Manovra: scontro Berlusconi-Tremonti su norma lodo Mondadori

di Mariella Commenta

 Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi a proposito della norma ‘salva-Fininvest’ : ”Non c’è nulla che ci impedisca di reinserire la norma ‘salva-Fininvest’ nella manovra, tanto ci sarà a breve una sentenza. Dopo, quindi, si potrà pensare a reinserirla in Parlamento perché non sarà più considerata una norma solo per la Fininvest o ad personam. Essendo una norma equilibrata, credo che possa essere reinserita nel corso dell’iter parlamentare”.

“La Fininvest si salva senza bisogno di alcuna norma. Tremonti considerava quella norma sacrosanta e non ha ritenuto di portarla al voto del Consiglio dei ministri pensando che fossero tutti d’accordo ed io ne ho avuto la conferma perché ad esempio Calderoli che non la conosceva mi ha detto ‘perbacco se lo sapevo la potevo scrivere meglio’. Non c’è nessun giallo, appena ho visto le polemiche ho scritto una dichiarazione e ho ritenuto di farla togliere”.
“L’opposizione in Italia non si rassegna – prosegue Berlusconi – non riesce a giocare una partita all’interno delle regole democratiche, ma è pronta ad usare ogni mezzo per ostacolare il Governo, dalle manovre parlamentari alla strumentalizzazioni dei risultati dei referendum e delle elezioni amministrative. Una delle differenze tra noi e la sinistra è che per noi l’avversario è avversario, lo contraddiciamo ma lo rispettiamo. Per loro è un nemico da distruggere e ridicolizzare e a volte anche da odiare. Nessuno meglio di me conosce le campagne di aggressione e nessuno come me è stato oggetto di una campagna denigratoria.
Per agganciare la crescita serve anche lo spirito di sacrificio con cui i cittadini sono disposti alla revisione di un welfare obsoleto che per garantire tutti non garantisce chi ha davvero bisogno. In Italia c’è una tentazione alla scorciatoia e al tatticismo che è irrinunciabile. Noi li deluderemo perché andremo avanti fino a fine legislatura e non consegneremo l’Italia a Bersani, Vendola, Di Pietro. Andremo avanti nonostante quello che si decide nei cosiddetti salotti dei poteri forti.
L’opposizione strumentalizza la manovra, i referendum e le elezioni amministrative. Non esiste in nessun altro paese europeo che se si perdono le elezioni di medio termine si chiede di andare a votare. Non è accaduto alla Merkel e nemmeno a Zapatero nonostante la debacle.
La crescita non dipende da noi, non dipende dal Governo: è un’illusione statalista della sinistra. A far crescere l’economia sono le imprese e chi nelle imprese ci lavora, è lo spirito di sacrificio con cui i cittadini sono disposti alla revisione di un welfare obsoleto e perché per garantire tutti non garantisce più nessuno. Per la crescita bisogna anche fare in modo che il sistema della giustizia sia più veloce e la burocrazia più snella: tutte queste cose in parte dipendono anche da noi, e infatti stiamo lavorando con impegno, ma resto convinto del vecchio slogan meno stato più società. Completeremo la legislatura facendo le riforme necessarie per ridurre i costi della politica. Sono riforme che si possono fare senza allentare il controllo dei conti”.

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