Fini:”Odioso fare il collegamento tra crimine e stranieri”

 Il presidente di Montecitorio usa parole chiarissime sugli stranieri. “Odioso fare il collegamento tra crimine e stranieri” dice Gianfranco Fini durante la presentazione del Rapporto Cnel (Consiglio nazionale dell’ economia e del lavoro) sull’ integrazione degli immigrati in Italia, nel giorno in cui il Cdm vara il Dl antistupri. Per Fini “l’ interesse dei lavoratori immigrati è comune a quello degli italiani”. Il leader di Montecitorio sottolinea che “appaiono decisive misure come l’ estensione e il potenziamento degli ammortizzatori sociali insieme ai processi di formazione e inserimento al lavoro. Un fattore che potrebbe ostacolare i processi di integrazione e fornire ulteriore alimento all’ intolleranza è l’ allarme sociale che cresce di pari passo con i casi di criminalità che purtroppo riempiono le cronache”.

L’ idea di Franceschini: la presidenza del Pd a Ciampi

 Una delle prime cose che Dario Franceschini ha fatto arrivando nel suo ufficio è stata calcolare quanti giorni ha per giocarsi la sua partita fino alle elezioni Europee e amministrative. Cento giorni, per fare una cura da cavallo ad un partito ammaccato. E allora ferie precettate per tutti i dipendenti del Pd con i quali ha fatto un brindisi di buon lavoro. Un lavoro durissimo a cominciare dalla preparazione dell’ assetto da combattimento, della squadra con cui scendere in campo in questi 100 pericolosi giorni. Nel quartier generale sono tutti abbottonatissimi, i nomi e gli organigrammi si sapranno solo tra sabato e domenica prossimi. Tuttavia qualcosa filtra: poche certezze, ma molte idee. La più eclatante è quella di chiedere a Carlo Azeglio Ciampi di fare il presidente del Pd, carica lasciata vacante da Romano Prodi. Ovviamente sarebbe un grande biglietto da visita del nuovo corso che Dario vuole dare ai Democratici. Quasi una richiesta d’ aiuto a un personaggio che è entrato a pieno titolo nel pantheon del Pd.

Vertice a Roma: l’ Italia nucleare riparte da Parigi

 Accordo Enel – Edf: sviluppo congiunto in Francia, poi nuove centrali anche da noi. La legge delega ancora langue al Senato, così come la difficile scelta sui siti adatti ad ospitarle. Il doppio accordo firmato ieri a Villa Madama è il primo passo concreto per il ritorno del nucleare in Italia. Un’ intesa di massima, firmata da Silvio Berlusconi e Nicolas Sarkozy, prevede un’ ampia collaborazione fra i governi, dalla realizzazione degli impianti allo smaltimento delle scorie. Il secondo accordo è invece quello che concretamente apre la strada alla costruzione di almeno quattro centrali di terza generazione Epr entro dieci anni. Firmato dai numeri uno dell’ Enel Fulvio Conti e di Edf Pierre Gadonnaix, prevede la nascita di un consorzio a maggioranza italiana aperto ai grandi produttori e consumatori di energia.

Vertice Berlusconi – Sarkozy: l’ energia il piatto forte dell’ incontro italo-francese

 Ieri il premier Silvio Berlusconi e l’ inquilino dell’ Eliseo Nicolas Sarkozy hanno firmato l’ importante accordo di cooperazione sull’ energia nucleare preannunciato dal ministro dello Sviluppo economico Claudio Scajola. In primo piano ci saranno però anche i trasporti e il comune interesse di facilitare le comunicazioni transfrontaliere; la crisi finanziaria e l’ economia reale con il nodo del settore auto; le principali tematiche dell’ attualità internazionale: dal Medio Oriente alla sicurezza europea. Il principale accordo riguarderà tutti gli aspetti del nucleare: dalla collaborazione in sede europea ai temi della sicurezza, dalla cooperazione tecnologica alla formazione dei tecnici, dallo smantellamento degli impianti alla collaborazione industriale in Paesi terzi.

Voglia di ricucitura tra istituzioni e gerarchie vaticane

 C’ è una gran voglia di ricucire, fra i vertici dello Stato. Il tentativo di ridimensionare le tensioni istituzionali sul caso di Eluana Englaro ieri è diventato esplicito: fra Giorgio Napolitano e Silvio Berlusconi; e fra il Quirinale e la Santa Sede. È emersa una volontà comune di diplomatizzare lo strappo consumatosi con la morte della donna in coma da diciassette anni. Il primo segnale è arrivato martedì, nel colloquio al Quirinale fra il presidente della Repubblica ed il premier, accompagnato dal sottosegretario a palazzo Chigi, Gianni Letta. La nomina di Paolo Grossi come giudice costituzionale ha rappresentato un primo gesto di concordia ritrovata. Ma non solo con Berlusconi. La scelta di Grossi, stimato anche in Vaticano, viene letta come un indizio di tregua: sebbene preparata da tempo. E ieri è arrivato il secondo passo, in una cornice che favoriva e quasi obbligava alla concordia: la cerimonia per l’ 80˚ dei Patti lateranensi. Poteva rivelarsi un’ occasione di imbarazzo; invece, è servita a ridurre le distanze e limitare i malintesi.

Alleanza per le amministrative: Pdl e Lega tendono la mano all’ Udc

 Appello a Casini: “Torni con noi. Non c’ è spazio per un terzo polo”. Pdl e Lega fanno a gara nel tendere la mano all’ Udc in vista delle amministrative. Il leghista Roberto Calderoli ha annunciato la volontà di aprire un confronto con i centristi sul ddl per il federalismo fiscale. In un’ intervista al Mattino, il capogruppo del Pdl alla Camera Fabrizio Cicchitto va anche più avanti, rispondendo al ministro del Carroccio.
“Personalmente – dice Cicchitto – mi spingerei anche oltre con una proposta di alleanza per le amministrative e di confronto su temi quali la giustizia. L’ Udc, infatti – conclude – ha avuto finora un modo di fare opposizione molto diverso dal Pd che va a rimorchio di Di Pietro”. Anche il ministro per le Politiche europee Andrea Ronchi, intervistato da Repubblica a proposito del convegno dell’ Udc svoltosi a Todi nel fine settimana, intensifica il pressing sui centristi.

La grande crisi. Verso il G20

 Ristabilire la fiducia dei cittadini e dei mercati attraverso segnali forti e misure concrete, senza cadere nella trappola del protezionismo: questi gli obiettivi politici che il premier Silvio Berlusconi e il ministro dell’ Economia Giulio Tremonti sosterranno a Berlino nel vertice dei principali Paesi europei dedicato alla crisi in vista del G20 di Londra. “Contro la crisi serve un approccio coordinato, l’ Italia è solida» dice Berlusconi. In un’ intervista al quotidiano tedesco Bild, Berlusconi ha affermato che per l’ Italia sarà più facile uscire dalla crisi, grazie alla “propensione degli italiani al risparmio”. “Abbiamo un elevato debito pubblico, ma un debito privato più basso di quello di altri Paesi del G8 – ha spiegato il premier.

Questa, oltre alla solidità del nostro sistema bancario, è una delle ragioni per le quali il Fondo monetario internazionale prevede per noi un’ uscita dalla crisi più facile rispetto ad altri Paesi”. Per il premier “un approccio coordinato alla crisi è la chiave della ripresa”. “A una sfida globale vanno date risposte globali. Ecco perché ci stiamo muovendo in modo sinergico e perché nessuno può pensare di attaccarsi alla ruota dell’ altro. Ciascuno deve fare la sua parte”.

Il primo giorno da leader del nuovo segretario del Pd

 Dario Franceschini giura sulla Carta e attacca Berlusconi, che ribatte alle accuse e ribadisce l’ assoluta fedeltà alla Costituzione. “Il presidente del Consiglio ha in mente un paese in cui il potere viene sempre più tacitamente concentrato nelle mani di una sola persona. Questo è contro la Costituzione su cui il presidente del Consiglio ha giurato fedeltà” ha detto il neo segretario del Pd che si è recato davanti al Castello estense, luogo in cui furono trucidati 13 cittadini innocenti dalle squadre fasciste. Un gesto simbolico nel primo giorno da leader del Pd, accompagnato dal padre, ex partigiano, sulla cui vecchia copia della Costituzione ha giurato fedeltà alla Carta. “Non è il momento della delusione – aggiunge Franceschini – dell’ astensionismo o del disimpegno, ma è il momento in cui tutti gli italiani che credono nei valori condivisi che hanno fatto nascere la Costituzione, dall’ antifascismo alla resistenza, in modo pacifico e democratico comincino una lunga battaglia per difendere la democrazia italiana”.

Tagli al Quirinale. secondo anno consecutivo di “risparmi”

 Diminuzione delle uscite per beni e servizi, ma anche riduzione complessiva delle retribuzioni del personale. Questo il programma. Nel 2009, il Quirinale costerà allo stato italiano circa sei milioni (6.133.000 euro) in meno rispetto al 2008. È il dato principale della Nota illustrativa del bilancio di previsione dell’ amministrazione della Presidenza della Repubblica per il 2009 presentata ieri dal Segretario Generale della Presidenza della Repubblica, Donato Marra. L’ unico comparto che registra un incremento della spesa è quello pensionistico, con un aumento pari al 2,59 per cento, dovuto ai pensionamenti previsti per il 2009: conseguenza obbligata della normativa, comune agli organi costituzionali, che pone gli oneri pensionistici a carico dei rispettivi bilanci.