Dal vertice della Polizia allarme impunità

di Mariella Commenta

Le forze dell’ordine non sono in grado di contrastare l’immigrazione clandestina, insomma, si sono fatti i conti senza l’oste. e se l’oste poi è uno che per mestiere fa il capo della polizia c’ da credergli. Ma questa che piaccia o meno è l’amara constatazione è del capo della polizia, Antonio Manganelli, che davanti alle commissioni Affari Costituzionali e Giustizia del Senato ha ammesso che gli strumenti a disposizione non consentono un’azione adeguata. Parlando della rocriminalità, Manganelli spiega anche che “in Italia c’è un vero e proprio indulto quotidiano”.

Troppi indulti
Una situazione di ‘indulto quotidiano’, in cui la certezza della pena non esiste. Così la pensa Manganelli lamentando che l’incertezza della pena rende ‘assolutamente inutile’ la risposta dello Stato e ‘vanifica’ gli sforzi di polizia e magistratura. Quella che abbiamo è una situazione vergognosa’. Manganelli ha sottolineato anche l’impossibilità di contrastare l’immigrazione clandestina. Per spiegare le difficoltà, il capo della polizia cita alcuni dati ‘inquietanti’.

“Da gennaio ad oggi, le forze dell’ordine hanno fermato oltre 10.500 clandestini per i quali hanno ritenuto di avviare le procedure di espulsione. Solo 2.400 di costoro hanno trovato posto nei centri di permanenza; gli altri 8mila hanno di fatto ottenuto un ‘perdono sul campo’ e gli è stato consegnato un foglio di via, che equivale a un niente. Qualsiasi norma che possa rendere certa la pena, rendere effettiva l’espulsione attraverso l’adeguatezza dei centri e dei tempi di permanenza e qualsiasi cosa che vada in contro alla rapidita’ delle procedure è ben accetta”.

Adeguare i Cpt
A giudizio del Capo della Polizia, Antonio Manganelli, è “opportuno” un adeguamento anche numerico dei Cpt alle esigenze del contrasto alla clandestinità. “L’adeguamento dei Cpt – ha detto in audizione al Senato – è assolutamente opportuno se si vuole contrastare l’immigrazione clandestina e se non verrà realizzato è inutile parlare di quello di cui stiamo parlando (le misure per la lotta alla clandestinità, ndr.). Questo adeguamento – ha ribadito Manganelli – è assolutamente indispensabile, anche se richiederà tempo e risorse”.

Manganelli si è poi anche soffermato sulla normativa per il trattenimento nei centri di permanenza temporanea. “Oggi – ha spiegato – abbiamo bisogno del nullaosta del giudice di pace per trattenre qualcuno. Si potrebbero trovare dei meccanismi diversi, come il silenzio-assenso, perchè se il nullaosta arriva in ritardo, tutta la procedura viene vanificata”. Secondo il capo della Polizia, infatti, è necessario “poter trattenere le persone nei centri il tempo strettamente necessario” alle procedure di identificazione ma, ha anche ricordato Manganelli, in “Europa non c’è la spada di Damocle dei 60 giorni di tempo per farlo che invece ci siamo dati noi”.
Il capo della polizia non valuta negativamente la norma del decreto sicurezza, criticata dall’opposizione, che prevede il carcere e la confisca dell’abitazione per chi affitta a stranieri ‘irregolari’. Le possibilità per indagare su come stiano davvero le cose, infatti, spiega nella sua audizione in Senato, “ci sono”, anche se il contratto di affitto non è regolare e, in quanto tale, “non rintracciabile dal notaio”. “Bastano a volte – spiega Manganelli – sommarie informazioni testimoniali” per capire se c’è qualcuno che affitta magari un appartamento a decine di clandestini.

Questa norma poi, osserva, “non è affatto superata dalla Legge Moro del ’78”, come sostenuto dal capogruppo dell’Udc al Senato Giampiero D’Alia, perche’ ”si tratta completamente di un’altra cosa”. La legge Moro è quella che obbliga chiunque ceda, anche a titolo non oneroso, un immobile ad avvertire preventivamente le forze dell’ordine su chi sia il soggetto destinatario del bene. Pena: una sanzione amministrativa. Questa ‘misura’, ammette Manganelli, è stata “uno straordinario strumento d’indagine e contrasto” messo a disposizione dal legislatore alle forze dell’ordine.

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