Vertice ONU a Cancun, lettera aperta: appello di 50 associazioni italiane

di Mariella Commenta

 Vertice ONU a Cancun, lettera aperta: appello di 50 associazioni italiane

Al Presidente del Consiglio
Al Presidente del Senato
Al Presidente della Camera dei Deputati
Ai Presidenti Commissioni Ambiente di Camera e Senato

Siamo oltre 50 organizzazioni italiane del mondo produttivo e del lavoro, della difesa dell’ambiente e dei consumatori, del volontariato laico e cattolico, della ricerca scientifica e della scuola, unite dalla convinzione che sia necessario e urgente operare per fermare gli effetti e rimuovere le cause dei cambiamenti climatici, responsabili già di tanti danni ambientali, sociali ed economici, e forieri di disastri ben più gravi per la specie umana.

La conclusione del primo periodo di impegni del Protocollo di Kyoto, che avverrà nel 2012, è alle porte. Nei giorni della stretta finale del Vertice ONU che si sta svolgendo a Cancun, ci rivolgiamo alle massime Istituzioni del nostro Paese affinché l’Italia dia un pieno e convinto contributo perché questo Vertice rappresenti un vero punto di svolta per i negoziati sul clima. È necessario che si adottino decisioni ambiziose capaci di definire un nuovo accordo globale legalmente vincolante, da finalizzare nella prossima Conferenza delle Parti prevista nel dicembre 2011 in Sudafrica.

Sono molti i nodi ancora da sciogliere. Serve una forte leadership capace di costruire un ponte tra i paesi industrializzati e quelli in via di sviluppo. Gli occhi sono puntati sull’Europa nella speranza che sappia guidare i negoziati verso un accordo ambizioso e giusto. L’Italia a Cancun deve contribuire a ristabilire e consolidare – anziché ostacolarla come in passato – la leadership europea, fortemente compromessa lo scorso anno a Copenhagen. Senza di essa, infatti, difficilmente a Cancun sarà possibile adottare le indispensabili decisioni sugli aiuti finanziari ai paesi in via di sviluppo, la protezione delle foreste, le misure di adattamento, la cooperazione tecnologica.

L’Europa, quindi, deve promuovere le necessarie alleanze al fine di costruire le condizioni per un accordo su come ripartire gli impegni, legalmente vincolanti, di riduzione delle emissioni di CO2. Impegni che devono essere accompagnati da un sistema efficace di regole per contabilizzare le emissioni, monitorarle, verificarle e rendicontarle.

L’altro elemento vitale per fare passi avanti è la chiarezza sugli aiuti finanziari ai paesi in via di sviluppo. L’Europa deve impegnarsi e lavorare per la massima trasparenza negli aiuti che devono essere realmente ”nuovi e aggiuntivi”, e non il riciclaggio di aiuti già stanziati. L’Italia da parte sua deve immediatamente rendere disponibili le nuove risorse finanziarie promesse in sede comunitaria. In questo modo si renderà possibile una ”equa transizione”, nel rispetto dei diritti sociali e del lavoro, verso un modello di sviluppo sostenibile, accettabile anche per i paesi in ritardo di sviluppo.

Nell’ultimo anno la politica ha sostituito la scienza nel definire gli impegni necessari per scongiurare la crisi climatica. A Cancun va avviato un processo per colmare il gap tra gli impegni di riduzione delle emissioni assunti e quelli che la scienza valuta indispensabili per superare la crisi climatica.

L’Europa, ci auguriamo con il convinto sostegno dell’Italia, può e deve giocare un ruolo importante nell’adeguare gli impegni di riduzione delle emissioni a quanto stanno chiedendo gli scienziati: riduzione del 30% entro il 2020 – rispetto ai livelli del 1990 – come già richiesto dalla risoluzione del Parlamento europeo dello scorso 25 novembre 2010, anche ”nell’interesse della sua futura crescita economica”.

La riduzione del 30% delle emissioni, tra l’altro, può aiutare l’Europa a colmare il divario con Cina e USA negli investimenti per la green economy, importante volano per la ripresa economica. La Cina ha messo in campo investimenti per ben 230 miliardi di dollari, gli USA per 80 miliardi di dollari, mentre nell’Unione Europea l’insieme degli investimenti comunitari e nazionali non supera i 30 miliardi di dollari. Un ritardo da colmare al più presto se l’Europa vuole per davvero vincere la sfida della green economy.

L’Italia aderisca convintamente alla strategia europea e si faccia promotrice di misure concrete anche a livello nazionale contro i cambiamenti climatici.

Da parte nostra, ci impegniamo a far crescere sempre più la consapevolezza e l’interesse perché si adottino stili di vita e politiche in grado di ridurre le emissioni di CO2, interloquendo con i cittadini e con le istituzioni nazionali, regionali e locali, anche per rispondere all’appello internazionale a collegare le problematiche internazionali all’ordine del giorno di Cancun ai temi chiave delle agende nazionali e locali, a cominciare dalla difesa capillare dei beni comuni.
Chiediamo un incontro per segnalare le misure che l’Italia puó prendere affinchè il nostro Paese assuma un ruolo propositivo, con impegni forti e chiari.

In attesa, auspichiamo un vostro proficuo lavoro.

La Coalizione In marcia per il clima: Acli, Acli Ambiente–Anni Verdi, Adoc, AIAB, Altreconomia,  Ambiente e Lavoro, ARCI, Arci caccia/CSAA, Arci Servizio Civile, Arciragazzi, Associazione Ong Italiane, Auser, Banca popolare Etica, CGIL, CIA, CISL, Cittadinanzattiva, Civitas, Coldiretti, Ctm Altromercato, CTS, Ecologia e Lavoro, Fa’ la cosa giusta!, FAI, Fairtrade Italia, Fair, Fare Verde, Federazione nazionale Pro Natura, Federconsumatori, Federparchi, FIAB onlus, FOCSIV, Forum Ambientalista, Forum Nazionale Terzo Settore, Greenpeace Italia, Italia Nostra, LAV, Lega Consumatori, Legambiente, Lega Pesca, Libera, Lipu, MDC, Medici per l’ambiente, Movimento Consumatori, Sbilanciamoci, Slow Food Italia, Tavola della Pace, Terra Futura, Terra! onlus, Terra quotidiano ecologista, Terre di Mezzo, UIL, UISP, Unione degli studenti, VAS, WWF.

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