Incontri e scontri fra politici: è ora di tregua

 Ma serve soprattutto un riequilibrio alla Consulta. I Grandi non se ne rendono conto. Neppure il gioviale Cavaliere. E insistono nelle loro scaramucce da soldatini di plastica. E così, all’ indomani della grande battaglia su Eluana, Silvio Berlusconi telefona a Maurizio Gasparri per rincuorarlo dopo l’ attacco di Gianfranco Fini che lo aveva bacchettato severamente per aver attaccato Napolitano. Il Presidente della Camera, invece, forse in cerca di qualche seguace nel centro – destra, convoca il ministro Matteoli che, ligio ai doveri dell’ amicizia, subito dopo dichiara: “Ha fatto bene, Fini, a difendere Napolitano”.
Non sono, comunque, queste le cose che contano. I quartieri generali dei due eserciti stanno valutando se l’ armistizio siglato per scongiurare lo scontro finale tiene o se, invece, qua e là serpeggia ancora qualche scaramuccia che potrebbe poi offrire il pretesto per tornare a combattere.

Dalla Romania accuse di xenofobia al governo italiano

 Il ministro degli Esteri, Cristian Diaconescu, ha denunciato come assolutamente deplorevole l’ atteggiamento di alcuni rappresentati del governo italiano che, attraverso una retorica estremamente aggressiva sino alla provocazione, incitano alla xenofobia. “Voglio dire molto chiaramente che questo comportamento non è europeo”, ha affermato Diaconescu alla radio Romania Actualitati”. Tuttavia Diaconescu ha definito altrettanto deplorevoli i reati commessi dai cittadini romeni in Italia: a suo giudizio dovrebbero essere immediatamente sanzionati con pene proporzionali. “Quindi, ha aggiunto, è diritto di ogni Stato sovrano punire con la durezza che ritiene necessaria, i fatti e i reati indipendentemente da chi li ha commessi. D’ altro canto non è giusto, dopo una serie di incidenti, generalizzare e lanciare un’ anatema contro un’ intera comunità”. Non è la prima volta che da Bucarest arrivano accuse alle autorità italiane di proteste xenofobe in seguito a episodi di cronaca. Una polemica era già scoppiata dopo l’ omicidio di Giovanna Reggiani, quando al governo c’ era ancora Romano Prodi.

Manovra anticrisi: il Senato approva il decreto milleproroghe

 Il Senato approva la Finanziaria 2009: circa 600 gli emendamenti presentati in aula al Senato. Il provvedimento scade il primo marzo e passa ora all’ esame della Camera. In un clima di collaborazione la commissione ha svolto un lavoro positivo, con 69 modifiche apposte al testo e con l’ approvazione di emendamenti anche di notevole portata. Come, ad esempio, l’ emendamento che ha riscritto il calendario di Unico e il piano carceri messo a punto dal ministro della Giustizia Angelino Alfano, che concede fino al 2010 poteri straordinari al capo del Dipartimento dell’ amministrazione penitenziaria (Dap), Franco Ionta, e autorizza iter più veloci per l’ edilizia carceraria. Il piano viene introdotto nel testo dall’ articolo 44-ter. Nel maxiemendamento non sono presenti gli incentivi all’ auto, ai motocicli, ai mobili e agli elettrodomestici: il decreto è oggi in Gazzetta Ufficiale e proseguirà il suo cammino in modo autonomo.

Norme sull’ editoria
Il maxi – emendamento del governo sul decreto milleproroghe ricalca il testo arrivato in aula con le 69 modifiche apportate in commissione Affari costituzionali più una serie di norme sull’ editoria. In pratica è stato traslato, con alcune modifiche, l’ articolo 33 del ddl Scajola sullo sviluppo ora all’ esame della commissione Industria di Palazzo Madama. Fra le novità arriva la cassa integrazione anche per i giornalisti dipendenti delle imprese editrici di giornali periodici. Proteste per il fatto che nel maxiemendamento al decreto milleproroghe non sono stati inseriti gli emendamenti del Pd e del Pdl per i pensionati vittime da amianto coinvolti nella sospensione delle pensioni a seguito delle inchieste della magistratura.

Mentana: un licenziamento in cinque mosse

 Nel giro di poche ore Enrico Mentana, uno dei giornalisti più in gamba di Mediaset, ha lasciato l’ azienda, senza esitazione. Una vicenda in cinque mosse, con una decisione che potrebbe non condividere solo chi non conosce a fondo l’etica professionale e umana di Mentana. Chiamiamola un’ edizione speciale in cinque sorprendenti sequenze.
La prima, lunedì sera: a pochi minuti dall’ annuncio della morte di Eluana Englaro, Mentana chiede ai vertici aziendali di accendere una “finestra” informativa sul caso del giorno da mandare in onda su Canale 5, ma in azienda gli rispondono di no.
La seconda, attorno alle 22: Mentana non solo si dimette dal suo incarico, ma rende pubblico lo strappo con un comunicato battuto dalle agenzie.
La terza: Mediaset accetta le dimissioni e sospende la puntata di Matrix in programma in tarda serata.
La quarta: Mediaset fa sapere (via lettera) ai giornalisti di Matrix che la trasmissione è momentaneamente sospesa.
La quinta: in serata Mauro Crippa, direttore generale dell’ informazione Mediaset, annuncia all’ agenzia Ansa che “Mentana non è stato mandato via da noi, ma è lui che si è messo fuori dall’ azienda, rompendo platealmente il rapporto fiduciario. E annuncia: Matrix? Un editore ha il dovere di tenere in vita i propri marchi anche al di là delle vicende personali”.

Categorie PDL

Eluana Englaro: un caso da non dimenticare

Con la morte di Eluana Englaro il Senato abbandona l’ esame del ddl varato dal governo per impedire lo stop all’alimentazione e all’idratazione della ragazza in stato vegetativo da 17

Enrico Mentana si dimette. Solidarietà a Mentana

 Il Grande Fratello va in onda, nonostante Eluana sia appena morta. Enrico Mentana non accetta questa mancanza di rispetto di fronte a un dramma che scuote il Paese intero e “Mi dimetto, dice. “Mediaset non ha cambiato di una virgola il palinsesto. Domani rassegno le dimissioni da direttore editoriale di Mediaset”. In effetti, l’ azienda non ha cambiato di una virgola i programmi della serata su Canale 5, anche se il tg5 e Matrix erano pronti all’ informazione sulla morte di Eluana. “Non è così che si fa informazione su una grande rete nazionale. Non esiste solo l’ audience. Simili scelte tolgono credibilità a chi le compie, e personalmente non ho nessuna intenzione di avallarle. Stasera su Canale 5 il dramma è quello della cacciata di una concorrente dal Grande Fratello. A mezzanotte, se va bene, si parlerà di Eluana, a Matrix. Andremo in onda comunque, per dovere di informare. Domani però – conclude – rassegnerò le dimissioni da direttore editoriale di Mediaset, per un altro dovere, quello di coerenza”.

Il Premier. Opinioni a confronto: Veltroni e…gli altri

 La “tavola rotonda” di Veltroni, Cicchitto, D’ Alema, Bocchino, Di Pietro: una conversazione a cinque per un tema comune: Silvio Berlusconi.
“Se lo tolga dalla testa Berlusconi: al Quirinale non ci andrà mai. In quella carica si sono succedute personalità che hanno garantito l’ unità della nazione e il rispetto della Costituzione. Lui non è in grado di garantire unità, ma solo divisione. Il suo è un disegno scellerato e autoritario”. L’ opinione è del segretario del Pd, Walter Veltroni, intervistato da L’ Unità.
Per Veltroni, Berlusconi vuole portare il potere legislativo in una sola mano, nella sua. È questo
il suo atteggiamento nei confronti dell’ opposizione, della magistratura, dell’ informazione, dei sindacati.
“L’Italia, dice Veltroni, non è un’ azienda di sua proprietà, ma un paese che appartiene a sessanta milioni di italiani. Negli ambienti ben informati circola la tesi che Berlusconi vorrebbe andare alle elezioni anticipate per assicurarsi che il Parlamento che eleggerà il prossimo capo dello Stato sia più controllabile. Interessi assolutamente privati a fronte di un paese che vive una crisi economica e sociale gravissima”.

Giustizia: riforma al via

 Berlusconi dice no all’ appello se un imputato viene assolto. E intanto sono state rafforzate difesa e polizia. Ci sarà una riforma costituzionale, grazie alla quale un cittadino assolto in primo grado non deve più subire l’ iter travagliato del secondo e terzo grado, devastante per lui e la sua famiglia. Già la legge Pecorella si è pronunciata sull’ inappellabilità delle sentenze di assoluzione, ma è stata bocciata dalla Consulta. Ma Silvio Berlusconi avverte che il governo intende apportare cambiamenti anche al processo di appello.
Con il ddl Alfano di 32 articoli varato nei giorni scorsi il governo ha iniziato il cammino in questa direzione: meno poteri ai pm, più autonomia alla polizia giudiziaria, competenze più ampie per la corte d’ Assise e i banchi delle parti “posti allo stesso livello di fronte all’ organo giudicante”.