Alfano: Immunità alle alte cariche dello Stato per rispettare la volontà degli elettori

di Mariella Commenta

“Le alte cariche dello Stato devono poter svolgere serenamente il proprio lavoro cui sono stati demandati dagli elettori. I poteri dello Stato devono essere messi nelle condizioni di funzionare ciascuno secondo i compiti loro affidati dalla Costituzione”. Lo ha affermato il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, illustrando in una conferenza stampa il “lodo” giudiziario per le quattro piu’ alte cariche dello Stato approvato dal Consiglio dei ministri. Alfano ha presentato ai cronisti il disegno di legge composto da un unico articolo di otto commi, di cui l’ottavo relativo all’entrata in vigore. “Sono sospesi dalla data di assunzione fino alla cessazione della carica o delle funzioni i processi penali nei confronti del presidente della Repubblica, del presidente del Senato, del presidente della Camera e del presidente del Consiglio. La sospensione non impedisce al giudice l’assunzione delle prove non rinviabili; la prescrizione e’ sospesa; l’imputato vi puo’ rinunciare; la parte civile puo’ trasferire in parte civile la propria richiesta, con corsia preferenziale e termini ridotti della meta’”. Sulla questione della reiterabilita’ della norma c’e’ stato uno scambio di battute tra il Guardasigilli e una cronista durante la conferenza stampa. “Quando si parla di mandato e di non reiterabilita’ all’interno del mandato significa che se il presidente viene reincaricato continua a usufruire del lodo?” e’ stata la domanda. “Esattamente cosi’” ha risposto Alfano. “Non che se diventa capo dello Stato…” ha incalzato la cronista. “No – ha replicato il ministro -, le leggo il testuale della norma, comma 5: ’La sospensione opera per l’intera durata della carica o della funzione e non e’ reiterabile salvo in caso di nuova nomina nella stessa legislatura, nella medesima funzione’.

Alfano ha quindi parlato della possibilita’ che il premier Berlusconi subisca una condanna nel processo Mills che lo vede imputato per corruzione in atti giudiziari: “Il presidente del Consiglio non ha l’obbligo giuridico di dimettersi in caso di condanna. Ha ribadito la propria innocenza piu’ volte. Ha, da cittadino, utilizzato la norma del codice che prevede la ricusabilita’ del giudice”.
Con l’approvazione del disegno di legge, ha osservato Alfano, “abbiamo fatto un lavoro serio di intervento in riferimento ai punti deboli del ’lodo Schifani’ (bocciato dalla Consulta quattro anni fa, ndr), quelli individuati come incostituzionali dalla Corte. Crediamo inoltre di aver riaffermato i principi che invece erano stati valutati positivamente e non e’ detto che la Consulta debba pronunciarsi nuovamente sul provvedimento. Se nessuno eccepira’ la costituzionalita’ di questa legge la Corte non avra’ motivo di pronunciarsi e la legge dispieghera’ i suoi effetti senza passare nuovamente al vaglio della Corte”.

Nel Consiglio dei Ministri, ha chiarito il ministro della Giustizia, non e’ stato affrontato il tema delle intercettazioni, in quel caso saranno ascoltate le posizioni espresse dalla Federazione nazionale della stampa. Infine un precisazione: “Non c’e’ nessuno nesso tra le norme del decreto sicurezza e il disegno di legge appena approvato dal Consiglio dei ministri”.
Quanto alla polemica tra politica e magistratura Alfano ha ribadito: “Non c’e’ una guerra con le toghe, noi non siamo in guerra con nessuno. Noi siamo dell’idea che la magistratura debba svolgere il proprio lavoro, siamo dell’idea che il governo chiamato a governare da 18 milioni di italiani debba svolgere il suo lavoro e che il potere legislativo debba fare le leggi. Io credo che la soluzione per una fisiologica vita democratica e’ che ciascuno si attenga al proprio mestiere e ciascuno faccia fino in fondo il proprio dovere”. Al Csm, Alfano ha fatto un appello: “Non puo’ essere il primo giudice della costituzionalita’ delle leggi. Gli eventi di questi giorni ci hanno amareggiato. Il Csm deve comunicare al ministro, non alle agenzie di stampa. Il principio di leale collaborazione tra il ministro della Giustizia e il Csm si fonda su una sobria comunicazione e su un rapporto istituzionale molto austero e severo che certamente non puo’ prevedere anticipazioni di bozze che non sono ancora state valutate dalle commissioni competenti del Csm, ne’ tantomeno dal plenum”.

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