Economia. Wall Street, il piano di Obama

di Mariella Commenta

 La riforma più ambiziosa dai tempi della Grande Depressione. Così è stato definito dagli esperti il progetto di riordino del sistema di regolamentazione e controllo del settore finanziario che il presidente Barack Obama annuncia mercoledì, con l’ obiettivo di evitare il ripetersi di una crisi come quella in atto.

Vigilanza sui livelli di liquidità e capitali delle banche e regolamentazione di tutti i grandi operatori, fondi speculativi compresi, sono i pilastri della riforma che prevede un riallineamento dei poteri tra le diverse agenzie governative che dettano le regole di condotta per banche, istituti di credito, società di gestione del risparmio ma anche alle attività di carte di credito, prestiti, mutui e fondi d’ investimento.

Il progetto è destinato ad avviare un grande dibattito in seno al Congresso diviso tra favorevoli e chi considera i provvedimenti della Casa Bianca troppo deboli o troppo intrusivi per un sistema di libero mercato come quello americano.

“Da un punto di vista macroeconomico la riforma ci appare appropriata”, spiega Tim Ryan, numero uno della Securities Industry and Financial Markets Association, tra le principali associazioni del settore. Obiettivo dell’ amministrazione è colmare le lacune emerse nell’ attuale sistema finanziario, quattro elementi di debolezza che hanno contribuito a scatenare il terremoto di Wall Street.

1) La mancanza di un ente in grado di valutare potenziali stress del sistema e di intervenire prima che il cattivo stato di salute di un’ istituzione metta in pericolo l’ intero meccanismo.

2) La mancanza di un controllo permanente sulla capitalizzazione delle istituzioni per evitare un eccessivo indebitamento, ovvero il leverage troppo elevato che ha causato il collasso di alcuni istituti.

3) L’ assenza di una regolamentazione estesa a tutti gli operatori che per le loro dimensioni possono avere un impatto sull’intero sistema, compresi hedge fund e giganti assicurativi per i quali l’ amministrazione Obama prevede rispettivamente l’ iscrizione in un registro apposito tenuto dalla Sec (Consob americana) e un codice di disciplina gestito da autorità federali.

4) La mancanza di un ente federale che vigili sulle attività rivolte ai consumatori: carte di credito, prestiti e mutui.

Il dibattito è incentrato in particolare sulla necessità di un controllore unico con poteri di disciplina molto ampi. Dopo l’ iniziale diffidenza, il Congresso sembra pronto a discutere una proposta del genere: Obama e il segretario al Tesoro, Timothy Geithner, appaiono orientati a proporre un modello in cui sia affidato alla Fed un potere di supervisione generale per valutare eventuali pericoli sistemici. La Fdic avrebbe invece il compito di intervenire nel caso in cui una o più istituzioni presentino rischi per l’ intero sistema.

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