Teheran. I sostenitori di Ahmadinejad in piazza per protestare contro la Gran Bretagna

di Mariella Commenta

Il Consiglio dei Guardiani ha annunciato che non saranno annullate le elezioni presidenziali del 12 giugno in Iran, nonostante le accuse di brogli lanciate dai candidati riformisti dopo la rielezione del presidente Mahmud Ahmadinejad con il 62,63% dei voti.
Il regime degli ayatollah accelera quindi nella normalizzazione, incurante dello sciopero generale proclamato dall’ opposizione e dei nuovi cortei di protesta. Il Majlis, il Parlamento, ha fissato tra il 26 luglio e il 19 agosto il periodo in cui il presidente e il nuovo governo dovranno giurare.

Il vice capo della magistratura, Ebrahim Raisi, ha preannunciato pene esemplari per i manifestanti arrestati: le loro condanne daranno una lezione a tutta la popolazione.

Poi un monito sulla libertà di espressione: “L’ intera nazione deve fare attenzione a quello che dice e i giornalisti a quello che scrivono”, ha avvertito Raisi, richiamando l’ appello lanciato venerdì scorso nella preghiera collettiva dalla Guida suprema, ayatollah Ali Khamenei, perché cessino le proteste.

Intanto sale intanto la tensione tra l’ Iran e la Gran Bretagna. Un gruppo di miliziani Basiji armati ha scandito slogan contro Londra all’ esterno dell’ ambasciata britannica a Teheran. La manifestazione si è svolta poche ore dopo che il ministero dell’ Interno aveva negato l’ autorizzazione per un sit – in di protesta davanti all’ ambasciata britannica organizzato da quattro gruppi studenteschi.

Smentito invece il richiamo per consultazioni dell’ ambasciatore iraniano a Londra. Nonostante il divieto di manifestare, l’ ex candidato riformista Mehdi Karrubi ha chiesto agli oppositori di commemorare con speciali cerimonie giovedì gli uccisi nelle proteste: almeno 17 secondo il bilancio ufficiale. Ma il regime non allenta la morsa e avrebbe anche minacciato di licenziamento chi aderisce allo sciopero generale convocato per oggi da Mir Hussein Moussavi.

I blogger che descrivono le vie di Teheran in un clima da guerra civile. Pattuglie di milizie a bordo di motociclette picchiano chiunque trovino a tiro, molti negozi sono chiusi e alcuni cortei si sono formati lungo le strade principali della città. La protesta si è allargata anche al di fuori di Teheran: a Karaj, 20 chilometri a ovest della capitale, la polizia ha usato i lacrimogeni per disperdere i manifestanti. Allo sciopero generale hanno aderito anche i negozi del bazar di Isfahan e del mercato di Tabriz, uno dei più grandi del Medio Oriente, dove metà dei banchi sono rimasti chiusi.

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