Estero. Dialogo strategico ed economico tra Usa e Cina a Washington

di Mariella Commenta

“Soddisfatta che la Cina abbia condiviso le preoccupazioni sul fatto che l’ Iran possa diventare uno Stato dotato dell’ arma atomica” ha dichiarato il segretario di Stato Hillary Clinton al termine della due giorni di “Dialogo strategico ed economico” tra Usa e Cina a Washington. “Abbiamo gettato le basi per una positiva, cooperativa e comprensiva relazione per il 21° secolo”.

I due Paesi si sono accordati per una larga intesa: entrambi perseguono l’ obiettivo di guidare l’ economia globale fuori dalla recessione e di forgiare un’ alleanza più stretta sulle questioni dell’ ambiente e della politica estera. Tra i punti fermi dell’ accordo generale ci sono il mantenimento delle spese di stimolo finchè la ripresa non sarà assicurata; la firma di un memorandum sul clima, l’ energia e l’ ambiente; e la promessa di sostenere la libertà dei traffici commerciali combattendo il protezionismo.

Il documento di intenti sul clima è un risultato di alta rilevanza politica, anche se l’ intesa non fissa obiettivi nè tempi vincolanti: promette però l’ impegno dei due maggiori Paesi al mondo per emissioni di gas da effetto serra e per inquinamento, a lavorare più strettamente in futuro.

“Fornisce ai nostri Paesi la direzione per operare insieme nel sostenere negoziati internazionali sul clima e nell’ accelerare la transizione a un’ economia a basso contenuto di carbonio” ha detto la Clinton. Il documento non è stato reso pubblico ma il portavoce del Dipartimento di Stato, Ian Kelly, ha specificato che non contiene numeri o date: piuttosto è una cornice entro cui andare avanti a discutere.

“Non è un accordo che impegna le due parti a raggiungere determinati obiettivi, ma fissa la struttura per un dialogo”, ha insistito Kelly. Era impossibile, in questo confronto ad alto livello tra Pechino e Washington, raggiungere un risultato più incisivo nella lotta contro le emissioni nocive; ma forse era anche difficile ottenere di meno, poichè l’ interesse strategico delle due nazioni non può prevedere rotture clamorose e richiedeva quel successo diplomatico finale che è stato perseguito.

La Cina è indispensabile all’ America sia per assorbire i suoi bond, sia per dare una mano all’ Onu contro le ambizioni e i rischi nucleari dell’ Iran e della Corea del Nord. Ma gli Usa sono non meno vitali per i cinesi, ancora dipendenti dall’ export per sopravvivere in patria, ed esposti al dollaro fino a un livello di non ritorno.

Così, hanno annunciato alla fine dei lavori gli Usa, è stato ottenuto l’ impegno di Pechino a riformare la sua economia, con la liberalizzazione del suo settore finanziario e l’ apertura alla concorrenza dei suoi mercati pubblici. Se sul terreno del clima l’ accordo è stato pieno, non essendo vincolante, il confronto economico ha avuto invece i toni del braccio di ferro. Dollaro – yuan, debito americano, import – export reciproco sono destinati a influenzare i rapporti tra Washington e Pechino sul lungo termine, ma nell’ immediato sono i timori dell’ inflazione americana e del deprezzamento del biglietto verde a far salire la Cina in cattedra.

Da grande creditore, la Cina ha ammonito gli Usa a essere prudenti nelle emissioni di debito pubblico che stanno inondando i mercati. Gli Usa hanno promesso di appoggiare i cinesi nella loro ambizione ad avere un maggior ruolo nelle istituzioni monetarie internazionali, ma hanno anche ribattuto che la Cina deve fare la sua parte nel consentire un maggiore sviluppo dei consumi interni, senza puntare solo sull’ export verso l’ America, facilitato peraltro dalla politica cinese dello yuan debole.

Al tavolo economico, accanto al ministro del Tesoro Timothy Geithner, il vicepresidente cinese Wang Qishan ha ricordato che gli Usa hanno precise responsabilità essendo il Paese maggiore al mondo per emissioni in riserve valutarie: Occorre bilanciare l’ impatto della loro offerta di dollari sull’ economia domestica e sull’ economia del mondo in generale, ha detto Wang: è una critica al superdeficit di Washington e alle intenzioni d’ indebitamento di Obama per finanziare la riforma sanitaria.

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