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Gianfranco Fini e Silvio Berlusconi, di comune accordo, archiviano il processo breve

 E intanto la legge sul processo breve passerà alla Commissione giustizia della Camera, dove, si dice, subirà delle modifiche, forse senza la norma ad personam, e tornerà in Senato. In sintesi, non se ne farà più nulla. Ovvero la legge già timbrata da un ramo del Parlamento potrebbe venir fuori se Berlusconi dovesse ritrovarsi completamente indifeso, davanti ai giudici milanesi, contro le condanne incombenti. Si dubita tuttavia che Silvio Berlusconi ricorrerebbe a questa escamotage, poiché si renderebbe conto dello sconvolgimento enorme per l’ intero sistema della giustizia. L’ intesa tra Berlusconi e Fini punta sul legittimo impedimento.

Quindi non potranno tenersi udienze quando il premier avrà impegni istituzionali. Fini non solleva obiezioni: aveva forti riserve sul processo breve. In realtà, resta anora molto da chiarire. Ancora non si capisce bene quali saranno gli impedimenti consentiti per legge (ad esempio, se ricomprendere nella lista quelli di natura internazionale), e quali saranno i ritocchi alla Carta costituzionale.

Nell’ incontro Fini – Berlusconi sembrava prevalere l’ idea di puntare sull’ immunità per tutti i politici anziché per uno soltanto, come prima di Tangentopoli. Tuttavia qualunque riforma della Costituzione richiede forme di convergenza bipartisan. Per questo motivo fra i berlusconiani si sottolinea continuamente la necessità del dialogo con l’ opposizione.