Ronchi: Grazie ad accordo UE sul clima, salvaguardati i lavoratori italiani

 “L’accordo che i leader dei Ventisette hanno trovato sul pacchetto clima-energia è motivo di grande soddisfazione per tutti noi”. Lo ha affermato il ministro delle Politiche Europee, Andrea Ronchi, che ha parlato di “un grande successo per l’Europa e per il governo italiano che, fin dall’inizio, si è battuto puntando sul gioco di squadra e su un’azione compatta e coordinata dei suoi ministri. C’e’ un punto molto importante che oggi tengo a sottolineare: grazie all’accordo raggiunto a Bruxelles nessun posto di lavoro italiano verra’ messo a repentaglio e l’industria manifatturiera verra’ pienamente tutelata. Quando a settembre iniziammo a occuparci del pacchetto clima-energia ci eravamo dati il compito di proteggere l’ambiente, riducendo al contempo gli oneri, decisamente sproporzionati, a carico delle imprese italiane.
Alla fine la nostra volonta’ di tutelare l’interesse nazionale si e’ rivelata vincente e oggi riteniamo che gli obiettivi che ci eravamo prefissati siano stati pienamente raggiunti e che sia stato trovato il giusto equilibrio tra una politica ambiziosa a tutela dell’ambiente e la salvaguardia della competitivita’ dell’industria, soprattutto in un momento difficilissimo per l’economia internazionale.

Confcommercio: Lo sciopero della CGIL una protesta irresponsabile

“Praticamente inesistente l’adesione tra le imprese associate a Confcommercio e nessun problema negli esercizi commerciali che sono tutti aperti”. Questo il commento del presidente della Commissione Lavoro di Confcommercio, Francesco Rivolta, in riferimento allo sciopero indetto venerdì dalla sola Cgil. “Avevamo già sostenuto, prima della sua proclamazione, che questo sciopero rappresentava una scelta irresponsabile perché non avrebbe aiutato il Paese ad affrontare le difficoltà della crisi, né a migliorare il clima di fiducia delle famiglie soprattutto nel periodo a ridosso del Natale e i dati sulle adesioni ci fanno dire che i lavoratori del nostro settore, ma anche gli stessi iscritti alla CGIL, hanno manifestato un’analoga preoccupazione.” “Tutto questo – conclude Rivolta – dovrebbe far riflettere chi ha grandi responsabilità sociali perché indica che, nella complessa situazione economica in cui ci troviamo, occorre una volontà di segno nuovo tesa a ricercare soluzioni praticabili nell’interesse generale. Per questo motivo auspichiamo che la CGIL non prosegua ad isolarsi su posizioni di conflitto ma individui, insieme alle altre organizzazioni sindacali, un nuovo terreno di confronto ripensando anche alla scelta di non aderire alla firma del nostro contratto nazionale”.

PD: La Costituzione non si tocca

 “I principi fondamentali della Costituzione sono fuori discussione e nessuno può pensare di modificarli o alterarli”. Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, risponde indirettamente alla volontà formulata da Silvio Berlusconi di cambiare la Costituzione senza il bisogno dell’opposizione. “Per quanto si discuta” su quanto è possibile o opportuno modificare e che cosa no, ribadisce Napolitano al Quirinale dove ha ricevuto i rappresentanti del Fondo ambientale italiano, le fondamenta della Carta non possono comunque essere toccate.

“Anche oggi il Capo dello Stato, con parole sagge e equilibrate, ha rimesso ordine in un dibattito che, non certamente per causa nostra, si era sviluppato attraverso strappi e dichiarazioni fuori luogo”. Anna Finocchiaro, Presidente del gruppo Pd a Palazzo Madama, commenta le parole di Napolitano e ricorda agli interlocutori della maggioranza che “I principi fondamentali della nostra Carta costituzionale sono immodificabili e per noi rimangono sempre validi e attuali”.

E’ bene che la maggioranza lo tenga a mente anche quando paventa la possibilità di andare avanti senza cercare di consultare tutto le forze chiamate a rappresentare il popolo italiano in Parlamento. “La Costituzione è inclusiva – ricorda Gustavo Zagrebelsky, costituzionalista e presidente emerito della Corte costituzionale in un’intervista a Repubblica – Non è scritta da chi vince contro gli sconfitti. La Costituzione non si occupa di chi sia il vincitore. Scrive principi per tutti, garantisce i diritti di tutti”.

Il PdL sceglie i Delegati: Al via 10 mila gazebo

Il coordinatore nazionale di Forza Italia Denis Verdini e il ministro della Difesa e reggente di An, Ignazio La Russa, hanno presentato la mobilitazione dei 10.000 gazebo che verranno allestiti

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Brunetta: donne in pensione a 65 anni

 Le donne dovranno in futuro andare in pensione a 65 anni. Cominciando da quelle che lavorano per la pubblica amministrazione. Ne è convinto il ministro della Funzione pubblica, Renato Brunetta, che intervenendo a Stresa al Forum della Terza Economia ha spiegato che «è necessario porre al centro dell’agenda politica l’obiettivo della perequazione verso l’alto dell’età pensionabile di maschi e femmine». «Per quanto mi riguarda – ha aggiunto l’esponente del governo – sono datore di lavoro di tre milioni e 650 mila persone e mi applicherò con determinazione al perseguimento di questo obiettivo». Un’uscita, quella del ministro, che ha scatenato molte reazioni, soprattutto dal fronte sindacale. Ma anche la politica ha commentato la proposta. E qualche sorpresa arriva anche dall’interno del Pdl, con il leghista Roberto Calderoli che da ministro alla Semplificazione la semplifica con un gioco di parole: «Brunetto-scherzetto». «Prendiamo come una battuta quella detta sulle pensioni dal ministro Brunetta – ha precisato Calderoli – su un argomento di questa importanza, che avrebbe dovuto essere oggetto di un’approfondita discussione politica all’interno della maggioranza. Discussione approfondita che vi è già stata proprio in occasione dell’ultima riforma previdenziale».

Giustizia, il pacchetto slitta a gennaio. Alfano prova a riaprire dialogo col Pd

 Slitterà a gennaio 2009 il “pacchetto” giustizia contenente la riforma del processo penale e misure per affrontare l’emergenza sovraffollamento carceri, inizialmente preannunciato per il consiglio dei ministri della prossima settimana. La decisione – secondo quanto si è appreso in ambienti del governo – è stata presa dopo che il Guardasigilli Alfano, sentito il premier Berlusconi, ha concordato sul tentativo di riannodare il filo del dialogo con l’opposizione almeno sulle modifiche con legge ordinaria al processo penale, visto che sulle riforme costituzionali resta la netta contrarietà del Pd. La prossima settimana, dunque, Alfano incontrerà il ministro “ombra” della Giustizia Lanfranco Tenaglia e tornerà a vedersi anche con Michele Vietti (Udc), oltre che con i capigruppo di maggioranza.

La bozza del testo era fino a ieri in fase di limatura al ministero della Giustizia per approdare al consiglio dei ministri del prossimo 19 dicembre, ma ha ricevuto uno ’stop’ nelle ultime ore. Se ne riparlerà solo dopo che Alfano avrà ricevuto una serie di proposte dalla Lega Nord (intenzionata ad insistere sui giudici di pace eletti dal popolo) e soprattutto dopo aver incontrato, tra martedì e mercoledì, il ministro “ombra” del Pd, Tenaglia, e Vietti dell’Udc. La bozza di ddl in fase di limatura fino a ieri sera prevedeva, tra l’altro, modifiche al codice di procedura penale per dare maggiore autonomia investigativa alla polizia giudiziaria rispetto al pubblico ministero (che non avrebbe più potuto acquisire autonomamente la notizia di reato ma soltanto riceverla) e misure per risolvere l’emergenza sovraffollamento carceri puntando soprattutto su modifiche alle norme sulle gare di appalto per costruire nuovi penitenziari (così da evitare che in caso di contenzioso si blocchino i lavori).

La CGIL dichiara un milione e mezzo di persone in piazza

Quasi un milione e mezzo di persone sono scese in piazza in occasione dello sciopero generale indetto dalla Cgil. Una giornata di mobilitazione per chiedere ‘Più lavoro, più salario, più pensioni, più diritti’ e per contrastare le scelte inadeguate messe in campo dal governo per affrontare la crisi economica. Il risultato è stato raggiunto sommando il dato di partecipazione di tutte le 108 piazze d’Italia dove si sono svolte le manifestazioni della Cgil.

L’epicentro della protesta è stato Bologna dove, all’imponente manifestazione regionale, ad ascoltare il comizio del segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, in Piazza Maggiore erano in 200mila, mentre a Milano con la segretaria confederale Morena Piccinini erano in 80mila. A Venezia, la segretaria confederale della Cgil, Susanna Camusso, ha parlato davanti a 50mila persone mentre a Torino, con il segretario confederale Enrico Panini, erano in 50mila. A Firenze il dato di partecipazione alle manifestazione è di 40mila persone. A Genova, con la segretaria nazionale Nicoletta Rocchi, erano in 25mila. A Roma sono scesi in piazza con la segretaria generale dello Spi Cgil, Carla Cantone, 40mila manifestanti mentre ad Ancona, una delle cinque manifestazioni regionali, erano in 25mila con il segretario confederale Fabrizio Solari.

Il PD reagisce agli attacchi di Berlusconi all’opposizione

 Il dialogo no! Chissà se Silvio Berlusconi ha mai pensato ad un riadattamento della popolare canzone di Renato Zero. Certo è che per l’exploit di ieri sulla questione giustizia, sarebbe difficile trovare un titolo più appropriato. “Fin quando sarò al governo non mi siederò mai ad un tavolo con questi individui” ha tuonato il premier, riferendosi all’opposizione, durante la presentazione del nuovo libro di Bruno Vespa.

Definendo il Partito Democratico come un covo di “Marxisti leninisti”, ha targato il suo governo come il “Paradiso, che promette all’Italia il cambiamento necessario”. Un cambiamento che partirà dalla riforma della giustizia, da fare contro tutto e tutti. Anche calpestando la Costituzione, perché no? È lo stesso cavaliere a chiarire le sue intenzioni: “Cambieremo la Costituzione con i soli voti della maggioranza” e ancora “si può cambiare dando poi l’ultima parola ai cittadini, perché questa è la democrazia”. In effetti questa idea di democrazia è perfettamente in linea con l’idea di opposizione, vista come un annoso problema di cui liberarsi alla svelta. Ed è parente stretto del suo personale concetto di parlamento, quale mero ratificatore delle decisioni dell’esecutivo.