Piano Casa, Ance e Legambiente d’ accordo per la sicurezza e l’ efficienza energetica

di Mariella Commenta

 Nulla di fatto ancora per il decreto legge sul Piano Casa. La discussione sulle misure di semplificazione e rilancio del settore edilizio sarà probabilmente trattata nella riunione del Consiglio dei Ministri di domani 30 aprile. Il CdM della settimana scorsa si è invece concentrato sull’ emergenza ricostruzione in Abruzzo.

Sicurezza ed efficienza energetica rimangono al centro del dibattito. Ance e Legambiente hanno nuovamente coniugato i propri intenti per inglobare nel Piano Casa una nuova sfida, associare il rilancio delle costruzioni a sicurezza statica, sostenibilità ambientale e riqualificazione. Per questo è necessario impedire la totale deregulation e rivedere gli appalti secondo il criterio della massima qualità e non del massimo ribasso, che incide negativamente sulla sicurezza.

Per garantire efficienza e qualità il decreto dovrebbe reintrodurre la certificazione energetica nelle compravendite e recepire le linee guida delle direttive europee. Senza questi presupposti a giovare della liberalizzazione degli interventi di aumento volumetrico sarebbero il lavoro nero e la speculazione. Lo strumento della certificazione energetica è stato depotenziato con la Legge 133 / 2008, che ha eliminato l’ obbligo di allegarlo all’ atto di vendita. Secondo l’ Ance le misure antisismiche, ritenute ormai necessarie, non inciderebbero sui tempi di realizzazione degli interventi, ma solo sui costi.

Legambiente ritiene che il Piano Casa deve essere a prova di Esco, società che ristrutturano gli immobili a loro spese per potenziarne l’ efficienza energetica e, a lavoro ultimato, ammortizzano i costi d’ investimento incassando per un certo numero di anni il risparmio energetico ottenuto.

I programmi per edifici e quartieri verdi a zero emissioni si stanno infatti diffondendo nel resto d’ Europa, come previsto dalla Commissione Industria del Parlamento Europeo, che vede nel 2019 la data dopo la quale tutti i nuovi edifici dovranno essere carbon neutral.

Secondo la Commissione il Piano Casa può provocare l’ aumento delle emissioni di anidride carbonica. Gli Enti Locali dovrebbero quindi attivarsi per neutralizzare attraverso la normativa regionale il rischio di emissioni aggiuntive, nonché il rischio sismico.

Un secondo passo dovrebbe essere quello di richiedere una riqualificazione energetica dell’ appartamento che si vuole espandere. Lo Stato, a fronte di un bonus volumetrico, dovrebbe prevedere un impegno sul versante dell’ efficienza energetica che consenta di non incrementare i consumi complessivi. Il proprietario potrebbe utilizzare le detrazioni fiscali del 55% e ridurre i consumi almeno del 20%, compensando quindi il maggiore fabbisogno derivante dall’ampliamento del 20% della volumetria. Alla fine dell’ intervento, il proprietario si troverebbe un appartamento più grande con gli stessi consumi energetici.

Per ottenere l’ aumento di cubatura del 35% dovrebbero essere previsti miglioramenti energetici significativi, cioè consumi inferiori almeno del 35% rispetto alla normativa esistente e l’ obbligo dell’ utilizzo delle fonti rinnovabili.

Nell’ ottica di un rilancio duraturo del settore, l’ Ance torna a ribadire la necessità di affiancare il Piano Casa a iniziative verso l’ edilizia privata, con incentivi come la defiscalizzazione, la riduzione dell’ Iva sulle seconde case, tassazione separata sui redditi da affitto e il rilancio delle opere pubbliche, sostenendo gli investimenti e risolvendo i problemi derivanti dal rispetto del patto di stabilità. Sarebbe poi limitante prevedere interventi solo sugli edifici a uso residenziale, dal momento che gli edifici sui quali si potrebbe agire con tempi rapidi sono quelli a destinazione produttiva.

Più che sull’ ampliamento dell’ esistente bisognerebbe quindi puntare sulla riqualificazione e il rinnovamento urbano, utile anche alla creazione di nuove unità abitative. Dello stesso avviso il Cescat, Centro studi casa ambiente e territorio di Assoedilizia, che ha rilevato un gran numero di immobili disabitati e abbandonati per recuperare i quali le Amministrazioni dovrebbero prevedere incentivi procedurali e volumetrici.

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