Afghanistan, un nuovo handicap del governo. Umberto Bossi: “Sarebbe opportuno tornare a casa”

di Mariella Commenta

E quindi, mentre la Lega chiede il ritiro delle truppe, il Pdl parla di una presenza “irrinunciabile” dei soldati italiani a Kabul. Calderoli chiede di ragionare sulla missione in Afghanistan, pur andando avanti fino in fondo, e di lasciare Libano e Balcani.

“Sull’ Afghanistan – dice il ministro – la stragrande maggioranza degli italiani la pensa come Bossi. Prima o poi il mondo occidentale dovrà fare autocritica perchè la democrazia non si esporta e non si impone». In un’ intervista a Repubblica, l’ esponente leghista ammette di essere stato un tempo interventista, ma di avere fatto poi il mea culpa.

Arriva con La Russa la risposta del Pdl. “La presenza dei nostri militari in Afghanistan è imprescindibile. Lasceremo il Paese solo quando saranno garantite le condizioni di sicurezza, dice il ministro della Difesa. Il governo non pensa né può pensare al ritiro della missione. E le parole di un ministro di peso come Umberto Bossi (io li porterei a casa tutti) sono state dettate da uno slancio affettivo, un sentimento paterno”.

Frattini sottolinea come in Afghanistan servono elezioni credibili, e quindi con una reale partecipazione del popolo afghano. Quanto alla situazione nel Paese, il ministro ha aggiunto che “è noto che i nemici della democrazia cercheranno di colpire maggiormente durante il periodo di preparazione del voto. Tuttavia, continueremo a lavorare in Afghanistan per la sicurezza anche dell’ Italia e di Calderoli”.

Ma le affermazioni del leader della Lega e di Calderoli mettono in difficoltà il governo. Sia perché per la prima volta mostrano possibilità di spaccature sulle missioni militari all’ estero, sia perchè scoprono il fianco all’ opposizione: il Partito democratico invoca sicurezza per i militari e l’ Italia dei valori chiede di ridiscutere in Parlamento il senso della missione.

“Torneremo indietro – assicura La Russa – quando avremo concluso l’ obiettivo della missione, che è dare all’ Afghanistan la possibilità di gestire autonomamente il territorio”. Bossi, invece, commentando il ferimento di alcuni militari, sosteneva: “La missione costa un sacco di soldi e visti i risultati e i costi bisognerebbe pensarci su”.

In sintesi, il ministro delle Riforme ha posto una questione di rapporto benefici – costi. Dal governo il ministro della Pubblica amministrazione Renato Brunetta si affretta a bocciarla e il titolare della Difesa la definisce reazione sentimentale: pensieri da papà.

“Le opinioni di Bossi sono rispettabilissime – dice anche il presidente della commissione Esteri del Senato, Lamberto Dini – ma non sono quelle dei partiti di maggioranza e opposizione”. Ma intanto l’ opposizione mette in evidenza le divisioni nel governo. Il segretario dell’ Udc, Lorenzo Cesa, sottolinea che sulla vita degli italiani non si può giocare. Quanto al Pd, mentre gli ex alleati della sinistra estrema tornano a invocare il ritiro, i democratici rispondono compatti che non è in discussione la presenza in Afghanistan.

Il segretario del Pd, Dario Franceschini, in un incontro con l’ eurodeputata Debora Serracchiani, si è così espresso: “Questo non è il momento di far rientrare i ragazzi italiani dall’ Afghanistan, ma di far completare il loro lavoro. Io penso che i ragazzi italiani, che stanno in Afghanistan perchè lo Stato li ha mandati, hanno il diritto di non vedere ministri che litigano tra di loro con interviste sui giornali semplicemente per raccogliere qualche consenso o qualche voto in più. I nostri ragazzi hanno diritto di avere un Governo e un Parlamento che stanno compatti alle loro spalle”.

Il presidente del Copasir, Francesco Rutelli, invoca il pieno supporto delle istituzioni per i militari. Mentre l’ ex ministro della Difesa Arturo Parisi intima al governo di attenersi ai termini delle missioni così come approvati dal Parlamento, senza prendere altre decisioni. L’ Italia dei Valori va oltre e chiede invece il ritiro dei soldati italiani.

“Siamo lì per garantire la pace o per partecipare a una guerra?, si chiede Belisario. Certo in questo momento bisogna resistere per consentire elezioni democratiche il 20 agosto, ma subito dopo il senso della missione va ridiscusso. L’ Italia non può partecipare ad alcuna guerra, lo dice la nostra Costituzione”.

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