Sì al decreto antistupro. Napolitano pronto a firmare

di Mariella Commenta

Venerdì il decreto antistupro sarà pronto. Veltroni: “Ma né demagogia né ronde”. Comunque sono quasi terminate le consultazioni che sempre precedono una nuova legge. E così il ministro Roberto Maroni è salito al Quirinale per illustrare al Presidente della Repubblica lo spirito delle nuove norme, uscendo dal colloquio con un sostanziale via libera. Da Palazzo Chigi sono partite telefonate tranquillizzanti verso il Vaticano. Pertanto gli accusati di stupro non potranno beneficiare della libertà condizionale, ma avranno bisogno di un avvocato a spese dello Stato per le vittime di violenza sessuale, arriveranno nuovi presidi di polizia con relativi stanziamenti, saranno anticipate le norme contenute nel ddl antimolestie che la Camera ha già approvato. Fin qui è scontata una larga convergenza tra maggioranza e opposizione.

Nel decreto, ci sarà anche un capitolo tra i più delicati dal punto di vista politico: il trattenimento fino a sei mesi dentro i Centri di identificazione e espulsione per i clandestini. Sta per cadere, invece, la norma sulle ronde (anticipatrice di quanto votato al Senato nel ddl Sicurezza): non piace al Quirinale, non trova d’ accordo l’ opposizione e anche dentro la maggioranza sono troppe le voci critiche o quasi. Tra le altre cose, ci dovrebbero essere anche aggravanti se a commettere violenza sono familiari, partner o tutori; un pesante aggravio di pena se la vittima è sotto i 14 anni; uguale trattamento, invece, se la vittima è maggiorenne o appena sotto i 18; ergastolo sicuro, se allo stupro segue la morte della vittima. Mano pesante anche per i complici: nessuna possibilità di godere dei domiciliari neppure per i favoreggiatori, come i due rumeni che aiutarono gli stupratori di Guidonia.

“Anticipiamo in un provvedimento urgente – ha spiegato il ministro al Tg1 – alcune norme contenute nel disegno di legge sulla sicurezza: carcere certo per chi commette stupri, gratuito patrocinio per le vittime, maggiore controllo del territorio”. Il suo ragionamento, svolto con i diversi interlocutori, è che occorre dare una risposta immediata. Anche e soprattutto in considerazione del famoso e drammatico raid: non si può dare l’ impressione che lo Stato se ne freghi delle vittime, sarebbe come incoraggiare la giustizia fai da te.

Infatti il ministro in pubblico dice: “Nessuno può pensare di farsi giustizia da sé. Questi atti vanno assolutamente condannati. Noi saremo inflessibili con chi commette atti di stupro e di violenza; e non possiamo tollerare che qualcuno pensi a farsi giustizia da sé”.
Interviene anche il presidente del Senato, Renato Schifani: “Nervi saldi. Il nostro sistema è in grado di poter assicurare giustizia a tutti”. Molto difficile che arrivino le ronde. La maggioranza è abbastanza divisa. Il sindaco della capitale, Gianni Alemanno, è contrario: “Bene una collaborazione attiva dei cittadini con le forze dell’ ordine, non come alternativa”.

Renato Brunetta ironizza: “Le uniche che mi piacciono sono quelle di Rembrandt”, il pittore fiammingo del Seicento. Da parte dell’ opposizione, poi, sono pronti a votare l’ inasprimento delle norme sulla violenza sessuale, non le ronde. Il centrosinistra non accetta neppure il trattenimento prolungato per gli extracomunitari. Polemizza invece Roberto Cota, capogruppo leghista alla Camera: “Non ci si può lamentare e poi sistematicamente mettersi di traverso con il buonismo d’ accatto”.

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