Questa volta la notte non ha portato il consiglio giusto. Anzi la notte tra l’11 e il 12 settembre 2008 verrà ricordata come uno tra i momenti più neri della vicenda Alitalia. Ormai non è più un mistero che le trattative si siano arenate e che la CAI (nuovo nome della compagnia di bandiera) abbia messo fine al dibattito e al confronto con i sindacati. E non bastano le preoccupanti rassicurazioni del ministro Sacconi che parla di prossima mobilità per molti lavoratori e che smentisce i dati che indicano almeno 5000 esuberi tra il personale dell’Alitalia.
Il tavolo di confronto tra rappresentanti del governo, dei sindacati e della Compagnia Aerea Italiana, durato gran parte della scorsa notte è saltato dopo la decisione della cordata degli imprenditori di terminare la trattativa. «CAI prende atto, dopo sette giorni di incontri, che non esistono le condizioni per proseguire le trattative» annuncia un portavoce della società. “È evidente – ha continuato – che non ci si rende conto della drammatica situazione di Alitalia e della necessità di profonda discontinuità rispetto al passato che il piano di salvataggio richiede». Per queste ragioni, CAI «non parteciperà a nessun tavolo».
Un duro stop anche se non sembra ancora arrivato il momento della rottura formale nella difficile ricerca di un’intesa con i sindacati.
Identificarsi nella Costituzione? In Italia non per tutti è così. Lo denuncia, da Helsinki, il Capo dello Stato, Giorgio Napolitano: “Credo ci siano questioni ancora aperte sulla piena identificazione nei principi e nei valori della Costituzione. Occorre un forte moto di patriottismo costituzionale, per il quale credo ci siano le condizioni”. E parlando dell’economia nel giorno in cuil’Istat annuncia il peggiro dato dal 2003, con la crescita sottozero, ammonisce: “Serve un grande sforzo per rilanciare la crescita,”è essenziale puntare su fattori fondamentali come la debolezza della capacità di concentrarsi sulla ricerca e la formazione. E’ una questione che deve essere affrontata anche dalle politiche pubbliche”.
Il consiglio dei Ministri ha approvato il disegno di legge sulle “misure contro la prostituzione” messo a punto dal ministro per le Pari Opportunità, Mara Carfagna. Secondo il ddl, prostituirsi continuerà a non essere un reato ma sarà vietato farlo per strada. Per i trasgressori, sia le lavoratrici del sesso sia i clienti, sono previste in egual misura sanzioni, che possono arrivare anche all’arresto.
“È andata bene”, dice Umberto Bossi uscendo da casa Berlusconi alle undici ieri sera. E poi un “sì” con un cenno del capo che lascia pochi dubbi a chi gli chiede se è stato trovato l’accordo sul federalismo fiscale. C’è voluta una cena al termine di una lunga giornata di incontri e tessiture per trovare la quadratura nel governo sul testo della riforma. “Via libera preliminare”, dovrebbe essere questa la formula con la quale il Consiglio dei ministri di oggi licenzierà il Federalismo.