L’intervento di Pier Pedinando Casini pubblicato su ‘La Stampa’.
Caro direttore, nel pieno della crisi dei mercati gli occhi del mondo sono stati puntati sul parlamento statunitense. Con un approccio che prescindeva dalla loro collocazione partitica e cercando di interpretare le ansie dei loro elettori, i membri del Congresso sono stati reali protagonisti della decisione sul piano Paulson.
Il paragone con lo stato attuale di salute del Parlamento italiano è sconfortante. Sotto il giogo di continue questioni di fiducia, poste spesso su maxiemendamenti, parlamentari eletti in liste bloccate confezionate dai vertici di partito (perché a suo tempo fu respinta la proposta dell’UDC di tornare alle preferenze), convertono disciplinatamente in legge i decreti del governo.
Le nostre camere sono ridotte al ruolo di organo di mera ratifica: il dibattito è strozzato e la possibilità di incidere sui testi legislativi ridotta, se non inesistente.
Dopo il nuovo allarme dell’Fmi è stata trovata un’intesa tra i leader dei 15 Paesi dell’euro su interventi cruciali in grado di ridare fiducia ai mercati e disinnescare il rischio di collasso del sistema finanziario internazionale. Lo ha annunciato il presidente francesi Sarkozy al termine del vertice di Parigi.