Alitalia aspetta hostess e steward. Ruolo chiave per il partner straniero

di Mariella Commenta

 I piloti hanno firmato ma discutono ancora, polemici per come i loro front-men Berti e Notaro hanno chiuso l’accordo. Gli assistenti di volo non hanno ancora firmato, a parte i 300 iscritti all’Anpav. Sono attesi lunedì mattina a palazzo Chigi dove arriveranno con una risposta già pronta, un si o un no, quello che verrà fuori dalle consultazioni tra i lavoratori avvenute tra sabato e domenica.

Dossier Alitalia, il giorno dopo la lunga notte che ha portato alla firma dei piloti. Per stanchezza si cerca di dire che la missione è compiuta e che Alitalia è già rinata sotto forma di Cai. Ma non è così. In realtà ci sono ancora molte incognite: dalla firma di hostess e steward, alla capacità di volo di Alitalia, l’ingresso del partner internazionale, il destino della bad company, l’esame di Bruxelles su tutta l’operazione per non parlare dell’esame dei cittadini italiani che farsi carico di debiti, prestiti e costo degli ammortizzatori sociali. Alla faccia della sacra “italianità”, totem inviolabile del premier, che poi alla fine non si sa neppure se ci sarà veramente.

I dubbi di hostess e steward. Sdl e Avia, le sigle autonome che raccolgono l’80 per cento del personale di volo, hanno passato la giornata prima a spiegare i contenuti delle modifiche raggiunte nella lunga giornata di palazzo Chigi poi hanno deciso di avviare una consultazione tra la base dei lavoratori. I primi riscontri parlano di una maggioranza di sì, anche se sofferti per i tagli. Avia (1300 iscritti, la più grande associazione degli assistenti di volo) ha riunito il proprio direttivo.

“Il mandato è andare avanti nella trattativa – dice Divietri – abbiamo quindi avviato la consultazione tra gli associati sui contenuti dell’ accordo per avere un’indicazione dalla base. Domani tireremo le somme”. Analogo percorso per Sdl (1900 iscritti tra personale di terra e di volo). Spiega Andrea Cavola: “La partita si sta spostando sui contratti. Tra oggi e domani saranno analizzati i documenti e sarà presa la decisione da portare a Palazzo Chigi”.

Tensione all’assemblea dei piloti. Il gradimento di Berti e Notaro cresce tra politici e imprenditori (“hanno firmato, sono stati responsabili”) ma vacilla tra gli iscritti. Il motivo è semplice: è vero che hanno strappato 139 assunzioni part-time, il grande successo della trattativa a palazzo Chigi. Ma è anche vero che Berti e Notaro hanno diviso, per non dire spaccato, la categoria piloti in comandanti (che avranno un contratto a parte da dirigenti) e piloti che invece avranno un contratto unico normale seppure “coerente” con quello dei comandanti. Ci ha pensato Bonanni stamani a seminare veleno: “Sono così sicuri i comandanti che sia un vantaggio essere dirigenti? In questo modo potranno essere licenziati…”.

Nel pomeriggio a Fiumicino circa 700 piloti hanno partecipato all’assemblea. Sala Verri strapiena, molta tensione e nessun applauso, incontro chiuso ai giornalisti. I panni sporchi si lavano in casa. I più preoccupati sono i piloti più giovani, quelli che avranno il contratto unico Cai e non da dirigente. E i più anziani che temono l’insufficienza degli ammortizzatori sociali. Sperano, par di capire, in margini di trattativa ulteriore in fase di scrittura del contratto. In fondo quello firmato è solo la cornice, l’accordo quadro.

Lufthansa o Air France? Che è come chiedersi: Fiumicino o Malpensa? E’ la vera grande questione rimasta sul tavolo. Deciderà Cai, non c’è dubbio. Ma è una scelta difficilissima. Da un punto divista industriale e politico. “L’ultima sfida dei cieli” è stata ribattezzata. Chi dei due andrà a mettere le mani su Alitalia, si candida per diventare nei fatti il numero 1 in Europa contro i colossi americani e soprattutto asiatici.

Air France è pronta ad entrare con un 15-20 per cento, come gli altri soci e in un più il know how. Gli esperti spiegano vantaggi e svantaggi di questa alleanza. Sarebbero, ad esempio, risparmiati i 200 milioni di euro di multa da pagare nel caso dovesse essere interrotta l’alleanza Sky-team. I francesi punterebbero ad un unico hub a Roma anche perchè poi in realtà il vero hub europeo sarebbe Parigi. Una scelta che piace poco alla maggioranza, in prima fila Bossi.

www.corriere.it

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