su quelle globali. Un danno arginabile con la diffusione del Carbon Capture and Storage, una tecnologia che offre la possibilità di catturare e stoccare nel sottosuolo l’ anidride carbonica.

Biodiversità: Trovato un accordo in 24 azioni sugli effetti negativi del suo sfruttamento diretto, argomento della seconda giornata di studio. Il Ministero dell’ Ambiente ha iniziato un percorso analizzando le buone pratiche esistenti e i cambiamenti climatici, che nei processi fisici hanno impatti sui fattori biologici e socio ‐ economici causando spostamenti dei periodi di crescita delle coltivazioni, mutamenti nei vettori delle malattie, incrementi del tasso di estinzione per molte specie, gravi periodi di siccità, allagamenti e di inondazioni.

Incentrata su Salute e ambiente la terza giornata conclusiva. Qualità dell’ aria, qualità e quantità dell’ acqua, esposizione ai chimici e ai metalli pesanti inclusi pesticidi, arsenico, mercurio e piombo possono causare diversi problemi di salute ambientale. Molti paesi del G8 hanno predisposto un piano d’ azione in collaborazione con l’ Oms, Organizzazione mondiale della sanità. I lavori hanno prodotto studi di coorte a livello globale, regionale e nazionale, nuove azioni politiche sui chimici in Europa e conferenze internazionali dedicate. Nel 2008 il Ministero dell’ Ambiente italiano ha lanciato uno studio di biomonitoraggio finalizzato alla valutazione dell’esposizione alle sostanze tossiche persistenti. Lo studio pilota cominciato in diverse regioni include aree con varie tipologie di esposizione.

L’ iter dei lavori è stato accompagnato da cortei di protesta organizzati dai no – global che si sono svolti in modo pacifico. Da indiscrezioni emerge che potrebbero essere approvati altri testi oltre alla Carta di Siracusa.

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