Il governo pone la fiducia sul Ddl sicurezza. Il voto finale ci sarà oggi

di Mariella Commenta

 Il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Elio Vito, ha posto la questione di fiducia sul ddl sicurezza all’ esame nel Senato. Il ministro ha spiegato in Aula al Senato che il governo attribuisce grande importanza a questo provvedimento. È stato il primo ad essere approvato dal primo Consiglio dei ministri che si tenne nel maggio dell’ anno scorso a Napoli nell’ ambito di un più ampio pacchetto di norme in materia di sicurezza.

“La Camera dei deputati ha approvato poche e limitate modifiche – dice Vito – al testo licenziato dal Senato e pertanto il governo ritiene opportuno a questo punto giungere alla definita approvazione del testo. Pertanto autorizzato dal Cdm pongo la questione di fiducia sull’approvazione di ciascuno dei tre articoli del ddl nel testo approvato dalla camera”.

Il Senato entro domani in tarda mattinata voterà tre voti di fiducia al ddl sicurezza. Un voto per ciascuno dei tre articoli del ddl nel testo approvato dalla Camera. Lo ha deciso la Conferenza dei Capigruppo del Senato, decisioni riassunte al termine ai giornalisti dal capogruppo del Pdl Maurizio Gasparri.

Maurizio Gasparri spiega anche che non si è ricorso ad un maxiemendamento “perché il testo è arrivato così articolato dalla Camera dove vi sono stati tre voti di fiducia perché sono stati tre articoli che hanno accorpato per analogia di materia le norme che riguardano la sicurezza”.

Il discusso provvedimento trasformerà in fuori – legge gli immigrati non in regola. L’ esecutivo dunque tira dritto nonostante il nuovo stop giunto da Fini. “È assolutamente indispensabile” distinguere tra chi chiede asilo politico e i clandestini, aveva chiesto il presidente della Camera.

Ma Fini soprattutto è tornato a criticare la politica dell’ immigrazione, cara alla Lega, che criminalizza anche le badanti (“di cui abbiamo invece drammaticamente bisogno»”). “I rifugiati – ha osservato Fini da Madrid – non possono essere automaticamente equiparati al clandestino” perché l’ equiparazione automatica “fa venir meno la dignità della persona“.

Nel centrodestra nessuno vuole commentare le parole del presidente della Camera. E l’ imbarazzo è palpabile soprattutto nel Carroccio. L’ opposizione invece concorda, anche se non si fa troppe illusioni come il capogruppo Udc al Senato Giampiero D’ Alia: “Bene Fini, purtroppo il governo fa orecchie da mercante”. “È bello constatare – commenta il vicepresidente dei deputati del Pd Gianclaudio Bressa – che Fini stia da questa parte del dibattito”.

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