“Messa in prova”, frenata del governo

di Mariella Commenta

La novità nella bozza di disegno di legge sulla certezza dell’applicazione della pena predisposto dal Guardasigilli Alfano provoca malumori all’interno del governo. Il primo a frenare è proprio il Guardasigilli: «Niente indulti o amnistie», precisa Alfano che annuncia «approfondimenti» sul provvedimento. Altolà anche da La Russa, secondo cui il ddl Alfano sulla giustizia «è ancora tutto da esaminare».

Il testo prevede che, per i reati punibili con pena fino a quattro anni di carcere, gli incensurati fino al dibattimento possano chiedere di essere «messi alla prova» invece di rischiare la cella. Si sospenderebbe il procedimento a loro carico in modo che possano svolgere lavori di pubblica utilità. A conclusione di questo periodo, se il giudice potrà constatare la effettiva riabilitazione, il reato sarà estinto. In pratica, anche per svuotare le carceri, si intende proporre la detenzione come «extrema ratio», sostituendo la pena con le misure che tendano al recupero di chi abbia compiuto un reato.

Il ministro La Russa, garantisce che «il Cdm di oggi non ha affrontato la discussione sul Ddl Alfano per la “messa in prova” dei detenuti» e aggiunge che «su questo tema bisognerà avviare una profonda riflessione», soprattutto «sull’impatto» che le letture e le anticipazioni date dalla stampa hanno avuto. «La parte importante di questo disegno di legge – dice La Russa al termine del Consiglio dei ministri – è quella che riguarda la condizionale. La novità è che oggi chi ottiene la condizionale la incassa senza obblighi, invece dopo dovrà fare lavori socialmente utili per un periodo di tempo che arriverà ad essere pari anche alla durata della pena prevista».

Bocciatura secca, invece, per la parte riguardante la “messa in prova”: «Se fosse come l’hanno anticipata i giornali – dice il ministro della Difesa – io sarei sulle stesse posizioni di Maroni». Ma così, secondo La Russa, non è, tanto che il titolare della Difesa ha espresso «solidarietà» al Guardasigilli, perchè appena esce un’idea «subito qualcuno la crocifigge». Il Consiglio dei ministri- ha spiegato La Russa- non ha parlato del cosiddetto pacchetto anti crisi, anche perchè non c’era il ministro Tremonti, «impegnato ad inaugurare l’università “Cattolica”».

Interviene anche Alfano: «Si rassegni chi immagina che cui saranno trappole su indulti o amnistie. La posizione del governo è chiara: non ne faremo». Il ministro della Giustizia spiega che il ddl sulla certezza dell’applicazione della pena non era all’ordine del giorno del Cdm di oggi e che comunque il principale punto del provvedimento è dire «basta alla sospensione condizionale della pena gratis: chi ha fatto un danno alla società dovrà ripararlo lavorando obbligatoriamente, altrimenti niente condizionale e si fa il carcere per cui si è stati condannati» Sulla messa alla prova degli indagati, che è «un istituto completamente distinto» il ministro preannuncia «approfondimenti », tenendo conto anche delle perplessità avanzate da Lega e An.

La messa alla prova – fa notare Alfano – è un istituto previsto da «un’ampia dottrina giuridica, dai lavori delle commissioni Nordio e Pisapia, e anche dal ddl sull’accelerazione del processo presentato da Mastella nella scorsa legislatura». Del ddl – aggiunge – «non si è discusso durante il consiglio dei ministri di questa mattina. D’altronde non era neanche all’ordine del giorno». Il guardasigilli, tuttavia, ipotizza che possa essere preso in esame nel Cdm di venerdì o in quello della prossima settimana. Alla domanda se del provvedimento fossero a conoscenza Lega e An, risponde: «Con Maroni mi sono sentito anche ieri e l’altroieri. E il ministro dell’Interno, così come anche La Russa, è favorevole alla sospensione condizionale gratis della pena (viene infatti introdotto l’obbligo dei lavori di pubblica utilità, ndr). Sulla messa alla prova faremo degli approfondimenti rispetto alla proposta circolata (estinzione del reato dopo lavori di pubblica utilità per chi è accusato di reati punibili fino a quattro anni di carcere, ndr). La messa alla prova non è l’elemento centrale del provvedimento».

Dura la reazione del Pd. Lanfranco Tenaglia, ministro della giustizia del governo ombra, è netto: «Continua l’azione schizofrenica del governo in materia di giustizia e sicurezza. Da una parte si afferma di volere l’effettività e la certezza della pena, dall’altra si lavora perchè ciò non avvenga per reati gravi. La proposta del ministro Alfano della messa in prova preventiva per reati puniti con pena massima fino a quattro anni, se confermata eviterà anche un solo giorno di cella a coloro che commetteranno gravi reati quali corruzione per un atto d’ufficio, abuso d’ufficio, falso in bilancio, truffe, furto, danneggiamenti ed altri reati odiosi per la sicurezza dei cittadini». «In realtà – aggiunge Tenaglia – un legislatore accorto e avveduto non utilizzerebbe questo istituto con una finalità da colpo di spugna ma dovrebbe limitarne l’applicazione ai soli reati davvero minori e senza riflessi sulla sicurezza dei cittadini. Un limite di pena possibile e serio sarebbe quello dei due anni».

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