Scuole private, la Cei attacca Tremonti. Il governo: Fondi ripristinati

La Conferenza episcopale italiana rimprovera al ministro dell’Economia Giulio Tremonti di colpire la scuola cattolica con nuovi tagli. E subito, dal ministero, fanno sapere che i fondi per le scuole paritarie vengono ripristinati. Nel dibattito si inserice però il ministro dell’Istruzione del governo ombra del Pd, Maria Pia Garavaglia, che invita il governo a fare chiarezza perché, dice, i tagli ci sono ancora. Infine, i due emendamenti in Finanziaria che ripristinano 120 milioni per la scuola, anche se sarà il ministero dell’Istruzione a decidere i destinatari, e quindi la parte da assegnare alle paritarie.

La Cei. «Guarda caso nel 2008 ripete la stessa manovra del 2004: taglia per tre anni consecutivi 130 milioni di euro alla scuola cattolica. È un film già visto: si continua a colpire il sistema paritario». Così questa mattina monsignor Bruno Stenco, direttore dell’Ufficio nazionale della Cei per l’educazione, la scuola e l’università, è intervenuto sui tagli in finanziaria alla scuola paritaria. «Nel 2000 – ha spiegato Stenco – la legge sulla parità scolastica ha previsto un contributo di 530 milioni di euro per tutto il sistema delle scuole paritarie, mentre la spesa per la scuola statale è di 50 miliardi. Il contributo, dello 0,1 per cento è quindi già irrisorio. Nel 2004 per tre anni consecutivi Tremonti ha tagliato 154 milioni sui 530 di contributo totale, cioè il 33 per cento. La scuola cattolica ha taciuto – ha aggiunto – e li abbiamo recuperati anno per anno con emendamenti, con fatica e con ritardi. Ora, però, il ministro ripete la stessa manovra».

Alfano: Mi abbaglia l’imbarazzato silenzio dell´Associazione nazionale dei magistrati

 In un´intervista che compare sul Foglio di venerdì 5 dicembre, il ministro della Giustizia Angelino Alfano commenta gli ultimi avvenimenti legati al caso De Magistris e allo scontro fra le procure di Catanzaro e Salerno. Alfano avverte che “per la responsabilita’ che la Costituzione mi assegna, non posso non ravvisare l´onta che finisce per coprire l´intero ordine giudiziario”. Spostandosi sul versante piu’ prettamente politico, Alfano “si augura che la ferma presa di posizione di Napolitano faccia aprire gli occhi al Pd e lo induca a votare con noi le riforme costituzionali. Il partito di Veltroni non ha altra strada: o accetta, con noi, il percorso delle riforme liberali o accetta di farsi scrivere il programma da Antonio Di Pietro. Non esiste altra via che quella di una buona riforma della giustizia per segnare un confine certo tra il Pd e il cosiddetto partito dei giudici.

Caso De Magistris, Mancino mette le mani avanti. Napolitano chiede gli atti

I latini dicevano “excusatio non petita…”, ma in politica si sa che è così. Quindi non stupisce, anzi avrebbe stupito il contrario, che dopo la pubblicazione di alcune indiscrezioni di stampa su un suo possibile coinvolgimento nell’inchiesta della Procura di Salerno sul tentativo di delegittimare l’ex pm di Catanzaro Luigi De Magistris, il vice presidente del Csm Nicola Mancino va all’attacco. “Non vorrei che su di me ci fosse l’ombra del sospetto – ha detto -. Se una campagna di stampa dovesse incidere sulla mia autonomia, non esiterei a togliere l’incomodo”.

Lo sfogo di Mancino è avvenuto durante la riunione del plenum del Csm. Il vice presidente ha espresso “stupore e amarezza” per la vicenda e ha incassato la solidarietà dei consiglieri di tutti i gruppi togati e laici. Al suo intervento è seguito un dibattito nel corso del quale non sono mancati toni molto preoccupati.

“C’è un attacco fortissimo al Csm come Istituzione costituzionale”, ha detto Giuseppe Maria Berruti di Unicost, che ha parlato di “un mix oggettivo di cattivi magistrati e cattiva politica che rifiutano i percorsi della democrazia”. “C’è un attacco al sistema delle regole e ci sono magistrati che guardano con sospetto ai controlli”, ha aggiunto con parole che sembrano riferirsi alla Procura di Salerno.

Tremonti: Via la retroattività sul bonus energia

Il Parlamento togliera’ la “retroattivita’” dalla norma che introduce modifiche al bonus fiscale del 55 per cento sugli interventi di risparmio energetico. Questa la principale novita’ illustrata dal ministro dell’Economia

La Bce riduce i tassi al 2,5 per cento. Londra taglia 100 punti base

C’era chi aveva “scommesso” su un taglio di 100 punti base. Ma la maggioranza – il 62,5% degli economisti contattati in un sondaggio di Bloomberg – , considerando la natura conservatrice della Banca centrale europea ci ha azzeccato: la riduzione sarebbe stata dell’ordine di 75 basis point. E così è stato: Francoforte ha fatto scendere i tassi di rifinanziamento di 3/4, portandoli dal 3,25% al 2,50%, ossia al minimo da maggio 2006.

Una mossa, ancora una volta, realizzata in un concerto di fatto con altri importanti istituti centrali: la Bank of England, più “abituata” ad interventi decisi, ha ridotto il saggio d’interesse di un intero punto percentuale. Il livello di riferimento del costo del danaro scende così al 2 per cento, il livello più basso dal 1951 (fissato addirittura nel 1939). E prima di Londra, erano intervenute le banche centrali svedese (i tassi Repo sono scesi al 2%) e neo zelandese (maxi-taglio di 150 punti base).

Fed: tagli benvenuti. La decisione della Bce di ridurre il costo del denaro di 0,75 punti percentuali «è benvenuta» dal Fondo Monetario Internazionale. Lo ha detto il direttore delle relazioni esterne del Fi, Caroline Atkinson. «Le mosse sui tassi di interesse questa mattina sono state straordinarie in Eurolandia, in Inghilterra e in Svezia: al Fondo abbiamo sottolineato più volte che le economie sviluppate hanno di fronte a loro un forte rallentamento ed è quindi importante – ha spiegato – affrontare i nodi finanziari e macroeconomici con una serie di misure dai pacchetti fiscali alle decisioni di politica monetaria».

D’Alema: Via Walter? Non lo chiedo io

 Walter Veltroni invita ad uscire allo scoperto coloro che vorrebbero un cambiamento al vertice del Pd. Ma Massimo D’Alema, l’ultimo presidente dei Ds, da più parti indicato come il mandante delle pressioni per il rinnovo della segreteria e delle critiche alla linea politica del segretario, si chiama fuori: non sono io a volere che Walter se ne vada. «Veltroni non si rivolge a me – sottolinea convinto D’Alema ai microfoni di Radiodue – perchè ci conosciamo da anni e lui sa che io sono una persona a volte spigolosa ma diretta e quindi se io ritenessi che lui deve lasciare la carica, lo direi prima di tutto a lui. Se non l’ho detto, non lo penso».

«AFFRONTARE I PROBLEMI» – D’Alema è convinto che nel centrosinistra ci siano dei problemi ma non pensa che sia venuto il momento di una resa dei conti. Piuttosto, ha detto, «penso che è ora di affrontare i problemi seri, non esorcizzandoli dando la colpa a oscuri complotti che è una risposta semplicistica».

Dalla Ue meno vincoli alle banche

 Sul tavolo del vertice europeo che si riunirà a Bruxelles l’11 e 12 dicembre prossimi non ci sarà soltanto il rilancio dell’economia europea da 200 miliardi di euro presentato la settimana scorsa dalla Commissione Barroso. La novità più significativa è che ci sarà quasi certamente anche un nuovo codice Ue, più flessibile, per l’erogazione degli aiuti al settore bancario in difficoltà. La riunione del Consiglio Ecofin dei ministri delle Finanze dei 27, ha dunque tracciato delle linee guida per “una distinzione – come ha detto il ministro dell’Economia francese, Christine Lagarde, presidente di turno della Ue – tra banche in difficoltà e banche fondamentalmente sane”. Vi è stato un ragionevole grado di consenso nelle discussioni, “non un consenso totale, ma piuttosto buono”. Il punto principale della discussione è stato il piano da 200 miliardi di euro proposto alla Commissione Europea. Una discussione che ha portato a una sorta di “annacquatura” del piano di Bruxelles, in modo da renderlo più vago e meno impegnativo, il tutto con uno stop alla riduzione dell’Iva. Il piano arriverà poi sul tavolo dei leader Ue al Consiglio Europeo della prossima settimana.

Napolitano: Il mezzogiorno faccia autocritica

 Ancora una volta nella sua città, Napoli. E ancora una volta lancia messaggi. Se il Mezzogiorno non fa una ”autocritica e un’autoriflessione” sulla amministrazione della cosa pubblica, non puo’ fare sentire la sua voce rispetto a scelte politiche che lo penalizzano, neanche ”sulle interpretazioni piu’ perverse del federalismo fiscale”, ha detto il presidente della Repubblica alla Fondazione Mezzogiorno-Europa

”Non voglio aggiungere nulla – ha detto Napolitano, in un breve intervento a braccio – a cio’ che ho detto pubblicamente. Sono persuaso che se oggi non si da’ il senso di una forte capacita’ di autocritica e di autoriflessione nel Mezzogiorno, poi la partita per fare passare politiche corrispondenti alle esigenze del Mezzogiorno stesso, diventa enormemente difficile. Si possono denunciare rischi, paventare esiti infausti, ma se ci si sottrae a un esercizio di responsabilita’ per quello che riguarda l’amministrazione della cosa pubblica nel Mezzogiorno, non si hanno titoli per resistere anche a interpretazioni le piu’ perverse del federalismo fiscale”.