Estero. Obama all’ Onu per la prima volta: “Insieme per la pace”. La Casa Bianca ad una svolta

di Mariella Commenta

Nel suo primo discorso alle Nazioni Unite, il presidente americano Barack Obama ha battezzato una “nuova era” per la comunità internazionale, con una vera e propria svolta rispetto all’ unilateralismo di George W. Bush.

“La democrazia non può essere imposta a una nazione dall’ esterno” ha detto a chiare lettere Obama nel suo intervento all’ apertura della 64esima Assemblea Generale, “la speranza e il cambiamento sono possibili”. Il presidente americano ha presentato al mondo i “quattro pilastri” della politica americana: “Disarmo, pace, clima ed economia”.

E ha lanciato un appello per una nuova era di impegno: “Coloro che criticavano l’ America perché agiva da sola sul piano internazionale – ha fatto notare – non possono ora tirarsi indietro e aspettarsi che sia l’ America a risolvere da sola i problemi del mondo”.

Problemi che Obama ha elencato: “Estremisti che stanno cercando di seminare il terrore, conflitti che si protraggono all’ infinito, genocidi e atrocità di massa, sempre più nazioni con armi nucleari, calotte polari che si sciolgono, persistente povertà e malattie pandemiche”. Il presidente Usa ha parlato di una direzione nuova, della necessità di un impegno comune per il reciproco rispetto.

Ha toccato le questioni del disarmo e della pace, la crisi economica, il clima e il Medio Oriente. “Sono consapevole dell’ aspettativa che circonda il mio incarico – ha dichiarato – ma so che non ha radici in quello che io rappresento, quanto nel fatto che il mondo è scontento dello stato attuale delle cose e vuole cambiare. L’ America è pronta a guidare questo cambiamento”.

Un altro intervento, oltre a quello di Obama, ha dominato la prima mattinata di lavori dell’ Assemblea: il leader libico Muammar Gheddafi, salito sul palco subito dopo il presidente Usa, si è congratulato con Obama.

“È un figlio dell’ Africa e un raggio di luce nel buio – ha sostenuto Gheddafi – Nessuno potrà dire cosa sarà l’ America dopo Obama, saremmo contenti se fosse presidente per tutta la vita”.

Quest’ anno la presidenza di turno dell’ Assemblea spetta alla Libia. Gheddafi si è presentato con una tunica color tabacco, una spilla con la sagoma dell’ Africa sul petto e un cappello scuro. Ha attaccato il Consiglio di Sicurezza che dovrebbe essere chiamato Consiglio del terrore perché non può esistere un Consiglio di Sicurezza con nazioni che hanno armi nucleari. Questo è terrorismo vero e proprio.

“Non possiamo accettare nessuna risoluzione presa da un consiglio composto con i criteri attuali” ha detto, in riferimento al dominio esercitato sul Consiglio di Sicurezza dai suoi cinque membri permanenti (Cina, Stati Uniti, Francia, Regno Unito e Russia) e al loro diritto di veto. Quest’ ultimo, a detta di Gheddafi, è “contrario alla Carta dell’ Onu, la stessa esistenza di membri permanenti è contraria alla Carta”.

La ricetta della Guida della Rivoluzione è semplice: stop al potere di veto, no a nuovi membri permanenti e un consiglio allargato alle unioni degli Stati, dall’ Unione europea a quella africana, dalla Federazione russa ai Non allineati. Lunghissima la lista dei bersagli del colonnello. A partire dalle potenze occidentali che avrebbero inventato in laboratorio l’ influenza a scopi militari oppure per fare guadagnare le società farmaceutiche.

Le grandi potenze del resto, nella sua lettura, sono responsabili dei numerosi conflitti che si sono susseguiti dal 1945 soltanto per la difesa degli interessi di pochi. “L’ uso del potere militare, ha fatto notare Gheddafi, è contrario allo spirito delle Nazioni Unite ma, dalla loro fondazione, ci sono state 65 guerre senza che ci fosse un’ azione collettiva dell’ Onu per prevenirle”. Il leader ha anche tentato di strappare il libretto della Carta dell’ Onu.

Gheddafi ha trovato il modo per ringraziare l’ Italia dei risarcimenti sul passato coloniale, ma anche per difendere i talebani: “Se vogliono fare uno Stato religioso come il Vaticano va bene. Il Vaticano costituisce un pericolo per noi? No. E se i talebani vogliono creare un emirato islamico sono nemici?”.

Mentre Gheddafi parlava, fuori dal palazzo di Vetro protestavano decine di familiari delle vittime dell’ attentato aereo di Lockerbie, in Scozia, dove morirono 270 persone, tra cui molti americani.

Berlusconi ha concentrato invece il suo intervento sulla recessione economica. Nel secolo scorso la comunità internazionale ha fronteggiato crisi anche più tragiche di quella attuale. La storia dimostra che nessuna crisi è insuperabile. Ma bisogna essere positivi, determinati e, soprattutto, uniti. Dobbiamo rimboccarci le maniche tutti insieme.

“Questo è il messaggio fondamentale che viene dall’ Aquila – ha proseguito Berlusconi – soltanto attraverso un impegno e un’ azione comuni potremo restaurare la fiducia dei cittadini che è indispensabile per una ripresa dei consumi e degli investimenti e riusciremo così a superare una crisi che ha nel fattore psicologico, nella paura, un fattore determinante”.

Poi il plauso alle parole di Obama che ha “parlato con il cuore, con grande slancio ideale e ha richiamato tutti noi responsabilità per il futuro del mondo e un suo vero cambiamento: ha espresso sentimenti, traguardi speranze che io condivido e che anche io intendevo proporvi”.

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