Pdl: via dal Libano e torniamo in Iraq

Sulla politica estera dell’Italia – nel giorno in cui riesplode il dramma del Tibet – manca una visione bipartisan e la questione dell’impegno militare e civile dal Libano all’Afghanistan contribuisce a infiammare la campagna elettorale. Ad accendere la miccia è stato l’iper atlantista Antonio Martino, già ministro della difesa nel governo Berlusconi, pronosticando un rovesciamento della linea fin qui tenuta nelle linee guida della politica estera. “Cambio delle regole d’ingaggio per i nostri soldati impegnati in Libano” che avranno mani più libere, meno peace keeping e più peace enforcing; “istruttori in Iraq e più uomini in Afghanistan”.

Fini: Misure condivise non sono larghe intese

 “Se la sinistra, che sarà all’opposizione, voterà a favore di provvedimenti del governo, non è che ci sarà un governo di larghe intese, ci sarà piuttosto quello che in altri paesi è già norma, cioè che si vota per ciò che si condivide e si contrasta ciò che non si apprezza, cosa che in Italia continua ad essere più teorica che reale”. E’ quanto ha dichiarato il presidente di An Gianfranco Fini a margine del Forum di Confcommercio in corso a Cernobbio. “Se noi vinciamo le elezioni, cosa di cui sono personalmente convinto – ha proseguito Fini – tra i primi provvedimenti inseriamo la riduzione dell’Irpef o un intervento sul carico fiscale di un’impresa, cioè facciamo cose che Veltroni dice un giorno sì e l’altro pure, diventerà difficile il giorno che presenteremo il provvedimento dire di no se lo fa il governo”. Il leader di An sul tema ha invitato a “usare le parole in modo non equivocabile”.

Lettera aperta delle donne della Sinistra Arcobaleno

 Alcune autorevoli donne del Pd hanno chiesto coerenza al loro partito e si dicono preoccupate del fatto che alle molte candidature femminili non si accompagni un impegno altrettanto forte per eleggerle.
Per quanto riguarda il Pdl , secondo Berlusconi i tempi non sarebbero maturi per una politica e per istituzioni di donne e di uomini. L’affermazione si commenta da sola.
Anche noi avevamo avanzato pubblicamente alcune proposte agli uomini che dirigono la Sinistra Arcobaleno e ci eravamo impegnate a darne conto alle altre.
Con questa lettera aperta manteniamo l’impegno preso.

La ricetta di Berlusconi contro la precarietà? Sposare un milionario

 La ricetta di Berlusconi contro la precarietà? Semplice: sposare un milionario. Il candidato premier del Pdl, noto per il suo spiccato senso dell’umorismo, non ha trovato di meglio che rispondere con questa battuta – se così la vogliamo definire – ad una precisa domanda postagli da una ragazza durante la trasmissione “Punto di Vista” su Rai2.

“Come è possibile per le giovani coppie mettere su famiglia senza la sicurezza di un posto di lavoro, di un reddito fisso?”, domanda la ragazza. “Io, da padre, le consiglio di cercare di sposare il figlio di Berlusconi o qualcun altro del genere. E credo che, con il suo sorriso, se lo può certamente permettere”, la replica del Cavaliere.

Sandri (DC): il centro sia punto di convergenza dei valori

 “La Democrazia Cristiana guarda sempre con maggior attenzione verso tutte quelle componenti politiche di ‘centro’ e della società civile, capaci di essere oggi promotrici di una nuova politica unitaria e di centro, basata sul dialogo, sulla capacità di ascolto e sull’apertura multiculturale” dichiara Angelo Sandri, segretario nazionale della Democrazia Cristiana che lancia un appello, forte, a tutte quelle formazioni centriste e ai cristiano democratici impegnati in politica, per la rinascita di una federazione di Centro e aggiunge “Tutti i centristi insieme debbono poter recuperare convintamene il proprio ruolo politico per restituire al Paese un ‘centro’ politico, che non sia solo un punto geometrico ma che sia il punto di incontro e convergenza di quanti, animati da valori e radici comuni, si riconoscono pari dignità e pongono il proprio impegno politico al servizio del prossimo e del Paese. Insieme – prosegue Sandri – il centro può rompere l’attuale schema bipolare che tanti danni ha creato, i cui i risultati sono tristemente sotto gli occhi di tutti”.

A Boselli è toccato solo lo 0,3% del tempo nelle trasmissioni di approfondimento

 Scandaloso. Basta leggere i dati diffusi dalla stessa Rai per convenire che questo è il termine più appropriato per definire il comportamento di Viale Mazzini (anche delle reti private ma il servizio pubblico ha obblighi specifici) nei confronti del Partito socialista. Bene dunque ha fatto Boselli la settimana passata a denunciare con forza il comportamento censorio della Tv pubblica nell’unico ‘contenitore’ informativo disponibile, quello di ‘Porta a Porta’. Altro che piagnistei, ma legittima protesta che verrà replicata in tutte le sedi possibili a cominciare dalla Commissione di Vigilanza e dall’Agcom.