Economia. Allarme credito per la Confindustria italiana e quella tedesca. Conseguenze per investimenti e occupazione

di Mariella Commenta

Siamo di fronte ad una stretta creditizia: le banche, preoccupate della solvibilità di coloro a cui prestano i soldi, concedono prestiti a condizioni più rigide, aumentando i tassi o chiedendo più garanzie. Ma la scarsa liquidità potrà avere conseguenze drammatiche per gli investimenti e l’ occupazione. Pertanto la Confindustria italiana e quella tedesca hanno deciso di portare la questione a livello comunitario, con una lettera congiunta al presidente della Commissione, Josè Manuel Barroso, e al primo ministro svedese, Fredrik Reinfeld, presidente di turno del Consiglio europeo.

Anche in questo caso, come nella battaglia sull’ ambiente, Italia e Germania si trovano a fianco, perché in entrambi i Paesi è ancora forte il peso del manifatturiero. Troppe aziende, in particolare le piccole, si sentono negare il prestito allo sportello. A monte di questa situazione, le regole di Basilea 2, entrate in vigore due anni fa. In particolare quel meccanismo di valutazione sul rischio patrimoniale delle banche basato su rating automatici, che di fatto, in un contesto di crisi, ha ridotto l’ offerta di finanziamenti.

“L’ accesso al credito sta diventando sempre più difficile, specie per le Pmi”, scrivono i due presidenti di Confindustria e Bundesverband der Deutschen Industrie (Bdi), Emma Marcegaglia e Hans Peter Keitel sollecitando la Ue a prendere urgentemente tutte le iniziative necessarie.

Le banche hanno inasprito la loro offerta di credito per una serie di motivi, ma vorremmo evidenziare, in particolare, i nocivi effetti dell’ Accordo di Basilea2 sui requisiti patrimoniali degli istituti di credito. Le regole sono strutturate in modo tale da determinare una restrizione dell’ offerta di credito in un contesto di crisi. Gli effetti prociclici dei requisiti di Basilea2 – precisano i presidente di Confindustria italiana e tedesca – sono stati ampiamente riconosciuti, ad esempio dal Rapporto De Larosie’ re e dalle conclusioni del Consiglio Ecofin del 7 luglio.

“Sono attualmente in preparazione proposte per contrastare tali effetti prociclici, ma le nostre imprese associate stanno affrontando oggi restrizioni al credito. La prevista revisione del quadro regolamentare potrebbe giungere troppo tardi per molte imprese. Di conseguenza, BDI e Confindustria ritengono che l’ UE debba urgentemente allentare i requisiti patrimonali delle banche e le metodologie di valutazione del rischio per facilitare l’ accesso al credito delle imprese ed una rapida ripresa economica. Situazioni eccezionali richiedono risposte eccezionali. BDI e Confindustria – concludono Marcegaglia e Keitel – chiedono all’ Unione europea di prendere urgentemente tutte le iniziative necessarie per affrontare questa questione critica”.

Marcegaglia da mesi batte sul tasto di Basilea 2 e proprio prima della pausa estiva, negli incontri con Abi e con il ministro dell’ Economia Giulio Tremonti, sulla moratoria del debito alle imprese (firmata il 3 agosto scorso), aveva chiesto un intervento del governo. Invito subito raccolto da Tremonti. Lo stesso ministro faceva parte dei critici di Basilea 2 che ne mettevano in evidenza i rischi di accesso al credito per le imprese più piccole e la prociclicità delle regole.

E cioè che una fase di crisi, l’ aumento del rischio degli impieghi avrebbe indotto le banche a stringere i freni, con la conseguenza di inasprire gli effetti della situazione economica. Serve invece liquidità, per affrontare il quotidiano e per far ripartire gli investimenti. Con cali di ordini e di fatturato che arrivano nel 2009 fino al 50 – 60%, serve un rapporto diverso con il mondo bancario, più affidato alle prospettive dell’ impresa che a valutazioni automatiche.

Bisogna dare maggiore libertà d’ azione alle banche, perché dice l’ amministratore delegato dell’ Eni, Paolo Scaroni, il nostro Paese deve mettere in campo tutte le potenzialità per il rilancio del comparto industriale.

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