Congresso Pd. Il chirurgo senatore Ignazio Marino è il “terzo uomo” che sfiderà Bersani e Franceschini

 La notizia ufficiale della candidatura del medico e senatore Ignazio Marino alla segreteria del Pd è arrivata sabato con un’ intervista a l’ Unità. Il quotidiano dedica alla notizia la prima pagina, con una grande foto sul titolo “Il terzo uomo”. “Ci sono tantissime forze nel Paese – dichiara Marino al quotidiano fondato da Antonio Gramsci – che hanno davvero voglia di esprimersi. Ho ricevuto in queste settimane migliaia di messaggi”.

Per gli ex Popolari Marino è un mezzo estremista che farebbe compiere al Pd un balzo a sinistra; per molti dei trenta – quarantenni che pochi giorni fa affollavano il Lingotto di Torino è il candidato ideale per ridare slancio al partito. Marino, 54 anni, chirurgo di fama internazionale, dice di battersi per la laicità, la meritocrazia, la scuola.

Noi dobbiamo essere il partito dei talenti, che finalmente realizzi una vera riforma della giustizia, che si batta per il rispetto delle regole, a tutti i livelli. Sono per la trasparenza e per un partito aperto”. Franco Marini si è spinto fino a dipingerlo come qualcuno che “sarà portato a estremizzare e ad aggrapparsi al nuovismo super ideologizzato” con un danno “non solo per il Pd ma per tutto il Paese”.

Il Ddl sicurezza diventa legge. Fra le norme il reato di clandestinità

 In meno di ventiquattr’ ore il governo porta a casa la terza fiducia e poi l’ ok definitivo del Senato sul ddl sicurezza con 157 voti favorevoli, 124 contrari e 3 astenuti. In mattinata l’ aula di Palazzo Madama aveva dato il via libera anche al terzo maxiemendamento del provvedimento che ora è legge.

Fra le norme contenute nel pacchetto è da ricordare il reato di clandestinità: lo straniero illegalmente in Italia, recita il testo, non rischia la reclusione ma un’ ammenda da 5 mila a 10 mila euro e l’ espulsione. I rilievi dell’ Ue e il rischio di una nuova emergenza carceri hanno pesato nell’ esclusione della detenzione dalle pene previste. Gli immigrati, inoltre, dovranno pagare un contributo di soggiorno che avrà un importo di un minimo di 80 euro e di un massimo di 200. Si pagherà per il rinnovo del permesso di soggiorno, ma non se questo è per asilo e per la richiesta di asilo, per la protezione sussidiaria e per motivi umanitari. Infine, è prolungata dagli attuali 60 giorni a 180 giorni la permanenza nei Cie, i centri di identificazione ed espulsione, degli immigrati clandestini.

Abrogate alla Camera le norme su medici e presidi spia, resta nel testo l’ obbligo di esibire agli uffici della pubblica amministrazione il permesso di soggiorno non solo ai fini del rilascio di licenze, autorizzazioni, iscrizioni ed altri provvedimenti di interesse ma anche per i provvedimenti inerenti agli atti di stato civile o all’accesso ai pubblici servizi. Con questa norma, accusa l’ opposizione, sarà impossibile per i figli dei clandestini essere iscritti all’ anagrafe.

Il presidente del Senato: “Il governo non si giudica per vicende estranee alla politica”

 “Un Governo deve essere giudicato per come governa, non per vicende estranee alla politica o all’ interesse comune del Paese. Certe campagne scandalistiche applicate impropriamente alla politica rischiano di danneggiare l’ immagine dell’ Italia”.

Il presidente del Senato, Renato Schifani, nel corso della presentazione a Palazzo Giustiniani della relazione del garante della Privacy, non manca di rivolgere un monito ai mezzi dell’ informazione sulle polemiche che hanno coinvolto nelle ultime settimane il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. “Penso che l’ informazione – ha proseguito Schifani – debba essere veritiera, corretta, equilibrata, rispettosa del diritto alla riservatezza della vita di ogni persona. Con le polemiche strumentali non si costruisce una sana democrazia”.

Parlando a Palazzo Giustiniani, in apertura della cerimonia sulla relazione annuale del garante della privacy Francesco Pizzetti, il presidente del Senato Renato Schifani affronta il tema caldo delle intercettazioni in relazione alla privacy. “I temi delicatissimi di cui si occupa il Garante – spiega Schifani – riguardano spesso la vita quotidiana personale; un sistema di comunicazione non corretta o la diffusione di dati che dovrebbero rimanere riservati, crea un’ onda lunga di effetti dannosi con conseguenze a volte molto negative o drammatiche”.

Estero. Il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad non partecipa al vertice in Libia

 Mahmoud Ahmadinejad ha rinunciato a partecipare al vertice dell’ Unione africana a Sirte, in Libia. Lo ha reso noto la presidenza iraniana. Anche Silvio Berlusconi, invitato dal presidente di turno dell’ Ua Muhammar Gheddafi in qualità di presidente del G8, aveva fatto sapere alla Libia di non poter partire per via del disastro di Viareggio.

La partecipazione del presidente iraniano al 13mo vertice dell’ Unione africana era data per certa fino a ieri, quando il Consiglio dei guardiani ha ratificato la sua elezione per un secondo mandato. Intanto in Iran proseguono le proteste contro le elezioni. Il candidato riformista alla presidenza iraniana Mehdi Karrubi ha detto di non riconoscere la rielezione del presidente Mahmud Ahmadinejad.

“Non considero questo governo come legittimo e continuerò la mia battaglia… usando ogni mezzo – si legge in una lettera apparsa sul suo sito internet nella notte fra ieri e oggi – e sono pronto a collaborare con persone e gruppi favorevoli alle riforme”. Karrubi è un religioso riformista, arrivato quarto nelle contestate elezioni presidenziali iraniane del 12 giugno.

Intanto il sito web del quotidiano israeliano Jerusalem Post, che cita fonti iraniane contattate telefonicamente, scrive che sei sostenitori di Mir Hossein Mousavi, il candidato moderato sconfitto nelle contestate presidenziali iraniane del 12 giugno dal presidente ultraconservatore Mahmoud Ahmadinejad, sarebbero stati impiccati l’ altro ieri nella città santa di Mashhad.

Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi: “Al G8 nuove sanzioni contro l’ Iran”. Ma Obama intende valutare le proposte

 Al G8 de L’ Aquila probabilmente prevarrà la linea dura contro il governo iraniano. Ad accennare oggi esplicitamente a nuove possibili sanzioni nei confronti di Teheran – per la prima volta dopo la contestata rielezione del presidente Mahmud Ahmadinejad e gli scontri di piazza che ne sono seguiti – è stato il premier Silvio Berlusconi, presidente di turno del G8.

“Anche dalle recenti telefonate che ho avuto con gli altri leader mondiali credo che si andrà in questa direzione, ha anticipato il presidente del Consiglio, assicurando che “al summit dell’ Aquila il nodo iraniano sarà il primo argomento che esamineremo”.

Fonti di palazzo Chigi hanno poi precisato all’ agenzia Ansa che in questa fase le sanzioni sono una possibilità che è sul tavolo degli otto Grandi ma non è una decisione che è stata presa. Comunque, hanno aggiunto le fonti, si sta andando verso un chiaro segnale nei confronti dell’ Iran. Non a caso, ad esempio dalla Gran Bretagna, vengono pressioni affinché l’ Unione europea prenda delle posizioni comuni ad alto valore simbolico, come la chiusura delle ambasciate a Teheran.

Nel giorno in cui arriva la scontata conferma della vittoria di Ahmadinejad da parte del Consiglio dei Guardiani della costituzione dopo un limitato riconteggio dei voti, si irrigidisce quindi la posizione degli occidentali. Berlusconi ha premesso di non voler anticipare quello che accadrà all’ Aquila.

Il governo pone la fiducia sul Ddl sicurezza. Il voto finale ci sarà oggi

 Il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Elio Vito, ha posto la questione di fiducia sul ddl sicurezza all’ esame nel Senato. Il ministro ha spiegato in Aula al Senato che il governo attribuisce grande importanza a questo provvedimento. È stato il primo ad essere approvato dal primo Consiglio dei ministri che si tenne nel maggio dell’ anno scorso a Napoli nell’ ambito di un più ampio pacchetto di norme in materia di sicurezza.

“La Camera dei deputati ha approvato poche e limitate modifiche – dice Vito – al testo licenziato dal Senato e pertanto il governo ritiene opportuno a questo punto giungere alla definita approvazione del testo. Pertanto autorizzato dal Cdm pongo la questione di fiducia sull’approvazione di ciascuno dei tre articoli del ddl nel testo approvato dalla camera”.

Il Senato entro domani in tarda mattinata voterà tre voti di fiducia al ddl sicurezza. Un voto per ciascuno dei tre articoli del ddl nel testo approvato dalla Camera. Lo ha deciso la Conferenza dei Capigruppo del Senato, decisioni riassunte al termine ai giornalisti dal capogruppo del Pdl Maurizio Gasparri.

Il Pd verso il Congresso: polemiche, critiche, divergenze di opinioni

 L’ attacco a Pierluigi Bersani, uomo di “apparato”, la polemica con Massimo D’ Alema che è l’ opposto del “progetto del Pd” e la preferenza a Dario Franceschini perché “simpatico” non potevano passare inosservati. L’ intervista a Debora Serracchiani apparsa su Repubblica scatena la prima vera polemica prcongressuale tra i sostenitori del segretario in carica e quelli dell’ ex ministro.

L’ outsider del Pd, diventata famosa per un intervento di pancia pronunciato durante una riunione dei circoli democratici lo scorso marzo, si schiera con Franceschini, polemizza con l’ ex ministro degli Esteri e divide in due il partito, secondo lo schema vecchio – nuovo già usato dal segretario la scorsa settimana.

Parole che immediatamente provocano la reazione del fronte opposto: “Serve un confronto serio – chiede Vasco Errani, schierato con Bersani – Chi conosce Bersani sa che certe rappresentazioni non sono vere: se pensiamo all’ apparato nell’ accezione contenuta nell’ intervista odierna della Serracchiani allora dico che Bersani è una cosa del tutto diversa”.

La Serracchiani viene criticata anche per aver spiegato di preferire Franceschini perché “più simpatico“. Nicola Zingaretti, presidente della provincia di Roma ha ironizzato: “Anche Totò e Tina Pica erano simpatici, sarebbero stati un ticket straordinario”. E Barbara Pollastrini aggiunge: “Potrei rispondere “sapete perché preferisco Bersani? perchè sa cantare…”. Ma per favore, non scherziamo! Cerchiamo di rispettarci di più e di saperci ascoltare”.

Officina Giovani, Formigoni loda “Amico Charly Onlus” (ente che gestirà l’ Officina)

 A Milano, da oggi, i giovani hanno uno spazio in più. È l’ Officina dei Giovani di Via Guerzoni che è stata inaugurata questa mattina dal presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, dal sindaco di Milano, Letizia Moratti, presenti anche Mariagrazia Zanaboni, presidente dell’ Amico Charly Onlus (ente che gestirà l’ Officina) e Renata Viganò, presidente del Comitato scientifico dell’ Università Cattolica.

Una vera e propria città nella città riservata ai giovani, 12.000 mq. dove sperimentare e mettere in campo sinergie con altre realtà del terzo settore, creando un vero e proprio sistema a rete. Al suo interno trovano posto uno spazio polivalente per laboratori creativi ed espressivi (pittura, scultura, graffiti), uno spazio danza, per corsi di ballo e ginnastica, un’ area musica con la sala prove / incisione e Radio Charly Web, una sala informatica, una sala studio per il recupero e il sostegno scolastico e, all’ esterno, campi da pallavolo e basket. Ci sono anche un bar, con biliardini (dove si sono sfidato Formigoni e Moratti) e tavoli da ping, un ampio patio esterno e gli uffici dell’ Associazione.

“Oggi quello che fino a poco fa era solo un grande progetto – ha detto Formigoni – è realtà. La trasformazione di quella che era una zona della città abbondonata è il simbolo del cambiamento dell’ animo dei giovani che saranno protagonisti di questo luogo. Senza l’ intelligenza e la lungimiranza della Fondazione Charly questa iniziativa non avrebbe visto la luce”.

Estero. Iraq, inizia il ritiro delle truppe Usa

 Le uniformi color sabbia – offerte dalla Forza multinazionale – sono identiche, ma dal primo luglio i residenti delle città irachene incontreranno per le strade solo le forze di sicurezza locali: oggi infatti l’ Iraq volta pagina con l’ inizio del ritiro delle truppe statunitensi dai principali nuclei urbani, come previsto dall’ accordo per la sicurezza.

Un avvenimento gioioso che il governo del premier Nouri al Maliki ha deciso di festeggiare proclamando il 30 giugno un giorno di vacanza in tutto il Paese. In realtà nelle città resterà un piccolo numero di addestratori e consiglieri militari, mentre il grosso delle truppe (130mila effettivi) verrà trasferito nelle basi e nelle caserme fuori dai nuclei urbani: le forze statunitensi potranno comunque intervenire nelle città su specifica richiesta delle autorità irachene.

Autorità che si dichiarano assai fiduciose nelle capacità delle forze irachene (750mila effettivi tra esercito e polizia) di garantire la sicurezza anche nel convincimento che le milizie ribelli intensificheranno il numero di attentati nel tentativo di minare la fiducia dell’ opinione pubblica nel governo, come dimostrano i recenti attacchi avvenuti a Kirkuk, Nassiriyah o Baghdad e costati la vita ad almeno 150 persone.

Nel complesso tuttavia il livello delle violenze è in netto calo da un anno a questa parte e lo scorso maggio è stato il meno sanguinoso dall’ invasione del 2003 ad oggi: una calma che ha convinto il governo iracheno ad autorizzare la rimozione delle barriere protettive in cemento costruite nella capitale entro il 2010.

Di qui al 2011 – data del definitivo ritiro statunitense – le forze americane, oltre all’ addestramento, offriranno comunque un forte sostegno logistico soprattutto in materia di trasporto aereo, oltre alla consegna di 8.500 humvees; sotto giurisdizione irachena passeranno inoltre gli undicimila detenuti nelle due carceri militari statunitensi.