Luca Zaia: “Subito un marchio etico per i consumatori”

di Mariella Commenta

 Leggo alcune reazioni alla sentenza del Consiglio di Stato sugli OGM e mi sembra non tengano nel dovuto conto la volontà dei cittadini italiani e della maggioranza di quelli europei che, sempre di più e sempre più numerosi, invocano prodotti di qualità, tracciabilità e trasparenza. Credo si debba riflettere su come andare in soccorso di tale volontà, che certo si scontra con gli interessi delle multinazionali e di pochi produttori nazionali. Mi chiedo se la proposta di un marchio etico OGM – free sarebbe in grado di aiutare i consumatori italiani a veder rispettata la loro volontà fino sugli scaffali dei negozi e dei centri commerciali.

Un marchio che garantirebbe alla stragrande maggioranza dei produttori di continuare a fare agricoltura di qualità e certamente più vicina alla conformazione culturale, produttiva e persino commerciale dei nostri territori. È pur vero che oggi, anche se in misura contenuta, esistono e circolano liberamente semi OGM. Il problema è contenere il fenomeno, non svilupparlo: e questo per venire incontro alla struttura economica e identitaria che meglio ci rappresenta nel mondo.

Chiedo ai fautori della rivoluzione di Frankenstein se i prodotti italiani all’ estero sono più conosciuti in virtù delle loro differenze, e quindi della biodiversità che ne è alla base, o dell’ omologazione. E chiedo se un processo che in modo irreversibile ci renderebbe uguali a tutti i Paesi che non hanno un’ agricoltura di qualità davvero sia in grado, anche dal punto di vista economico, di aiutare le imprese agricole.

Va ribadito che gli OGM non sono la risposta ad un mercato dove i nostri cibi si confrontano con quelli venduti a prezzi irrisori perché prodotti da Paesi che pagano i loro braccianti due euro al giorno, come avviene in India, o cinque euro al giorno, come accade in Cina. La risposta a questi problemi è una seria politica che imponga tracciabilità ed etichettatura dei prodotti agroalimentari.

Infine ricordo che ben il 72% dei consumatori italiani – e non faccio fatica a ritenere che si possa dire la stessa cosa anche ampliando lo sguardo ai consumatori dell’intero mondo occidentale – ha dichiarato la propria disponibilità a spendere di più per aver garantita la qualità di ciò che mette in tavola. E i cittadini hanno più volte, reiteratamente e cocciutamente, detto di no alla manipolazione dei semi. Ciò non significa essere contro la modernità, ma dare dei limiti allo strapotere di alcuni soggetti economici. Se per far questo, un marchio etico dovesse essere utile, marchio etico sarà.

www.lucazaia.it

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