Silvio Berlusconi impone una tregua per il Piano Sud

di Mariella Commenta

“Viviamo un divario profondo nel Paese e la svolta che chiediamo ancora non la vedo, sebbene molti ne parlino”. Il dossier Sud è ancora aperto, almeno per il presidente della Regione Sicilia Lombardo. E il leader Mpa prosegue nella sua azione di pressing sul governo: “La svolta? Il presidente del Consiglio se l’ è intestata, ha dato rassicurazioni e, come dire, non vedo l’ ora di prendere atto di questa svolta virtuosa”.

Intanto è iniziato a Palazzo Grazioli il vertice di governo che dovrà cominciare a definire i contorni del Piano per il Sud annunciato la scorsa settimana dal presidente del Consiglio Berlusconi. Nella residenza romana del premier sono presenti il ministro dell’ Economia, Tremonti, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Letta e i ministri degli Affari regionali Fitto, dello Sviluppo economico Scajola, delle Infrastrutture Matteoli oltre al ministro della Giustizia, il siciliano Angelino Alfano. Assente invece il ministro dell’ Ambiente, anche lei siciliana, Stefania Prestigiacomo perché pare che nessuno l’ abbia invitata.

Bonaiuti invece assicura che la questione del Sud è in via di risoluzione. Il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio ricorda che domenica è intervenuto direttamente il presidente Berlusconi e rivendica: “Che questo governo abbia fatto molto per il Sud è indiscutibile, basta pensare a cosa è stato fatto per la questione rifiuti in Campania e per le famiglie terremotate in Abruzzo. Non si tratta certo di aree del Nord. Spesso si enfatizzano fatti che in realtà sono marginali rispetto alla politica concreta del governo”.

Resta il fatto che lo stesso Lombardo promette: “Continuerò a dialogare con il governo ma facendo il mio mestiere e il mio dovere responsabilmente, portando avanti misure rigorose e spesso impopolari, senza le quali non abbiamo il titolo di pretendere che il giusto ci venga dato dall’ esecutivo nazionale”.

Osserva poi che se il Mezzogiorno trascina un Partito del Sud e manda a Roma una cinquantina di deputati, anzichè 8, 10 o 12, che quando alzano il dito smuovono le cose e cambiano la politica dei governi, si sarà fatta una cosa utile e importante.

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