Scontri Tremonti-Berlusconi

di Mariella Commenta

Gli incontri tra Berlusconi e Tremonti non sono proprio tranquilli, anche se entrambi cercano di salvare le apparenze.
Berlusconi chiarisce: ”Non possiamo rinunciare a Tremonti, tanto vale dunque andarci d’accordo”. Non è dello stesso parere il ministro Galan, che sottolinea: ”Quello pensa di essere al centro dell’universo; non sa cosa sia la collegialità”. Ma Berlusconi è convinto di quanto dice e propone un minivertice con Tremonti e Bossi per discutere dei tagli ai ministeri. Nel corso dell’incontro Berlusconi decide la promozione di Romani, titolare dello Sviluppo, a collettore delle misure sulla crescita che verranno inglobate nell’apposito decreto.

Il decreto verrà approvato dopo il 20 ottobre, perché Tremonti e Berlusconi hanno molti impegni. Romani lancia l’idea di puntare su tre quattro obiettivi: energia, infrastrutture, internazionalizzazione delle imprese, telecomunicazioni. Ma dovrà parlarne con i ministri interessati e successivamente con Tremonti. Il guaio è che le risorse mancano e non si sa dove trovarle. Cicchitto, capogruppo alla Camera, suggerisce misure di finanza straordinaria tipo mini-patrimoniale, vendite di beni al sole, riforma delle pensioni, ma soprattutto condono fiscale e anche edilizio.
Bossi consiglia di vendere l’oro di Bankitalia: ”Dentro i caveau c’è ancora pieno di lingotti” continua a insistere ripetere da giorni. E intanto insiste anche ”per nominare Grilli governatore, altrimenti c’è il pericolo che lasci l’Italia”. Secondo Bossi Berlusconi ha troppe esitazioni. Berlusconi promette di provvedere entro il 1 novembre, ma in realtà non sa cosa fare e come agire. Dal canto suo il leader della Lega è scettico sulla durata della legislatura ed è sempre più convinto che arrivare al 2013 è obiettivamente complicato, ma insiste: ”Prima si fa la legge elettorale nuova e poi magari si va alle urne”.
Nel Pdl c’è agitazione, Scajola sostiene che bisogna mettere insieme le forze migliori del Paese e Pisanu ipotizza formule di unità nazionale proprio nel giorno in cui Napolitano commemora Pella e il suo governo di tregua, ”utile al Paese”. Berlusconi non reagisce, rimane indifferente. La sua opinione è sempre la stessa: ”Un nuovo governo? Mi fanno ridere, arriva un altro al posto mio ma poi cosa fa?”. E Prodi di rimando: ”Qualunque altro governo sarebbe meglio di quello attuale…”.

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