Di Pietro (IdV): Non c’è figlio che tenga, magistrati vadano avanti

“Le intercettazioni sono un strumento necessario e chi, come me, non ha nulla da temere” può liberamente dire “i magistrati vadano avanti”. Lo ha dichiarato il leader dell’Italia dei Valori, Antonio Di Pietro, commentando la pubblicazione di alcune intercettazioni che indirettamente chiamerebbero in causa lui e suo figlio Cristiano a proposito delle inchieste napoletane.

“Non c’è figlio che tenga – dice a chiare lettere il leader dell’Idv – E siccome non ho nulla da temere, non ho niente da nascondere e quindi posso dire solo ‘buon lavoro ai magistrati’. Non so se questo telefilm, che non ha né capo né coda, sia stato fatto uscire oggi ad arte. Ma cosa importa? Non mi unirò, come in molti speravano, alla politica paludata che se la prende con i magistrati e chiede la riforma delle intercettazioni. Anzi dico: benvengano le intercettazioni e la pubblicazione sui giornali quando non sono coperte dal segreto di istruttoria”.

“L’informazione – prosegue Di Pietro – faccia il suo dovere e informi tutti su tutto. I magistrati facciano il loro dovere e indaghino su tutto”.

Regione Sardegna: Renato Soru si è dimesso

 La Sardegna si prepara ad andare alle urne in anticipo di sei mesi rispetto alla naturale scadenza della XIII legislatura apertasi nel 2004. Il presidente della Regione Renato Soru ha infatti confermato le proprie dimissioni nel lungo dibattito in Consiglio regionale incentrato sulla crisi aperta lo scorso 25 novembre. Per lo scioglimento dell’Assemblea legislativa sarda si dovrà comunque attendere la scadenza dei 30 giorni (il prossimo 25 dicembre) e poi sarà il vicepresidente Carlo Mannoni (attuale assessore dei Lavori Pubblici) a traghettare l’esecutivo alle elezioni di febbraio, data più probaibile 15-16.

«Ho sperato fino all’ultimo – ha detto il Governatore – che ci fosse un segnale positivo da parte di tutti sulla possibilità di andare avanti, utilizzando proficuamente, nell’interesse dei sardi, anche questi pochi mesi che mancano per la scadenza normale. Si poteva concludere un passo importantissimo nell’azione di tutela del territorio che abbiamo portato avanti in questi anni- ha aggiunto, con riferimento alla richiesta di approvare subito la nuova legge urbanistica -. Così non è stato ma questa notte dormirò sereno e domani consegno le chiavi della Regione. Una Regione senza scheletri nell’armadio, senza una tv in ogni stanza ma con più computer. Insomma una regione più moderna, con regole certe e un bilancio risanato». Ridando la parola agli elettori, Soru è il primo presidente in 60 anni di Autonomia della Sardegna che chiude la legislatura anticipatamente.

Epifani (CGIL): Sulla crisi, un tavolo fra Governo e parti sociali a gennaio

 Aprire subito, a gennaio, un tavolo di confronto con le parti sociali per affrontare la crisi. E’ il messaggio che il segretario generale della Cgil Guglielmo Epifani invia al governo parlando al direttivo dell’organizzazione alla quale ha proposto un calendario di iniziative per sostenere le richieste della Cgil e proseguire la mobilitazione che culminerà con una manifestazione a Roma per la fine di marzo. ‘’E’ necessario avviare un tavolo sulla crisi’’, precisa Epifani, perché in questa fase e con l’avvio del nuovo anno (quando fra gennaio ed aprile si manifesterà il picco negativo della crisi economica) bisognerà concentrarsi sulle modalità con le quali affrontare gli effetti di questa situazione. ‘’Serve il contributo di tutti ed è necessario prima confrontarsi, poi tocca naturalmente al governo decidere – ha sottolineato Epifani – Fare il contrario, come è accaduto con la riforma della scuola, determina solo confusione e incertezze. Deve essere chiaro però che il tavolo di confronto, richiesto anche recentemente dalla Confindustria, non può riguardare solo le conseguenze della crisi, e cioè la gestione degli ammortizzatori sociali, ma deve partire dalle scelte di politica macroeconomica e industriale’’.

Berlusconi: Il mio ottimismo nasce dalla realtà delle cose

 “In questi primi mesi di governo abbiamo lavorato bene e a fondo per mantenere gli impegni elettorali, per iniziare a risolvere le pesanti eredità del passato, per affrontare le emergenze vecchie e nuove. Di fronte alla crisi globale siamo stati i primi al mondo, il 10 ottobre 2008, a garantire che nessuna banca sarebbe fallita e che nessun risparmiatore avrebbe perso un solo euro dei suoi depositi.

Ancora per primo il governo è intervenuto per un totale di 80 miliardi di eruo, a sostegno dei più deboli, delle famiglie e delle imprese, investendo sul futuro del Paese: il capitale umano e le infrastrutture. Guardiamo la realtà senza farci influenzare dagli allarmismi, a volte interessati: gli italiani possono mantenere le abitudini di vita di sempre, ciascuno secondo i propri mezzi.

PD: Da Berlusconi una deriva di onnipotenza

 Un nuovo deliro di onnipotenza. Tutto va bene, tutto è migliore di prima. Abbiamo fatto questo, fatto quest’altro e continuiamo a promettere di fare altro ancora. Insomma il solito Berlusconi che davanti le telecamere ed evitando ogni confronto possibile, dà il resoconto di fine anno di quanto sia stato bravo e di quanto lo sarà anche il prossimo anno. Un copione sbagliato, trito che ormai non incanta più nessuno ma che evidenzia gli ultimi colpi a salve del declino del berlusconismo.

Nei 46 minuti del suo discorso, Berlusconi ha elencato tutte le manovre compiute e poi promesso nuove riforme come quella della giustizia, alla ripresa dei lavori parlamentari e con il prossimo Cdm, più la riforma degli ammortizzatori sociali. Ma non solo. Il ritorno al nucleare e il riavvio delle grandi opere. E soprattutto ottimismo, tanto ottimismo, come la cura per risolvere ogni male. Del resto, la colpa della crisi a suo giudizio è dell’opposizione e dei giornalisti perché sono troppo pessimisti.

Il colpo di scena questa volta è la promessa della riforma dell’interno ordinamento e il passaggio al presidenzialismo. Peccato che solo l’indomani della dichiarazione choc è arrivata subito la prima smentita da parte della Lega che con Bossi prima e Calderoli poi hanno bocciato le proposte del premier. “Il presidenzialismo? E’ un’idea che ha sempre avuto Berlusconi. Noi non abbiamo mai pensato al presidenzialismo”. Così il ministro per le Rforme che ha aggiunto “ora pensiamo al federalismo poi vediamo…”. “Presidenzialismo? Io con ‘ismo’ conosco solo il federalismo”, ha chiosato invece con una battuta il ministro della Semplificazione normativa.

Conferenza di fine anno per il Presidente del Consiglio Berlusconi

 Conferenza stampa di fine anno del premier Silvio Berlusconi, che torna a chiedere un giro di vite sulle intercettazioni, ribadisce che non si siederà al tavolo con il Pd e annuncia la riforma della giustizia a gennaio. Quasi due ore di conferenza stampa per parlare anche della crisi («c’è troppo pessimismo», ribadisce il premier) annunciare la costruzione di nuove centrali nucleari e dichiararsi favorevole a una riforma presidenzialista entro questa legislatura.

Tasse ed evasione. «Tutto ciò che recupereremo nella lotta all’evasionefiscale sarà utilizzato per abbattere le tasse», ha poi detto il presidente del Consiglio, sottolineando come ancora «tanti italiani troppo furbi sottraggono al fisco almeno il 20,25 per cento del pil facendo in modo che chi le paga, paga di più».

Troppo pessimismo. «Purtroppo il clima negativo, la canzone della crisi che da giorni emerge dai giornali e dalla tv, che mette paura ad ascoltarla, ha portato a ridurre i consumi anche per quelle categorie di lavoratori, come i dipendenti pubblici, che hanno aumentato il loro potere d’acquisto» e che non rischiano certo il posto di lavoro, ha poi sottolineato il presidente del Consiglio, ribadendo che la soluzione della crisi sta nella ripresa dei consumi. Berlusconi fa riferimento al fatto che il contratto degli impiegati pubblici è stato rinnovato con un aumento maggiore di quento non sia il tasso di inflazione. Per questo, sottolinea gli statali «hanno quest’anno proporzionalmente più risorse da spendere rispetto all’anno passato». Senza contare, aggiunge, i risparmi dovuto al calo delle tariffe per la riduzione del costo del petrolio.