Il dialogo no! Chissà se Silvio Berlusconi ha mai pensato ad un riadattamento della popolare canzone di Renato Zero. Certo è che per l’exploit di ieri sulla questione giustizia, sarebbe difficile trovare un titolo più appropriato. “Fin quando sarò al governo non mi siederò mai ad un tavolo con questi individui” ha tuonato il premier, riferendosi all’opposizione, durante la presentazione del nuovo libro di Bruno Vespa.
Definendo il Partito Democratico come un covo di “Marxisti leninisti”, ha targato il suo governo come il “Paradiso, che promette all’Italia il cambiamento necessario”. Un cambiamento che partirà dalla riforma della giustizia, da fare contro tutto e tutti. Anche calpestando la Costituzione, perché no? È lo stesso cavaliere a chiarire le sue intenzioni: “Cambieremo la Costituzione con i soli voti della maggioranza” e ancora “si può cambiare dando poi l’ultima parola ai cittadini, perché questa è la democrazia”. In effetti questa idea di democrazia è perfettamente in linea con l’idea di opposizione, vista come un annoso problema di cui liberarsi alla svelta. Ed è parente stretto del suo personale concetto di parlamento, quale mero ratificatore delle decisioni dell’esecutivo.
Le stime sul peggioramento degli ordinativi e della produzione industriale, unite «alla debolezza del terziario, secondo il Centro studi Confindustria «sono coerenti con un calo del Pil dello 0,8% nel trimestre in corso». I dati di contabilità nazionale diffusi dall’Istat, spiegano gli economisti di Viale dell’Astronomia «certificano ufficialmente l’entrata in recessione dell’economia italiana come ampiamente annunciato.
Almeno un milione di persone in 108 piazze italiane: è la stima della Cgil per lo sciopero generale che si svolgerà venerdì prossimo. Nel corso di una conferenza stampa, il segretario organizzativo Enrico Panini ha riferito che le bandiere della confederazione saranno listate a lutto, e sarà osservato un minuto di silenzio per ricordare le “stragi sul lavoro”.
Due giorni fa, sulla giustizia, Pier Ferdinando Casini, aveva usato parole che sono musica per le orecchie del Cavaliere: apertura di un tavolo di confronto tra maggioranza e opposizione sulle riforme e conseguente esclusione di Antonio Di Pietro. E ieri in un’intervista per il mensile «Pocket», Silvio Berlusconi ha lanciato verso gli ex dc un segnale di disgelo: «Per Casini le porte del Pdl non sono aperte, sono spalancate. Casini ha deciso di non far parte della Pdl e ha scelto una strada che lo sta portando su posizioni che hanno deluso elettori ed ex dirigenti dell’Udc. Speriamo che cambi idea».