Le riforme? La storia infinita…

di Mariella Commenta

 Non se ne farà niente: dissensi all’ interno del Pd, mancanza di unità di intenti nel centrodestra, lontana la concordia auspicata da Napolitano. Un clima di lotta, non di coesione. E le riforme? Un problema di tutti, che però non interessa a nessuno. E che ognuno mette sul piano personale e non sul piano puramente politico per il bene dell’ Italia e degli italiani, che hanno votato per la destra, per la sinistra, per il centro, ognuno secondo la sua ideologia. Ma cosa hanno alla fine concluso gli eletti?

Bossi vorrebbe una Convenzione costituzionale composta da deputati e senatori e integrata da rappresentanti del territorio senza diritto di voto. Ma gli alleati sono contrari. Non solo il Pd, ma tutto lo stato maggiore del Pdl che preferisce la via ordinaria. Il capo gruppo alla Camera Fabrizio Cicchitto è contrario alla Costituente perché ci vorrebbe ォmolto tempo per definire il suo ruolo, la sua composizione e poi per approvarla in Parlamento. D’ altra parte, non sarebbe accettabile che il Parlamento venga espropriato della quintessenza del suo lavoro che è anche quello di procedere per le riforme istituzionali.

Bossi intende tornare presto ad Arcore per siglare un altro accordo ed è sicuro che Berlusconi rispetterà i patti perché è un amico. Nel Pdl, e non solo il presidente Fini, c’ è la convinzione generale che il presidente del Consiglio alla fine dirà ancora una volta di sì a Bossi. Esattamente come è successo con le Regionali.

Ma c’ è di mezzo anche l’ opposizione, Pd e Udc contrari alla Convenzione, non quella eversiva dell’ Idv. Maurizio Gasparri, capogruppo al Senato, è preoccupato: la necessità di dover approvare una legge costituzionale è urgente, ma richiede tempi lunghi. Ma poi riflette sul fatto che la proposta viene dalla Lega, un alleato importante, e che “Bossi è il ministro delle Riforme per cui le sue valutazioni non possono essere sottovalutate. Sarà necessaria una riunione di maggioranza”.

Lo pensa anche Berlusconi. Un vertice dovrebbe tenersi la settimana dopo la Befana e sarà l’ occasione per valutare un’ altra possibilità: intervenire al Senato a fine gennaio con un discorso di alto profilo istituzionale e riformatore e di concordia dopo l’ aggressione di Milano. No alla manifestazione di piazza, ma nell’ aula di Palazzo Madama Berlusconi vuole avvicinarsi all’ opposizione e verificare la disponibilità al dialogo del Pd.

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