Piano anti-crisi, verso bonus per le famiglie a Natale

di Mariella Commenta

Il cantiere del piano anti-crisi è ancora aperto. Ma alcune certezze si fanno largo tra le ipotesi allo studio dei tecnici a meno di una settimana dal Consiglio dei ministri di mercoledì 26 novembre. Che, secondo quanto affermato da Silvio Berlusconi, dovrebbe varare un primo pacchetto di misure per famiglie e imprese, dal valore stimato (almeno per il momento) tra 3,8 e 4,3 miliardi. Anche se il Cdm potrebbe limitarsi a un primo esame del piano attendendo l’ufficializzazione delle “mosse” di Bruxelles. In ogni caso nel pacchetto italiano un punto considerato ormai fermo è la destinazione a dicembre di un bonus familiare, in forma una tantum, alle famiglie meno abbienti probabilmente con un tetto di reddito compreso tra i 12mila e i 20mila euro.
Questo intervento è visto da alcuni tecnici dell’Esecutivo come il primo passo in direzione del quoziente familiare. Ma per il ministero dell’Economia si tratta solo di una semplice misura di sostegno slegata dalla logica del “quoziente”. Lo schema su cui si starebbe lavorando a via XX settembre e alle Entrate è maggiormente in linea con l’intervento “pro-incapienti”.
L’agevolazione dovrebbe essere tuttavia modulata sulla base del reddito effettivo e del numero dei figli e degli altri familiari a carico (anziani compresi). Una sorta di famiglia fiscale. Il costo dell’operazione supererebbe il miliardo di euro. Secondo le ultime (provvisorie) simulazioni, il bonus si snoderebbe tenendo conto di tre diverse fasce di reddito e composizione familiare: ne avrebbero diritto i coniugi senza figli (due soli componenti) fino a 12mila euro; le famiglie composte da 3-5 componenti tra i 12mila e i 17mila euro; i nuclei con 6 o più componenti fino a 20mila euro.
Un dispositivo tarato su lavoratori dipendenti e pensionati che l’Esecutivo sta pensando di estendere, già in prima battuta, ai lavoratori autonomi.
Soltanto in futuro il Governo potrebbe incamminarsi sulla strada del “quoziente”, anche grazie alla revisione delle detrazioni Irpef, annunciata dal sottosegretario Daniele Molgora rispondendo ad una interrogazione parlamentare: «Il Governo sta valutando «una possibile, complessiva revisione del sistema delle detrazioni dell’Irpef, che prevede attualmente ben 49 forme» di sconto.
Dell’elenco di misure del pacchetto anti-crisi considerate ormai quasi certe fanno anche parte la cosiddetta Iva per cassa, la proroga della detassazione degli straordinari e lo “sconto” dell’Irap almeno sulla parte della componente costo del lavoro (deducibilità del 10-15%). Uno sconto sostanzialmente confermato nel corso della Conferenza Unificata Governo-enti locali dal ministro Giulio Tremonti. Che fa sapere che per il via all’Iva per cassa occorre attendere l’ok della Ue. Praticamente sicura è la riduzione di tre (o quattro) punti degli acconti fiscali di novembre. Che non dovrebbe però riguardare l’Irpef, anche perché i sostituti d’imposta hanno già sostanzialmente provveduto al versamento.
Per le imprese il piano dovrebbe prevedere anche l’estensione del credito d’imposta per la ricerca e lo sviluppo anche ai casi in cui l’azienda scelga di affidare il progetto all’estero. Di fatto acquisita è poi la rivalutazione dei cespiti e dei beni strumentali. Quanto alle altre misure, resta molto “gettonata” la riduzione delle accise sulla benzina, almeno per il periodo natalizio. I tecnici stanno ancora verificando la compatibilità di questo intervento. Sembra tramontare invece l’ipotesi di una «Robin tax» sugli operatori di telefonia mobile.
Praticamente confermata è l’estensione a precari ed “atipici” degli ammortizzatori sociali, la cui dote salirebbe dagli attuali 600 milioni a quota 800-1.000 milioni. Sicuro appare anche lo sconto sulle bollette dell’energia elettrica e del gas per i soggetti con redditi inferiori ai 20-25mila euro (ma platea e tetti restano da definire). E anche l’ammorbidimento delle norme che prevedono un riallineamento dei valori civili e fiscali dei bilanci, secondo i nuovi principi contabili.

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