I presidenti e i vicepresidenti del Pdl al Senato e alla Camera, Gasparri, Quagliariello, Cicchitto e Bocchino, in una nota congiunta hanno dichiarato: “Meravigliano alcune dichiarazioni di esponenti del Partito Democratico. Alla commissione di Vigilanza Rai, il capogruppo del Pdl al Senato in commissione, Alessio Butti, ha parlato in modo molto chiaro. Ha confermato la nostra disponibilita’ a sostenere un’intesa che porti all’elezione a presidente della Vigilanza del senatore Zavoli. Ma cio’ sara’ ovviamente possibile solo se ve ne saranno le condizioni. Non c’e’ nessuna norma che possa condurre alla sostituzione di un presidente contro la volonta’ dello stesso. Abbiamo espresso rispetto per il senso di responsabilita’ del senatore Villari che ha consentito di sbloccare una situazione ferma da troppo tempo. Tutto e’ stato detto, come sempre, alla luce del sole, confermando disponibilita’ ad intese ma non certo ad atti che offenderebbero il rispetto che tutti devono alle istituzioni dello Stato.
Redazione
Il PD, con Villari presidente, non parteciperà ai lavori della Vigilanza Rai
Riccardo Villari, eletto presidente della Commissione di Vigilanza Rai con i voti del Pdl, ha deciso di non dimettersi dal suo incarico. Non sono bastate le raccomandazioni da parte del PD né la convergenza degli schieramenti politici sul nome di Sergio Zavoli. Duro il giudizio di Veltroni: “una vicenda pazzesca come talvolta accade nella politica italiana”. In serata arriva l’espulsione dal gruppo parlamentare.
La vicenda Villari sta acquisendo sempre più i caratteri di una farsa. Veltroni ha chiarito la posizione la posizione del Partito Democratico sulle mancate dimissioni da parte del neo presidente della commissione: “Villari – ha affermato Veltroni – è stato eletto con i voti della maggioranza in un posto che spettava all’opposizione. Giovedì aveva detto che non avrebbe fatto nulla contro il partito, poi a me ha detto che si sarebbe dimesso e ancora dopo ha detto che si sarebbe dimesso dopo che si trovava un’intesa sul nome. Una vicenda pazzesca, come talvolta accade nella politica italiana”.
Piano anti-crisi, verso bonus per le famiglie a Natale
Il cantiere del piano anti-crisi è ancora aperto. Ma alcune certezze si fanno largo tra le ipotesi allo studio dei tecnici a meno di una settimana dal Consiglio dei ministri di mercoledì 26 novembre. Che, secondo quanto affermato da Silvio Berlusconi, dovrebbe varare un primo pacchetto di misure per famiglie e imprese, dal valore stimato (almeno per il momento) tra 3,8 e 4,3 miliardi. Anche se il Cdm potrebbe limitarsi a un primo esame del piano attendendo l’ufficializzazione delle “mosse” di Bruxelles. In ogni caso nel pacchetto italiano un punto considerato ormai fermo è la destinazione a dicembre di un bonus familiare, in forma una tantum, alle famiglie meno abbienti probabilmente con un tetto di reddito compreso tra i 12mila e i 20mila euro.
Questo intervento è visto da alcuni tecnici dell’Esecutivo come il primo passo in direzione del quoziente familiare. Ma per il ministero dell’Economia si tratta solo di una semplice misura di sostegno slegata dalla logica del “quoziente”.
Frattini: Permesso solo agli immigrati che sono utili. Bruxelles dà ragione all’Italia
Intervista del ministro degli Esteri Franco Frattini a “il Giornale” del 20 novembre 2008..
Di ieri l’approvazione dell’Europarlamento a grande maggioranza della «carta blu», l’equivalente della «green card» americana che permette l’ingresso nella Ue a 27 di laureati e specializzati in grado di dare una mano all’economia del vecchio continente senza i limiti di un permesso di soggiorno. “Ma non è che una delle idee che avevo presentato e che, pian piano, vengono ora approvate tanto dai governi che dal Parlamento europeo. Segno che erano ipotesi serie…”, accenna l’ex commissario ora tornato a guidare il nostro ministero degli Esteri.
A ben vedere l’intero patto di Sarkozy sull’immigrazione e l’asilo è basato sulle proposte da lei avanzate a suo tempo quale commissario alla libertà, sicurezza e giustizia…
“Le mie in fondo erano proposte equilibrate. Si trattava di risolvere il problema di non far mancare all’Europa mano d’opera qualificata e di cercare di respingere chi non veniva per lavorare ma per altri motivi. Aprire le porte a chi si vuol rendere utile e chiuderle a chi invece persegue altri obiettivi. Eppure, specie da noi, ricordo in quanti si strappavano i capelli parlando di politica elitaria, di rischi per il voler rubare cervelli ai Paesi meno sviluppati…”.
Vigilanza Rai, Villari sfida il Pd: Stimo Zavoli ma resto qui
Riccardo Villari non si dimette da presidente della commissione di Vigilanza Rai. «Ho un obbligo da rispettare e intendo portarlo avanti» ha spiegato. Dopo giorni di tira e molla, insomma, è arrivato l’atteso strappo tra il senatore Pd e il suo partito (che nel frattempo, tramontata l’ipotesi Orlando per la presidenza della Vigilanza, aveva trovato l’accordo con il Pdl sul nome di Sergio Zavoli). Lo stesso Pd ha annunciato che non parteciperà ai lavori della Commissione finché Villari non rassegnerà le dimissioni (a questo punto sarebbe a rischio la nomina del presidente della Rai per la quale in Vigilanza servono i due terzi dei voti dei commissari). Non solo: fonti del Pd assicurano di essere pronti a «espellerlo dal partito».
PRESIDENTE LEGITTIMO – «Ho deciso di mantenere il ruolo di presidente della Commissione di Vigilanza che mi è stato affidato col voto di parlamentari che hanno svolto legittimamente la loro funzione» afferma Villari, chiedendo «rispettosamente a tutti i colleghi della Commissione di compiere un atto di coraggio e di permettere a questo organo di garanzia di svolgere il suo delicato e impegnativo lavoro». Villari chiede anche «alla politica dei partiti di fare un passo indietro», e precisa che, pur avendo «la massima stima e considerazione per il senatore Zavoli», si sente a sua volta «un esponente e un uomo del Partito Democratico, e sottolineo democratico, e per questo so che il valore delle istituzioni precede il peso delle segreterie».
Epifani (CGIL): Crisi pesante, in arrivo una valanga
Dalla ricognizione che la Cgil sta «facendo in queste ore esce un quadro sulla crisi molto più pesante», sta arrivando una valanga». Lo ha affermato il segretario generale della Cgil,
Di Pietro spiega il suo attacco a Berlusconi sul caso Villari
Riporto la mia intervista di oggi a “il Caffè”, di Corradino Mineo, a RaiNews24. Un’intervista che non lascia spazio ad alcun dubbio. I cittadini valutino da soli la credibilità del sottoscritto e di Silvio Berlusconi.
Corradino Mineo: Allora, Di Pietro, lei andrà dai magistrati per denunciare Berlusconi di essere stato un corruttore, di aver provato a corrompere Villari, Orlando e lei stesso?
Antonio Di Pietro: Innanzitutto non conosce neanche il diritto. Semmai deve andare dal magistrato per denunciarmi per diffamazioni, mentre per calunnia deve rispondere lui se dovesse andare dal magistrato a fare una denuncia del genere, perché io ho detto semplicemente il vero e lui, senza accorgersene, ha pure confessato.
Primo, fino a quindici giorni fa ha sempre detto che non mi aveva mai offerto il posto da ministro, e ora lo ha ammesso. Dice che lo ha fatto in quel momento perché non sapeva chi ero io. Quel momento era maggio 1994: mi ha richiamato o no nel febbraio 1995, signor Berlusconi? Allora dopo andavo bene? Quando mi ero già dimesso dalla magistratura e stavo per entrare in politica? Evidentemente dice il falso.
Poi, è vero o non è vero che in contemporanea al passaggio di De Gregorio dal centrosinistra al centrodestra, diventando con i suoi voti, di Forza Italia, Presidente della commissione Difesa? E’ vero. Ed è vero o non è vero che ha fatto, legittimamente perché lo ha pure denunciato, c’è la prova documentale, un finanziamento di sei-sette cento mila euro ad Italiani nel Mondo di De Gregorio?
“Messa in prova”, frenata del governo
La novità nella bozza di disegno di legge sulla certezza dell’applicazione della pena predisposto dal Guardasigilli Alfano provoca malumori all’interno del governo. Il primo a frenare è proprio il Guardasigilli: «Niente indulti o amnistie», precisa Alfano che annuncia «approfondimenti» sul provvedimento. Altolà anche da La Russa, secondo cui il ddl Alfano sulla giustizia «è ancora tutto da esaminare».
Il testo prevede che, per i reati punibili con pena fino a quattro anni di carcere, gli incensurati fino al dibattimento possano chiedere di essere «messi alla prova» invece di rischiare la cella. Si sospenderebbe il procedimento a loro carico in modo che possano svolgere lavori di pubblica utilità. A conclusione di questo periodo, se il giudice potrà constatare la effettiva riabilitazione, il reato sarà estinto. In pratica, anche per svuotare le carceri, si intende proporre la detenzione come «extrema ratio», sostituendo la pena con le misure che tendano al recupero di chi abbia compiuto un reato.
Berlusconi: Vedo con molto favore una collaborazione tra Alitalia e Lufthansa
“Con il Cancelliere tedesco, Angela Merkel, abbiamo parlato del dossier Alitalia e ci siamo trovati d’accordo: entrambi vediamo con molto favore una collaborazione tra Alitalia e Lufthansa”. Cosi’ si è
Berlusconi in diretta tv attacca Di Pietro ed Epifani
Il premier Silvio Berlusconi invita il leader di Italia dei valori, Antonio Di Pietro, «a fare il suo dovere. Deve andare dai magistrati per denunciarmi. Se non lo fa lui, lo farò io querelandolo per calunnia». Intervenendo a ’Ballarò’, il presidente del Consiglio ha replicato alle accuse di Di Pietro sulla vicenda della presidenza della commissione di vigilanza della Rai.
«L’onorevole Di Pietro ha parlato di un certo modo di me – ha detto Berlusconi – accusandomi di aver tentato di corrompere l’onorevole Villari, tentato di corrompere l’onorevole Orlando e tentato di corrompere a suo tempo anche lui. Riccardo Villari non lo conosco, non l’ho mai incontrato nè prima nè dopo la sua elezione alla presidenza della commissione di vigilanza. Non ho mai chiesto un appuntamento all’onorevole Orlando. Mi è stato proposto di incontrarlo da un collega di Forza Italia, ma io ho rifiutato».