Immigrati, la Regione Lombardia chiede di gestire i flussi. Formigoni e Boscagli: “Diciamo sì a chi desidera integrarsi”

di Mariella Commenta

 “Quello che emerge dalle rilevazioni fatte dall’ Osservatorio regionale sulla multietnicità in Lombardia è un quadro che suggerisce una volontà diffusa, da parte delle comunità immigrate, di restare nella nostra regione, di vivere, costruirsi una famiglia e lavorare sul nostro territorio”. Lo ha affermato il presidente di Regione Lombardia, Roberto Formigoni, intervenendo al convegno nazionale dell’ Osservatorio regionale per l’ integrazione e la Multi etnicità (Orim), organizzato per presentare il “Rapporto 2009”, e celebrare i dieci anni di attività e impegno nella conoscenza della realtà migratoria in Lombardia e nella diffusione di una cultura dell’ integrazione.

Al luglio 2009 gli immigrati, regolari e non, in Lombardia erano oltre 1.170.000, un quarto di tutti quelli presenti in Italia. Negli ultimi nove anni il loro numero è quasi triplicato: erano infatti meno di 420.000 nel 2001 (1º Rapporto Orim). Anche per quanto riguarda gli iscritti all’ anagrafe in Lombardia, il loro numero è più che triplicato, passando dalle 292.000 unità del 2001 alle 932.000 del 2009. Inoltre gli immigrati che si dichiarano occupati (senza considerare la regolarità o meno del contratto di lavoro) sono il 71,5%. E un quarto, 151.937, di tutti gli alunni presenti nel nostro paese va a scuola nella nostra regione. L’ immagine più rappresentativa dell’ immigrato lombardo è dunque quella di gente che desidera e chiede di integrarsi.

“La via che Regione Lombardia sta sperimentando per realizzare ciò – ha precisato l’ assessore alla Famiglia e Solidarietà sociale Giulio Boscagli – è quella dell’ accoglienza nella legalità. Per Regione Lombardia integrazione significa: mettere in campo strumenti e iniziative che aiutino gli stranieri a imparare la lingua del Paese d’ accoglienza, a incontrare le nuove tradizioni e culture, a conoscere e rispettare le regole, e allo stesso tempo realizzare interventi mirati per rispondere alle prime necessità dalla ricerca di una casa ad una sistemazione lavorativa, fino ad arrivare al ricongiungimento familiare”/strong>”.

“Il nostro modello di integrazione prevede naturalmente – ha precisato Formigoni – anche il coinvolgimento di tutti soggetti presenti sul nostro territorio, secondo il metodo della sussidiarietà. Penso a questo proposito all’ iniziativa denominata Arcipelago Mazzini, finanziata da Regione Lombardia. Si tratta di un progetto di coesione sociale che da più di 3 anni promuove interventi integrati a favore delle famiglie, italiane e straniere, nell’ area Mazzini – Corvetto di Milano, grazie a un lavoro in rete da parte di 16 organizzazioni radicate nel territorio.

E ad iniziative di mediazione linguistico – culturale, di orientamento al lavoro e di formazione rivolte a gruppi immigrati. È il caso ad esempio di un’ associazione composta da donne immigrate (Associazione Mosaico Interculturale di Vedano al Lambro), a cui abbiamo deciso di assegnare una benemerenza speciale proprio per premiare un impegno decennale al servizio di una corretta cultura dell’ immigrazione, a beneficio della coesione sociale dei territori”.

L’ assessore Boscagli ha poi ricordato il ruolo fondamentale svolto dall’ Osservatorio regionale nell’individuare gli ambiti e le tematiche dove è più pressante la domanda di politiche di integrazione. “L’ approccio interdisciplinare adottato per le analisi e la collaborazione con gli Osservatori provinciali ha permesso e permette infatti – ha detto – di costruire un quadro completo ed esaustivo delle molteplici tematiche che interessano questo complesso e articolato fenomeno”.

Il presidente Formigoni ha concluso notando che “per gestire al meglio la situazione migratoria sarebbe necessario superare la gestione centralizzata dei flussi e condividerla con le Regioni, come la Lombardia chiede da tempo. Potendo stabilire l’ entità dei flussi, sapremmo, infatti, quantificarli meglio in relazione sia alle reali necessità di lavoro sia alle nostre capacità di accoglienza“.

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