Silvio Berlusconi: “Per votare bastano i capigruppo”. Fini lo stoppa

di Mariella Commenta

 Il premier ha pensato di animare l’ assemblea dei parlamentari Pdl e aprire un nuovo fronte polemico con Gianfranco Fini. Per tutto il giorno, infatti, la riunione era andata avanti sonnolenta a discutere del nuovo partito che debutterà al congresso del 27 marzo. Alle cinque di pomeriggio è arrivato il Cavaliere: “Qualcuno qui ha il mal di pancia”, ha detto guardando alcuni deputati e senatori di An che devono ammainare la bandiera del loro partito e immergersi nel calderone del Popolo delle Libertà. Poi ha cercato di stringere il discorso perché bisognava tornare a Montecitorio dove si votava per la prima volta con le nuove regole delle impronte anti-pianisti: “Mi raccomando lavatevi bene i polpastrelli…”. La battuta è sembrata una stilettata al presidente della Camera, il quale ha voluto fortemente questo nuovo sistema di voto che nella maggioranza (e anche da parte di Berlusconi) è visto come un pericolo per la tenuta del governo. Spesso in aula sono molti gli assenti che finora si sono fatti coprire dai colleghi-pianisti.

Ecco quindi la proposta – choc: riconoscere “il voto di un gruppo nel solo voto del capogruppo”. Per il premier è una priorità riformare i regolamenti parlamentari non adeguati per un governo che deve avere tempi certi nell’ approvazione delle leggi. Berlusconi ha perfino chiamato sul palco il ministro degli Esteri Frattini a spiegare che da quarant’ anni nell’ assemblea nazionale francese è previsto il voto per delega: il capogruppo può votare al posto del singolo parlamentare. Ma la proposta del premier è stata subito bocciata da Fini: “È una proposta impossibile”. Un’ altra frecciata il presidente della Camera l’ aveva lanciata con un’ intervista al quotidiano spagnolo “El País” nella quale diceva di non sentirsi il delfino di Berlusconi: “Io sono repubblicano e Berlusconi non è un re con un erede”. A Palazzo Chigi poi non era sfuggita un’altra affermazione sul futuro del Cavaliere al Quirinale, ben sapendo che per il Colle un pensierino lo ha fatto anche Fini: “Certamente lui oggi ha un sostegno personale e popolare per cui questa ipotesi non è affatto remota”.

Dunque, scintille tra i due leader del Pdl, con Berlusconi che viene smentito dai suoi stessi capigruppo. Tutti infatti negano che all’ ordine del giorno ci sia una riforma che delega il diritto di voto dei singoli parlamentari. Anche il presidente dei deputati leghisti, Roberto Cota, l’ ha derubricata a “una provocazione: una cosa non realizzabile”. Getta acqua sul fuoco Ignazio La Russa, reggente di An: “Ci vorrebbe una riforma costituzionale. La risposta di Fini non è una critica ma solo un giudizio sulla fattibilità”. A prendere sul serio le parole di Berlusconi è invece l’ opposizione. I due capigruppo del Pd, Antonello Soro e Anna Finocchiaro, hanno parlato di “pulsioni autoritarie” del premier, del suo “incontenibile fastidio per le regole della democrazia e della sua inossidabile visione proprietaria delle istituzioni”. Alla vigilia del congresso fondativo del Pdl, che Berlusconi ha definito “una data storica”, permangono diffidenze e punti di vista opposti.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>